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A.C.S. - Aiuto alla Chiesa che Soffre - Segretariato Italiano |
La libertà
religiosa nel mondo |
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Nota previa "In effetti, come spesso ho avuto occasione di dichiarare, la libertà religiosa costituisce il cuore stesso dei diritti umani. Nel professare la sua religione la persona esprime le sue aspirazioni più profonde e sviluppa ciò che in lui è più intimo: la sua interiorità, il santuario dellessere che nessuno può infrangere. Così è indispensabile che ciascuno possa seguire la sua coscienza in ogni circostanza e che nessuno lo costringa ad agire contro di lei. Daltra parte, il diritto alla libertà religiosa, oggi riconosciuto dalla maggioranza degli Stati, 'include quello di manifestare il proprio credo, da soli o con altri, in pubblico o in privato'". Giovanni
Paolo II
L'immensa schiera dei martiri del XX secolo, così efficacemente descritta dal cardinale Angelo Sodano a Fatima il 13 maggio 2000 come "l'interminabile Via Crucis guidata dai Papi del ventesimo secolo", ha scosso le coscienze non solo dei credenti, ma anche degli "uomini di buona volontà". Il titolo e il contenuto dell'articolo di fondo apparso sul "Corriere della Sera" del 14 maggio 2000 a firma del professor Ernesto Galli Della Loggia, Un secolo contro Dio, esprime bene e sinteticamente il giudizio complessivo sul secolo che si è appena concluso. Il rispetto del diritto alla libertà religiosa, anche grazie al Magistero sul tema di Giovanni Paolo II, va acquisendo nella coscienza dell'opinione pubblica il valore del parametro principale di giudizio circa il rispetto dei diritti umani garantiti dalle numerose dichiarazioni nel tempo sottoscritte dai governi o emanate da organismi internazionali. Il Rapporto che l'"Aiuto alla Chiesa che Soffre" mette a disposizione del pubblico vuole fornire un quadro generale del problema abbracciando nel suo esame praticamente tutti i Paesi del mondo. Il criterio seguito non è quello "confessionale". Infatti è in gioco un diritto naturale che precede la confessione religiosa. Il diritto cioè alla ricerca della verità, che nella sua concretezza si estrinseca attraverso tre condizioni: libertà di conversione, cioè di libera scelta della verità a cui in coscienza si ritiene di aderire, libertà di pratica pubblica del culto, libertà di rapporti internazionali con coloro che condividono la stessa fede. Ogni tentativo di separare queste componenti, coartandone qualcuna, produce una lesione alla libertà religiosa nel suo complesso. Un aspetto che riguarda anche Paesi da lungo tempo dotati di istituzioni democratiche mi pare vada evidenziato. La tendenza che mette a rischio la libertà religiosa attraverso l'istituzione di forme di "inquisizione laica". Cioè l'attribuzione impropria a organi di polizia o dello Stato della funzione di definire che cosa o quale sia la forma di religione ammissibile. Il pericolo quindi di un atteggiamento che definisca ogni esperienza religiosa "forte" quale "settaria". Il pericolo di un "relativismo obbligatorio" del quale in alcuni Paesi si avvertono i preoccupanti sintomi. L'"Aiuto alla Chiesa che Soffre", che da 53 anni si preoccupa di sostenere la Chiesa perseguitata o in difficoltà, ritiene che con questo rapporto annuale adempia a uno dei suoi compiti istituzionali. La denuncia pubblica, infatti, delle situazioni di impedimento dell'esercizio della libertà religiosa dà coraggio alle vittime e intimorisce gli aguzzini. Roma, maggio 2000 Attilio
Tamburrini |
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