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A.C.S. - Aiuto alla Chiesa che Soffre - Segretariato Italiano |
La libertà
religiosa nel mondo |
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Algeria POPOLAZIONE:
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Dichiarato dalla Costituzione religione di Stato, lislam è lunica confessione praticabile senza limiti giuridici. Eppure la Costituzione del 1996 e la legge del 1997 sui partiti politici vietano la formazione di partiti su base religiosa, linguistica, razziale o regionale. Le comunità cristiane ed ebraiche, concentrate per motivi di sicurezza nelle città di Algeri, Costantina e Orano, oltre che nella Cabilia, pur essendo in continua diminuzione numerica (i cattolici sono passati da 68.500 nel 1970 ai 400 attuali, secondo don Gianni Mondino, intervistato da "Avvenire" il 2 settembre 1999; gli ebrei da 3mila a 100 nel medesimo arco di tempo) possono praticare la propria fede senza interferenze da parte del governo. Ma, secondo il rapporto 1999 sulla libertà religiosa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, sono proibite le assemblee pubbliche indette per propagandare religioni diverse dallislam, anche se vi sono chiese cattoliche regolarmente funzionanti. È sottoposta a restrizioni governative limportazione di stampa religiosa non islamica. Anche il sistema educativo risente pesantemente della preferenza accordata alla religione musulmana e non è consentita lesistenza di scuole private. A causa delle possibili implicazioni legali, non avvengono, se non clandestinamente, conversioni dallislam ad altre religioni. Inoltre, le donne, per effetto del diritto di famiglia basato sulla legge coranica, non sono autorizzate a sposare uomini di fede non musulmana. Circa 80mila civili sono morti dal 1993, riferiva lagenzia "Fides" del 31 luglio 1998 (ma il Rapporto statunitense parla di 77mila uccisi in sette anni) a causa delloffensiva lanciata nel 1993 da terroristi islamici contro ebrei, cristiani e politeisti, ma che ha compreso molti musulmani moderati. Secondo lagenzia "Ansa" del 9 febbraio 2000 sono almeno 10mila le persone rapite, e mai ritrovate, in Algeria dai terroristi islamici nel periodo che va dal 1992 allaprile del 1999. La cifra sarebbe stata calcolata grazie ai verbali della polizia e alle denunce delle famiglie. Per porre fine alla guerra civile che insanguina il Paese, il presidente della Repubblica, Abdelaziz Bouteflika, ha proposto e fatto approvare dal Parlamento, con una legge promulgata il 13 luglio 1999, un piano di pacificazione nazionale, che prevedeva lindulto per tutti i militanti islamisti che avessero deposto le armi entro il 13 gennaio. Sancito da un referendum in settembre e tuttavia non accolto dal Gruppo Islamico Armato, laccordo non è dunque stato applicato in alcune regioni dellOvest e nella Cabilia. Alla data dell8 dicembre 1999, afferma "LOsservatore Romano", risultavano 3mila le vittime cadute dopo lentrata in vigore del provvedimento. E, secondo "Il Sole-24ore" del 4 gennaio 2000, lala militare del Fronte islamico di Salvezza ha annunciato la sospensione dellaccordo, motivandolo con un "voltafaccia" del governo, che non ne rispetterebbe i termini. |
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