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all'indice del Rapporto 2000

La libertà religiosa nel mondo
Rapporto 2000


Arabia Saudita

POPOLAZIONE: 20.181.000
SUPERFICIE:
2.248.000 kmq
RELIGIONE:
Musulmani sunniti: 95,5%, Musulmani sciiti: 3,3%
NUMERO CATTOLICI:
641.000


"Stato islamico la cui religione è l’Islam e la costituzione il Santo Libro di Dio e la Sunnah del suo Profeta", il Regno trae la sua autorità, come recita l’art. 7 dello statuto fondamentale del potere, dal Libro di Dio e dalla Sunnah del suo Profeta, ai quali sono o rimangono subordinate tutte le regole dello Stato, che ha l’incarico di tutelare la fede musulmana, di applicare la shari’a, di ordinare il Bene e di vietare il Male, oltre che di diffondere l’islam e assicurare la da’awa, cioè la pratica del proselitismo islamico. L’art. 26, che regola i diritti dell’uomo, li intende applicabili limitatamente all’ambito della shari’a. I cittadini sauditi sono obbligatoriamente musulmani.

La legge saudita proibisce ai non musulmani di riunirsi per motivi legati alla propria fede religiosa. Nel territorio del Regno, secondo l’agenzia "Compass" del 17 gennaio 2000, vi sono almeno sei milioni di immigrati non musulmani ai quali è negato ogni diritto a praticare la propria fede, pur essendovi eccezioni per gruppi numericamente insignificanti. Negli ultimi due anni, almeno 130 immigrati cristiani sono stati messi in prigione, privati del lavoro ed espulsi dal Paese sulla base di accuse di "attività cristiane". Il 6 luglio scorso a Riad, informa "Droits de l’homme sans frontières" del 16 novembre 1999, è accaduto al ventiquattrenne filippino Arsenio Enriquez Jr., cameriere di un ristorante della capitale dal 1993, arrestato dopo una perquisizione domiciliare, in cui è stata trovata una Bibbia. In carcere ha potuto ricevere soltanto la visita di un amico e spedire una lettera alla propria famiglia.

Barbara G. Baker, per l’agenzia "Compass Direct" del 22 dicembre 1999, riferisce dell’arresto di un ingegnere filippino, Edmar Romero, detenuto dal 1° dicembre perché sospettato di svolgere attività cristiane. Durante la perquisizione avvenuta nell’abitazione dell’arrestato è stata sequestrata una bibbia. Le indagini sono partite con il sequestro, avvenuto due mesi prima da parte della muttawa (la polizia religiosa saudita), di un elenco di nominativi durante un’incursione in un luogo di culto clandestino. In quell’occasione, l’8 ottobre, sono stati interrogati 267 fedeli e 13 di loro sono stati arrestati ed espatriati, dopo un’ingiunzione ai loro datori di lavoro affinché li licenziassero. Romero, liberato il 13 gennaio 2000, ha contestualmente perduto il lavoro e gli è stata comunicata l’ingiunzione a lasciare l’Arabia Saudita entro tre settimane dalla scarcerazione. Intanto, dal 7 gennaio 2000, dopo un’irruzione in una casa privata dove erano riuniti un centinaio di cristiani, sono stati detenuti dieci adulti e cinque bambini filippini: i coniugi Art e Sabalista Abreu e i loro figli Kristel, dodicenne, Aaron, di dieci anni e Keilah, di due. Con loro erano stati arrestati anche Dick Mira Velez, Disdado Cadoy, Jun ed Evelyn Vinegas e i loro figli, Paul, di sei anni e John, di quattro, oltre a Rubino Sulit, George e Elen Rivera, e Eminesio Rabea. La loro liberazione è avvenuta in due tempi, come informa l’agenzia "Ansa" del 28 gennaio 2000, nei giorni 19 e 23.

Fonti filippine a Riad hanno rivelato all’agenzia "Compass" (17.1.2000) che i minori sono utilizzati come arma di ricatto dalla polizia religiosa per ottenere informazioni sulla rete di immigrati filippini cristiani e sulle loro attività di culto.

Altrettanto proibita è la religione baha’i, definita dall’Accademia di Diritto Islamico dell’Arabia Saudita "una scissione dell’islam e una guerra contro di esso". Chiunque vi aderisca è considerato kafir, cioè privo di ogni diritto.