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A.C.S. - Aiuto alla Chiesa che Soffre - Segretariato Italiano |
La libertà
religiosa nel mondo |
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Birmania POPOLAZIONE:
44.497.000
Lo Stato della Birmania è retto dal 1962 da una giunta militare che ha imposto un regime fortemente autoritario. In tale contesto socio-politico la libertà religiosa di alcune minoranze subisce rilevanti restrizioni da parte delle autorità. Nonostante alcune dichiarazioni formali della Costituzione sanciscano il principio della libertà religiosa «purché non violi le leggi o il pubblico interesse», nella pratica le autorità governative contrastano sistematicamente gli sforzi del clero buddista a favore della promozione dei diritti umani e della libertà politica. Il Governo promuove ufficialmente il dialogo interreligioso, ma nella pratica è corresponsabile delle violenze e delle discriminazioni subite dalle minoranze religiose, soprattutto cristiane e musulmane. Lazione delle autorità nei confronti del buddismo appare ambivalente. Infatti, da una parte il Governo proibisce qualunque forma di organizzazione religiosa buddista al di fuori di quelle riconosciute e tutelate dallo Stato e opera una repressione dura, a volte feroce, nei confronti del clero che tenta di contrastare il controllo governativo sugli affari religiosi. Dallaltra, per legittimare il proprio potere, il Governo si propone agli occhi della popolazione come il difensore del buddismo, promuovendone lo sviluppo, aiutando finanziariamente gli ordini monastici «riconosciuti», e svolgendo una politica di ostacolo e discriminazione verso le minoranze religiose. Sembra accertato il coinvolgimento di unità militari nella repressione del clero buddista dissidente con episodi gravi di arresti indiscriminati, torture ed esecuzioni sommarie. Per comprendere la politica governativa nei confronti delle confessioni minoritarie si deve tuttavia considerare che, in alcuni casi, tali minoranze religiose si concentrano allinterno di minoranze etniche in lotta contro il governo centrale. Sia i cristiani che i musulmani riferiscono di avere difficoltà nellottenere permessi per costruire edifici di culto o per stampare o importare le traduzioni nelle lingue indigene dei testi sacri: la traduzione della Bibbia e del Corano nelle lingue indigene non può essere importata o stampata legalmente. Alcune organizzazioni delle etnie Karen e Karenni hanno denunciato il rapimento di donne, alcune cristiane, costrette poi a diventare monache buddiste. Nelle aree rurali accade che membri delle minoranze religiose siano costretti a fare donazioni o a prestare gratuitamente la propria opera a favore dei monasteri buddisti. Più gravi si rivelano gli episodi di saccheggio o distruzione di chiese e moschee verificatisi in diversi luoghi del Paese e alle quali hanno partecipato membri delle forze di sicurezza governative. Queste stesse sono attive nel tentativo di forzare i membri cristiani della minoranza etnica Chin ad abbandonare la propria religione. Per combattere il proselitismo tra i Chin le forze di sicurezza hanno spesso fatto ricorso a mezzi violenti, come larresto, la detenzione e le violenze fisiche nei confronti del clero cristiano. La popolazione Chin cristiana subisce discriminazioni di vario genere: conversioni forzate, separazione dei figli di cristiani dalle loro famiglie di origine, obbligo di assistere a predicazioni buddiste, ecc. Lattività di missionari stranieri è consentita solo in minima parte dalla metà degli anni 60, quando il Governo espulse quasi tutti i missionari stranieri e nazionalizzò scuole e ospedali (fino a quel momento gestiti soprattutto da organizzazioni religiose cristiane). Alla situazione di discriminazione sofferta dai cristiani ha fatto cenno la lettera pastorale ripresa da «Église en détresse dans le monde» n. 100 del 1998 della conferenza episcopale della Birmania, che ha richiamato lattenzione sulle «discriminazioni fondate sulla razza, sulla nazionalità, sul sesso, la condizione sociale, la fede ed il colore della pelle». Il rapporto sulla libertà religiosa nel 1999 del Dipartimento di Stato statunitense riferisce che le forze di sicurezza governative operanti nelle aree delle minoranze etniche avrebbero partecipato agli incendi e alla distruzione di moschee e scuole islamiche. La politica di terrore e discriminazione condotta contro i Karen è stata denunciata di recente anche da varie associazioni umanitarie, come Christian Solidarity Worldwide, che ha riportato nel giugno del 1999 testimonianze relative a distruzioni di villaggi, incendi di campi e uccisioni indiscriminate avvenute nel corso di quellanno. |
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