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A.C.S. - Aiuto alla Chiesa che Soffre - Segretariato Italiano |
La libertà
religiosa nel mondo |
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Bosnia ed Erzegovina POPOLAZIONE:
3.675.000
La Costituzione garantisce la libertà di religione, ma, nella pratica, essa è rispettata soltanto nelle aree in cui la religione professata è quella maggioritaria; altrimenti, essa è molto limitata, a causa anche di un assetto sociale violento. Poiché esiste una stretta correlazione tra provenienza etnica e religione professata, è difficile stabilire il confine tra discriminazione etnica e discriminazione religiosa. I tre maggiori gruppi etnici del Paese si identificano con tre religioni diverse: i «bosniaci» sono musulmani; i croati cattolici; i serbi ortodossi. I partiti che fanno riferimento a un preciso gruppo etnico, molto potenti nel paese, si identificano strettamente anche con la religione propria del gruppo. Nelle scuole pubbliche è previsto linsegnamento religioso facoltativo. Generalmente non ci sono corsi di religione per le minoranze religiose. I tre maggiori gruppi religiosi e la comunità ebraica hanno chiesto il riottenimento dei territori confiscati durante il periodo comunista, ma lo Stato non ha ancora varato una normativa che sancisca il diritto delle organizzazioni religiose a riappropriarsi dei loro possedimenti; per ora, la restituzione avviene a discrezione delle autorità municipali o cantonali. Molti edifici appartenenti alle comunità islamiche, serbo ortodosse, cattoliche, sono stati distrutti o comunque danneggiati durante la guerra del 1992-95; la ricostruzione ha spesso incontrato molti ostacoli amministrativi o finanziari. Come si apprende dal rapporto sulla libertà religiosa del Dipartimento di Stato statunitense del 1999, la Repubblica Srpska una delle due entità in cui è diviso lo Stato ha bloccato la ricostruzione di tutte le moschee e di ogni altro edificio islamico nellarea di Banja Luka. Nel giugno del 1999, la Camera per i Diritti Umani unistituzione legale stabilita dagli accordi di Dayton , alla quale la comunità islamica aveva fatto ricorso, ha deciso in favore dei musulmani. In seguito a ciò, il sindaco serbo di Banja Luka, Dordje Umicevic, secondo «Keston News Service» del 14 dicembre 1999, è stato dichiarato decaduto dallalto commissario Wolfgang Petritsch il 29 novembre precedente. Umicevic è anche ritenuto responsabile del mancato ritorno in patria di un consistente numero di cattolici e di musulmani. In varie parti del Paese, sono state sollevate dai loro incarichi, fino allaprile 2000, altre 22 autorità municipali: nove sono serbi, sette musulmani e sei croati. A Sarajevo, riferisce il rapporto sulla libertà religiosa del Dipartimento di Stato statunitense del 1999, le autorità cantonali hanno reperito i fondi necessari alla riparazione della residenza del Metropolita ortodosso; nel cantone bosniaco di Una Sana, le autorità hanno concesso casa e supporto economico ai preti che fossero tornati nellarea per ricostruire un monastero danneggiato durante la guerra. I leader municipali bosniaci di Bosanka Krupa stanno cercando fondi per ricostruire la chiesa cattolica danneggiata. In tutto il Paese, le minoranze religiose sono state soggette a pressioni e intimidazioni da parte delle maggioranze, ma il rapporto statunitense del 1999 afferma che tali pressioni sono molto più forti nella Repubblica Srpska che nel resto della Federazione. I leader musulmani, ortodossi, cattolici, ebrei hanno dichiarato pubblicamente di impegnarsi a costruire una pace durevole. I capi delle quattro comunità sono membri del Consiglio per gli affari interreligiosi di Bosnia ed Erzegovina, che opera con laiuto della Conferenza mondiale sulla religione e la pace. Fra Petar Andjelovich, superiore della provincia francescana in Bosnia-Erzegovina, in unintervista a «Cristianità» del novembre-dicembre 1999, afferma: «i musulmani della Bosnia si sono irrigiditi a causa della guerra, ma, se si staccano dal fondamentalismo musulmano, possono europeizzarsi, sulla base di una tradizione secolare di convivenza. Naturalmente, ci aspettiamo dallEuropa che non permetta la prevaricazione di nessuna maggioranza. Vi devessere luguaglianza di tutti i popoli e di tutti gli uomini in Bosnia. Il problema va risolto a livello di Costituzione, e non con il fucile». |
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