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A.C.S. - Aiuto alla Chiesa che Soffre - Segretariato Italiano |
La libertà
religiosa nel mondo |
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Cina POPOLAZIONE:
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La Costituzione della Repubblica popolare cinese sancisce il principio della libertà religiosa, ma il governo cerca di limitare la pratica religiosa alle organizzazioni riconosciute, di studiare e controllare tutti i gruppi religiosi. Durante il 1998 e la prima metà del 1999, qualche gruppo religioso non registrato ha visto inasprirsi le restrizioni alla propria attività, sebbene il grado di queste sia significativamente variabile da regione a regione, e il numero degli aderenti alle religioni, sia di Chiese registrate sia non registrate, continui a crescere rapidamente. Complessivamente, secondo il rapporto sulla libertà religiosa del governo statunitense del 1999, dagli anni dalla rivoluzione culturale, quando la religione era stata bandita, sembra esserci un rallentamento nella repressione, correlato a un forte sviluppo delle attività religiose. Esistono oltre 180 milioni di aderenti a varie organizzazioni religiose con una grande varietà di credenze e pratiche; la maggior parte professa fedi orientali, ma vi sono milioni di aderenti anche al cristianesimo. Secondo quanto riporta lagenzia «Human Rights Without Frontiers» il 26 gennaio 2000, lintensificazione della repressione religiosa in Cina è stata criticata da parte del deputato statunitense Matt Salmon nel corso della sua visita a Pechino. Gli Stati Uniti intendono proseguire la loro opera di controllo sul rispetto dei diritti umani in Cina in sede Onu. A questo proposito, informa «Fides» del 10 marzo 2000, Mary Robinson, direttrice della commissione Onu per i diritti umani, nel corso di un convegno tenutosi a Pechino dal 1° al 3 marzo 2000 sui diritti umani nellarea Asia-Pacifico, ha dichiarato che «il rispetto dei diritti umani in Cina si è deteriorato negli ultimi due anni [ ] Vi è stato un notevole giro di vite sullespressione religiosa». La legislazione penale prescrive che i funzionari governativi che privano i cittadini della libertà religiosa possano, in casi gravi, essere condannati fino a due anni di prigione; nonostante ciò il documento del Dipartimento di Stato americano sulla libertà religiosa del 1999 sottolinea che non sono noti casi di persone punite secondo questa legge. LUfficio per gli affari religiosi del Consiglio di Stato (Rab) è responsabile per il controllo e il giudizio di legittimità delle attività religiose; il Rab e il Dipartimento del Fronte del lavoro del Partito Comunista cinese (Ccp), supportati da impiegati che raramente appartengono a una religione, definiscono la politica relativa alla guida e alla supervisione dellattuazione delle regole governative relative alle attività religiose, come il ruolo di stranieri nelle attività in questione. Durante il 1999, secondo il rapporto sulla libertà religiosa del governo statunitense, il governo ha continuato, e in qualche area ha anche intensificato, una campagna nazionale per rafforzare i vari regolamenti che richiedono la registrazione di tutti i luoghi di culto presso lufficio governativo degli Affari religiosi e la supervisione di organizzazioni ufficiali patriottiche religiose. Il governo ufficialmente permette di operare liberamente solo alle Chiese cristiane affiliate allAssociazione patriottica cattolica o a unanaloga organizzazione protestante. Esistono cinque religioni riconosciute ufficialmente: cattolici, protestanti, buddisti, musulmani e taoisti. Alla fine del 1997, il governo ha riferito che esistevano più di 85mila luoghi approvati per attività religiose. Agli stranieri non è permesso svolgere attività missionarie. Qualche gruppo si è registrato volontariamente, qualcun altro sotto la pressione delle autorità, le quali, daltra parte, si sono rifiutate di registrarne altri. Le organizzazioni religiose non riconosciute hanno denunciato che le autorità spesso rifiutano la loro registrazione senza spiegazioni. Il governo risponde che questi rifiuti dipendono essenzialmente da strutture inadeguate per le riunioni. Molti gruppi religiosi sono stati riluttanti ad aderire alle regole del controllo statale sulla religione per paura di conseguenze avverse se essi avessero rivelato, come richiesto, il nome e lindirizzo dei capi delle Chiese. In qualche area sono stati compiuti tentativi di registrare gruppi non autorizzati da parte di leader religiosi e di impiegati pubblici. In altre regioni, la registrazione è effettuata dalla polizia e da impiegati del Rab. La polizia ha chiuso molte moschee clandestine, templi, seminari, chiese cattoliche, e «chiese domestiche» protestanti. Molti di questi luoghi di culto erano frequentati da un numero consistente di aderenti e avevano proprietà, risorse finanziarie e reti di comunicazione. Leader di gruppi non autorizzati sono spesso soggetti a molestie, interrogatori, detenzioni e pressioni psicologici. Nel passato, la tolleranza per le religioni considerate di tradizione cinese, come il buddismo e il taoismo, è stata maggiore di quella mostrata verso il cristianesimo. Dato che le confessioni non orientali sono cresciute rapidamente negli anni recenti, vi sono segnali di maggiori preoccupazioni governative e di forti limitazioni, specialmente nei riguardi di movimenti religiosi sincretisti. I dati ufficiali pubblicati dal Governo nel tardo 1997 affermano lesistenza di oltre 180 milioni di aderenti alle religioni e 3mila organizzazioni religiose. Secondo alcune analisi, una larga percentuale della popolazione pratica qualche forma di religione tradizionale popolare (luoghi di culto dedicati a divinità locali, eroi e antenati). Approssimativamente l8% della popolazione è buddista, l1,4% musulmana, e un numero stimato tra lo 0,4 e 0,8% appartiene alla Chiesa cattolica, non ufficiale, legata al Vaticano; un numero stimato tra lo 0,08% e l1,2% appartiene allorganizzazione protestante registrata ufficialmente, mentre la percentuale di quanti frequentano chiese protestanti indipendenti dal controllo governativo oscilla tra il 2,4 e il 6,5%. Non esistono stime disponibili sul numero di taoisti. Comunque, secondo le pubblicazioni governative, fino al 1997 esistevano oltre 10mila monaci e suore taoisti e oltre 1.000 templi taoisti. La religione tradizionale popolare è risorta negli anni recenti, ed è tollerata non ufficialmente, nonostante le campagne governative per eliminare «il feudalesimo e la superstizione» e per distruggere migliaia di templi. Il governo cinese reputa che esistano circa 2,1 milioni di aderenti al Falun Gong (o ruota della legge); secondo le stime interne dei seguaci di Falun Gong il numero di aderenti si aggira invece attorno ai 100 milioni. Secondo alcuni esperti, infine, una stima ragionevole del numero di aderenti di Falun Gong potrebbe essere di decine di milioni. Il Falun Gong mescola aspetti di taoismo, buddismo e tecniche di meditazione di Qi-gong (unarte marziale tradizionale cinese) con linsegnamento di Li Hongzhi, il leader di Falun Gong (nativo della Cina e residente abitualmente negli Stati Uniti). Nonostante la natura mistica di alcuni insegnamenti di Li, il Falun Gong non si considera una religione e non ha clero o luoghi formali di culto. Il governo cinese stima che esistano oltre 100 milioni di buddisti, molti dei quali del gruppo etnico dominante Han. Comunque, è difficile precisare accuratamente il numero dei buddisti, poiché essi spesso praticano la loro fede senza partecipare a cerimonie pubbliche. Il governo riferisce che esistono 13mila templi e monasteri buddisti e più di 200mila suore e monaci. In alcune zone, i governi locali hanno rafforzato strettamente le regole sui luoghi di culto, particolarmente sui templi buddisti costruiti illegalmente. Secondo i dati governativi, vi sono 18 milioni di musulmani, 30mila luoghi di culto islamici, e più di 40mila imam. In qualche area, dove si sono verificate agitazioni etniche, soprattutto tra musulmani dellAsia centrale in Xinjiang, i funzionari del governo continuano a ostacolare la costruzione di moschee e leducazione religiosa di giovani sotto i 18 anni. Dopo una serie di incidenti violenti nel 1997, la polizia ha stretto la vigilanza sulle attività religiose musulmane e sui luoghi di culto; le autorità locali hanno emanato una serie di regole per restringere ulteriormente le attività religiose e linsegnamento. Secondo le statistiche governative più di 45mila musulmani hanno compiuto il pellegrinaggio alla Mecca negli anni recenti 5mila nel 1998. La sensibilità governativa per quanto riguarda i musulmani è giudicata limitata dal rapporto sulla libertà religiosa del governo statunitense del 1999. La Chiesa cattolica non ufficiale fedele alla Santa Sede rivendica un seguito di gran lunga maggiore dei 4 milioni di persone registrate presso la Chiesa cattolica ufficiale; il Vaticano stima che esistano 10 milioni di fedeli. Secondo i dati ufficiali, la Chiesa cattolica approvata dal governo ha 5mila religiosi ed oltre 4mila chiese e luoghi di incontro. La Cina fino ad ora ha rifiutato di stabilire relazioni diplomatiche con la Santa Sede e non vi sono rappresentanti del Vaticano in Cina. I vescovi della Chiesa cattolica ufficiale non sono consacrati da Roma, che tuttavia spesso li riconosce non ufficialmente. Il governo sostiene che vi sono tra 10 e 15 milioni di protestanti, 18mila religiosi, oltre 12mila chiese e circa 25mila luoghi dincontro. Secondo alcuni esperti stranieri, circa 30 milioni di persone praticano il culto in «chiese domestiche» indipendenti dal controllo governativo. Negli anni recenti, alcune autorità locali hanno sottoposto le funzioni religiose degli stranieri residenti ad un incremento di sorveglianza e a varie limitazioni. Nei primi del 1999 riporta il rapporto sulla libertà religiosa del governo statunitense del 1999 il governo ha diramato una circolare per aumentare il controllo sullattività missionaria straniera nel Paese. La pratica del culto della comunità straniera di religione israelitica è sostanzialmente rispettata e losservanza del sabato è stata permessa da più di 15 anni. Dopo la soppressione forzata di tutte le osservanze religiose e la chiusura di tutti i seminari durante la rivoluzione culturale (1966-1976), il governo ha iniziato nei tardi anni 70 a restaurare qualche chiesa, tempio, moschea e monasteri danneggiati o confiscati e a permettere la riapertura di seminari. Lattuazione di questa politica ha avuto risultati variabili tra località e località. Secondo i dati governativi pubblicati nel tardo 1997, sono presenti nel Paese 300mila religiosi e 74 scuole religiose. Il governo consente alle organizzazioni religiose ufficiali di gestire alcune strutture di insegnamento e seminari. Gli studenti che frequentano queste scuole devono dimostrare la loro «affidabilità politica». Il governo permette ad alcuni seminaristi cattolici, protestanti, musulmani e buddisti di andare allestero per approfondire i loro studi religiosi. Le Chiese cristiane, ufficiali e non ufficiali, incontrano grandi problemi nellistruzione di nuovo personale religioso per fare fronte alle crescenti necessità dei fedeli. La situazione attuale della libertà religiosa in Cina continua a essere improntata alla violazione dei principi internazionalmente riconosciuti. Anche lagenzia cattolica «Fides» ha espresso nel gennaio del 1999 la propria preoccupazione per lintensificarsi delle persecuzioni religiose. La decisione del governo cinese di negare la possibilità di una visita a Hong Kong del Papa va considerata anche in relazione al progressivo peggioramento della politica governativa nei confronti delle attività religiose. La crescita costante di Chiese, registrate e non, continua a provocare diffidenza e ostilità nelle autorità locali che vedono in tale fenomeno una minaccia allordine costituito. Le comunità delle cinque religioni ufficiali coesistono senza significanti frizioni. Comunque, in qualche parte del Paese, si registrano relazioni tese tra Chiese cristiane registrate e non. In generale la maggioranza della popolazione mostra scarso interesse per le vicende delle minoranze religiose. Gruppi religiosi ed etnie minoritarie come i tibetani e gli uighur patiscono discriminazioni sociali, non basate solamente sulle loro credenze religiose. Sono state imposte restrizioni alle pratiche religiose in Xinjiang e la repressione del governo ha colpito gli aderenti a organizzazioni religiose accusati di attività separatiste (ci sono stati attentati a Xinjiang, Wuhan e Pechino che la stampa estera ha suggerito essere responsabilità delle organizzazioni di etnia uighur). Amnesty International ha riferito che, nel gennaio 1999, Ibrahim Ismael è stato giustiziato nella prefettura di Ili. Ismael era uno studente religioso noto per tenere corsi di istruzione religiosa per giovani musulmani nella sua casa del villaggio di Memyuzi; il giovane era stato arrestato nel 1997. Secondo «Actualité des religions» del gennaio 1999, nei mesi precedenti vi sarebbero stati più di mille arresti e dozzine di casi di tortura. In alcune aree, le autorità di sicurezza usano minacce, mettono in atto demolizioni di proprietà non registrate, praticano la corruzione, arresti e talvolta abusi fisici per molestare personalità religiose o fedeli. Varie iniziative locali e governative continuano a esortare i funzionari a rafforzare vigorosamente la politica delle autorità riguardante le Chiese non registrate. La repressione è particolarmente dura nei confronti di movimenti religiosi e organizzazioni che non rientrano nelle dottrine delle religioni tradizionali. Membri del gruppo evangelico «The shouters», secondo il rapporto sulla libertà religiosa del governo statunitense del 1999, sono stati denunciati, multati ed arrestati fin dal 1980. Il 13 maggio 1999 il quotidiano cinese «Zhongguo Sanxia Gongcheng Bao» ha riportato che nell'aprile dello stesso anno 71 membri del movimento Men Tu Hui sono stati imprigionati dalla polizia. |
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Il caso Falun Gong Esemplare, sotto questo riguardo è il caso della violenta campagna di repressione lanciata nel luglio del 1999 contro il movimento Falun Gong. Nellaprile del 1999, più di 10mila aderenti al Falun Gong si sono riuniti per protestare contro la detenzione di alcuni dei loro membri e chiedere il riconoscimento governativo del loro movimento. Il governo ha consentito che la protesta pacifica durasse oltre dodici ore. Durante i mesi successivi attraverso i media è stata lanciata una violenta campagna contro Falun Gong. Nel mese di giugno 1999 il governo ha messo in guardia il movimento dal disturbare la stabilità sociale proibendo nuove manifestazioni. Tuttavia i membri di Falun Gong hanno continuato a tenere dimostrazioni. Per tutta risposta il 20 luglio del 1999 le autorità hanno arrestato i leader del movimento su tutto il territorio nazionale. Il Falun Gong è stato bandito dal governo, i suoi libri sono stati sequestrati in tutto il Paese e mandati al macero, come riportato da «Il Giornale» del 29 luglio 1999. Nei giorni successivi decine di migliaia di praticanti sono stati arrestati e rinchiusi in stadi in tutto il Paese. Anche il «New York Times», insieme a molti organi di stampa internazionali, si è soffermato sulla repressione del movimento spirituale, riferendo, il 9 novembre 1999, dellarresto di 111 membri di questo gruppo. A proposito delle 111 persone arrestate il quotidiano «Avvenire» ha precisato, il 9 novembre, che esse saranno processate per reati molto gravi, come il furto di segreti di Stato (reato per cui è prevista la pena di morte). In un articolo de «Il Sole-24ore» del 2 novembre 1999 lavvio della campagna di persecuzione viene attribuita, sulla base delle analisi di «diplomatici stranieri» anche al non brillante andamento delleconomia del Paese. Ai membri dellorganizzazione, tra i quali vi erano funzionari governativi e membri del partito comunista, è stato richiesto di scrivere una dichiarazione che sconfessava Falun Gong; i membri del partito e i funzionari governativi hanno dovuto seguire corsi di studi contro il movimento. Secondo «Asia news» del dicembre 1999, a quattro giornalisti che avevano assistito a una conferenza stampa indetta da Falun Gong sono state ritirate le credenziali e il permesso di soggiorno. Il 18 gennaio 2000, «Avvenire» riportava la notizia della condanna nella Cina settentrionale di sei membri di Falun Gong, che sarebbero stati esibiti in pubblico con un cartello bianco al collo, simbolo di infamia. Secondo la stessa fonte, dal momento in cui il movimento è stato posto fuori legge, circa 5mila suoi seguaci sono stati internati senza processo e mandati nei campi di lavoro, mentre altri 300 devono comparire davanti a un giudice. Altri 50 di loro, secondo il «New York Times» del 21 gennaio 2000, si trovano in un ospedale psichiatrico nei dintorni di Pechino. Lagenzia «Reuters» del 14 gennaio 2000 ha rivelato che un generale dellaviazione in pensione, Yu Changxin, è stato condannato da una corte marziale a 17 anni di reclusione per aver avuto contatti con il Falun Gong. Secondo fonti dellInformation Centre of Human Rights and Democratic Movement in China, citate dalla stessa agenzia, al momento della condanna dellanziano generale circa 300 dirigenti del movimento sono sotto processo, mentre 5mila di loro sono stati inviati in campi di lavoro o di «rieducazione», punizione amministrativa che può essere inflitta senza processo. Anche un maggiore delle forze paramilitari di polizia, Yu Fenglai, è stato arrestato il 2 gennaio 2000 per aver praticato il Falun Gong in pubblico. Nel mese precedente quattro leader del movimento, tutti iscritti al partito comunista e fra i quali vi era un funzionario del ministero di Pubblica sicurezza, erano stati condannati a pene fino a 18 anni, come riporta il «Corriere della Sera» del 27 dicembre 1999. Lagenzia «Human Rights Without Frontiers» ha riportato il 15 gennaio 2000 che in un recente numero della «Rivista dellesercito popolare» si faceva riferimento allimpiego di militari nella repressione delle attività religiose illegali. La stessa agenzia rende noto, il 2 marzo 2000, della morte di un membro del movimento avvenuta durante la detenzione e in seguito ai maltrattamenti e alle percosse subite. Il quotidiano «Avvenire» ha pubblicato il 2 marzo 2000 un lungo servizio sulla situazione della libertà religiosa in Cina, riprendendo anche la notizia di tale uccisione. Da quando il governo ha messo fuorilegge questo gruppo spirituale si nota nello stesso articolo la repressione non ha smesso di colpire. Nondimeno quasi quotidianamente i membri di Falun Gong si presentano in piazza Tienanmen per praticare quella ginnastica meditativa che il governo cinese reputa così pericolosa per la stabilità del Paese. Lesito di questi gesti dimostrativi è sempre lo stesso: non appena qualcuno comincia a praticare questa ginnastica arrivano i poliziotti, il trasgressore viene portato via dalla polizia e va ad aggiungersi alle migliaia di aderenti che hanno già subito la stessa sorte. «Fides» del 3 dicembre 1999 stima in 36mila i membri di Falun Gong in carcere. Per aver pubblicato nel gennaio 1999 quattro libri del movimento, la Casa Editrice del Popolo, nella provincia di Qinghai, è stata chiusa e i suoi amministratori sono stati licenziati o degradati. Inoltre, la repressione si starebbe scatenando, riporta «Human Rights Without Frontiers» del 27 gennaio 2000, anche contro lassociazione a scopo di meditazione Zhong Gong, il cui leader è stato arrestato. «Fides» del 10 dicembre 1999, dandone notizia, riferiva anche della detenzione di altri 100 suoi seguaci.
DETENZIONE, ARRESTI ARBITRARI E VIOLENZE CONTRO RELIGIOSI Molti religiosi sono in carcere per la propria fede. In alcuni casi funzionari di pubblica sicurezza hanno emesso condanne alla reclusione o alla rieducazione forzata. Nel novembre del 1998 nella provincia di Henan, secondo «Human Rights Without Frontiers» del 27 novembre 1998, le autorità cinesi avrebbero fatto arrestare oltre 70 dirigenti protestanti di «chiese domestiche», alcuni dei quali sono stati sottoposti a torture e maltrattamenti durante la detenzione. Xu Yongze, importante leader protestante, rimane detenuto in seguito alla condanna a tre anni di correzione, accompagnata da misure di rieducazione nella prigione di Pingyuan in Henan. Il libro bianco del governo del 1997 sulla libertà religiosa dichiara che Xu ha violato la legge promuovendo un culto che preannunciava lavvicinarsi dellApocalisse chiedendo ai seguaci di piangere negli spazi pubblici. Nella provincia di Hebei, dove risiede circa la metà dei cattolici del Paese, continuano frizioni tra cattolici non ufficiali e autorità locali. Le autorità di Hebei forzano preti e credenti a scegliere tra ladesione alla Chiesa patriottica e vari tipi di punizioni, come multe, licenziamento dal lavoro e in qualche caso lesclusione dei propri figli dalla scuola. È ignota la sorte di molti religiosi arrestati e dei quali non si è avuta più notizia. Il luogo in cui si trova il vescovo cattolico Su Zhimin, i cui seguaci dicono che è stato arrestato nellottobre 1997, rimane incerto. Fonti cattoliche clandestine a Hebei lamentano che egli è ancora detenuto, mentre il governo nega di aver preso nei suoi riguardi misure coercitive. Fonti del Dipartimento di Stato statunitense riportano che i sacerdoti Dong Zhenlu, Chun Yunpen e Zhang Ruowang sono stati imprigionati nel febbraio 1998 nel corso di una visita in Cina di tre leader religiosi. Secondo testimonianze attendibili il vescovo An Shuxin, il vescovo Zhang Weizhu, padre Cui Xing e padre Wang Quanjun rimangono detenuti a Hebei. Padre Wei Jingkung e suor Zhang Yanzhi sono stati messi in carcere nellagosto 1998 per aver celebrato la festa dellAssunzione della Vergine Maria. In aggiunta la «Fondazione Kung», intitolata alla figura del Cardinale Kung, ha riferito che il vescovo Jia Zhiguo è stato arrestato il 15 agosto 1999 durante la visita del presidente Clinton nel giugno del 1998. Dopo aver subito numerose carcerazioni per un totale di venti anni, secondo «Asia news» del dicembre 1999, è ancora detenuto e non si prevede che sarà liberato entro breve. «Human Rights Without Frontiers» del 28 gennaio 2000 riferisce che nella provincia di Hebei sono stati arrestati cinque membri della Chiesa cattolica clandestina, tra cui il vescovo di Yongnian, che ha trascorso già ventanni in prigione, Han Dingxiang, di 63 anni. Padre Lu Genyou e padre Shi Wende sono stati messi in carcere nella primavera del 1998. Il vescovo cattolico clandestino Joseph Fan Zhongliang di Shanghai è rimasto sotto sorveglianza e spesso i suoi movimenti sono stati limitati. Una delegazione di leader religiosi americani non è stata in grado di incontrarlo quando ha visitato Shanghai nel febbraio del 1998. Nel novembre 1998, il sacerdote cattolico Li Quinghua è stato arrestato e, secondo la stampa, torturato dopo il suo arresto. Nel gennaio 1999, padre Hu Duo è stato arrestato a Hebei: il sacerdote è stato percosso così violentemente da riportare fratture alle gambe e quindi avviato ad un campo di rieducazione. Il rapporto di Human Rights Watch denuncia, nel gennaio 1999, che le autorità detengono, percuotono, e multano un numero sconosciuto di cattolici clandestini a Baoding, nella provincia di Hebei. Lagenzia missionaria «Fides» ha denunciato il 4 gennaio del 1999 il fatto che un sacerdote appartenente alla «Chiesa clandestina» sia stato arrestato e sottoposto a violenze fisiche e psicologiche. Il sacerdote si chiama Li Qinghua, ha 31 anni e operava nella diocesi di Yixiam, in Hebei. Secondo quanto appurato da «Fides» il sacerdote sarebbe stato sottoposto ad «abusi sessuali» da parte di prostitute al servizio delle forze di polizia; queste donne avrebbero infatti cercato di avere in ogni modo rapporti intimi con il religioso allo scopo di comprometterlo agli occhi dei fedeli e di far loro abbandonare la Chiesa. «Fides» ricorda che il ricorso a simili metodi non è una novità da parte delle autorità cinesi che li avevano utilizzati già durante la «rivoluzione culturale». La notizia è stata ripresa il 5 gennaio 1999 dai maggiori quotidiani italiani, tra i quali «La Stampa» e «Il Messaggero». Come riportato da «Human Rights Without Frontiers» del 18 febbraio 1999, la Fondazione Kung ha diffuso la notizia dellarresto, il 25 gennaio 1999, di due sacerdoti clandestini di Hebei, i padri Pei Junchaon e Chen Hekun. Da «Human Rights Without Frontiers» e da «Eglises dAsie» è stato denunciato nel febbraio del 1999 larresto di 45 cristiani protestanti appartenenti a una chiesa domestica nel villaggio di Beiyangzhuang, nel distretto di Fangcheng. Linformazione è giunta dal Centro per i diritti delluomo e la democrazia di Hong Kong. Nel maggio 1999, secondo quanto riferito dalla stessa fonte il 15 luglio 1999, il vescovo ausiliare Yan Weiping è stato trovato morto poco dopo essere stato rilasciato dalla detenzione. Le circostanze sulla sua morte non sono chiare: il religioso era stato arrestato il 13 maggio precedente mentre celebrava la messa. Nello stesso periodo un seminarista, Wan Qing, è stato arrestato e sottoposto a torture; quattro laici sono stati arrestati e condannati alla rieducazione. Il quotidiano «Avvenire» del 16 settembre 1999 ha reso noto che sette cattolici della Chiesa clandestina sono stati condannati a pene detentive fino a un massimo di due anni per «turbativa dellordine pubblico». I sette, condannati ad agosto a Jiangxi, erano stati fermati dopo scontri con la polizia locale, causati dallirruzione di agenti durante una messa. A partire dagli inizi di settembre, secondo la denuncia dellagenzia cattolica «Misna» e di altre organizzazioni per i diritti umani, nella zona della diocesi di Wenzhou i controlli del governo e gli atti di prevaricazione ai danni di prelati e laici della Chiesa clandestina sono in aumento: «Human Rights Without Frontiers» del 5 ottobre 1999 cita il caso del vescovo della Chiesa clandestina Giacomo Lin Xili di Wenzhou, che è stato arrestato l8 settembre 1999 in Shangai da funzionari dellUfficio di pubblica sicurezza. Insieme al vescovo sono stati arrestati alcuni suoi collaboratori, sacerdoti e religiose. Il 4 febbraio 2000, «Fides» riferisce del sequestro, avvenuto nellottobre 1999, ai danni del sacerdote cattolico Gao Kexian, di 72 anni. Nello stesso mese, il vescovo clandestino di Mindong, Xie Shiguang, di 85 anni è stato invitato a una chiacchierata con rappresentanti del governo e poi portato in una località sconosciuta. In seguito è stato liberato ma rimane sotto controllo. La Fondazione Kung ha diffuso la notizia dellarresto, poco prima del Natale 1999, del laico Wang Chengqun. A febbraio del 2000, stando a quanto riferisce «Fides», si trova nel lager di Gaoyangxian, nella provincia di Hebei per essere rieducato attraverso il lavoro. È il settimo arresto che Chengqun, che ha trascorso dieci anni in carcere, subisce in ventanni. La stessa fonte riporta dellarresto, nel corso del 1999, di tre sacerdoti cattolici: p. Guo Ybao, p. Wang Zhenghe e don Xie Guo-lin. Il quotidiano «Avvenire», il 1° febbraio 2000 denuncia che tali sparizioni hanno come obiettivo quello di costringere i religiosi ad aderire alla chiesa ufficiale controllata dal regime. Identiche pressioni vengono esercitate sui laici: i figli dei cattolici «sotterranei» vengono esclusi dalle scuole, mentre decine di chiese sono state distrutte o bruciate. Dallo stesso quotidiano proviene la notizia, pubblicata il 15 febbraio 2000, che un arcivescovo della Chiesa cattolica clandestina cinese, Yang Shuadao di 81 anni, sarebbe stato arrestato la settimana precedente. La notizia è stata diffusa con un comunicato dalla Fondazione di dissidenti «Cardinale Kung». Nel maggio 1999, riferisce lagenzia «Fides» del 28 maggio 1999, 500 cristiani protestanti hanno occupato la chiesa più grande di Xian, una delle più antiche e più grandi della città, per impedirne la vendita. Nel corso della protesta si sarebbero verificati scontri con le forze di polizia. Il caso di Xian non sarebbe isolato, poiché in diverse parti della Cina si registrano episodi simili; la stampa di Hong Kong ha riferito che il governo provinciale di Guangdong ha diramato una circolare che ordina alle autorità di aumentare il controllo delle attività cristiane e musulmane. Nellaprile 1999 la funzione religiosa di una chiesa domestica a Henan è stata interrotta da personale delle forze di pubblica sicurezza e 25 cristiani sono stati imprigionati. 48 cristiani, inclusi cattolici e protestanti, sono stati arrestati a Henan nel gennaio 1999. Gli arresti in questa provincia sono ricordati anche nella notizia pubblicata il 21 aprile 1999 dallagenzia di stampa «Christian Solidarity Worlwide», secondo cui quattro cinesi cristiani sono stati arrestati durante la notte del 17 aprile 1999 a Wuda Xinqu. Il giorno precedente larresto dei quattro cristiani, nella provincia di Henan lUfficio di pubblica sicurezza aveva interrotto con la forza un incontro religioso, procedendo allarresto di 20 cristiani. Secondo la stessa agenzia analoghi casi sono avvenuti agli inizi del mese nella stessa provincia. Viene riferito che il pastore Li Dexian è stato imprigionato da un funzionario di pubblica sicurezza nel dicembre 1998 durante lassalto al luogo dincontro da lui gestito. Bibbie e altri oggetti di proprietà personale sono stati confiscati durante lattacco. Li Dexian è stato più volte arrestato e rilasciato nel corso del 1999. Il rapporto sulla libertà religiosa del governo americano denuncia che missionari esteri sono stati imprigionati nella provincia di Fujian nel marzo del 1999 per aver svolto attività missionarie per Chiese non registrate. La legge non proibisce ai credenti di ricoprire cariche pubbliche; comunque, molte posizioni influenti del governo sono riservate a membri del partito. Il governo avrebbe diramato una circolare allinizio del 1999 con cui si rammentava ai quadri che la religione era incompatibile con lappartenenza al partito. Al crescente numero di cristiani corrisponde lincremento di domande di bibbie. Nel 1998 il governo ha approvato la stampa di più di 3 milioni di bibbie, e attualmente ve ne sono più di 18 milioni in stampa. Benché le bibbie possano essere acquistate in alcune librerie, esse non possono essere ordinate direttamente dai singoli individui presso le case editrici, ma sono disponibili presso molte Chiese riconosciute ufficialmente e molti membri le acquistano liberamente. Nonostante ciò, qualche cristiano clandestino esita ad acquistarle presso le chiese per non essere identificato tramite la ricevuta. La censura del governo appare molto attiva nel controllo delle pubblicazioni religiose. Un sacerdote della Chiesa clandestina a Shanghai, padre Chu Guangyao è stato arrestato a due riprese dalle forze di sicurezza. Lo ha rivelato lagenzia «Eglises dAsie» il 1° ottobre 1999. Il sacerdote è stato arrestato una prima volta per soli due giorni, ma dopo il successivo arresto non si ha notizia né del sacerdote né del suo luogo di detenzione. Lagenzia canadese «Voice of the Martyrs» ha pubblicato il 20 ottobre 1999 la notizia secondo cui una donna cristiana, la signora Kong, sarebbe stata brutalmente picchiata dalle forze di pubblica sicurezza prima di essere arrestata. La donna è stata arrestata insieme al pastore Li Dexian, sua moglie Zhao Xia e due altre donne cristiane; i cinque sono stati rilasciati il giorno successivo. La notizia è stata riferita il 14 ottobre anche dallagenzia «Misna», la quale ha precisato che le forze di polizia, nel corso dellirruzione che ha portato allarresto dei cinque cristiani, hanno demolito un edificio secondario di una costruzione destinata alle funzioni religiose. Secondo «Human Rights Without Frontiers» del 4 novembre 1999 nella recente pubblicazione statale in lingua cinese del Catechismo della Chiesa cattolica è stato soppresso un passaggio dove si affermava che: «La Chiesa rifiuta il totalitarismo e le ideologie atee associate nei tempi moderni al comunismo o al socialismo». Il 6 novembre 1999 il quotidiano «Avvenire» ha pubblicato la notizia delle restrizioni imposte dal governo cinese ai vescovi della Chiesa clandestina, ai quali non è stato consentito di partecipare né al Sinodo dei vescovi dellAsia né alla visita del Papa in India. Il 9 novembre lagenzia «Misna» ha riferito che la continua detenzione di vescovi e sacerdoti della Chiesa clandestina nella Cina orientale ha causato la morte di un laico di circa 60 anni per un attacco di cuore. Infatti luomo, che risiedeva a Wenzhou, sarebbe morto il 21 ottobre dopo aver appreso che ufficiali della pubblica sicurezza avevano portato via padre Kong Guocun. Al 28 ottobre risultano detenuti, secondo la stessa agenzia, quattro degli otto membri del clero della diocesi di Wenzhou, compreso il vescovo mons. Giacomo Lin Xili. Il 2 gennaio 2000 «Avvenire» riportava la notizia dellarresto di 5 cristiani che volevano riunirsi a pregare la notte di Capodanno. Il giorno 11 novembre 1999 il quotidiano «Avvenire» ha rivelato lesistenza di un documento della segreteria del Comitato centrale del Partito comunista cinese, ritenuto segreto, mirante a rafforzare il controllo sulla Chiesa clandestina. La notizia, proveniente dallagenzia «Fides», fa riferimento ad un documento datato 16 agosto 1999 e intitolato «Proposta di rafforzare il lavoro sulla Chiesa cattolica alla luce delle nuove correnti di cambiamento». In esso si indicano i modi attraverso i quali la Cina intenderebbe incrementare lazione di controllo sulla Chiesa cattolica in vista della possibile ripresa dei rapporti diplomatici con la Santa Sede. Ai cattolici clandestini sono lasciate due sole alternative: aderire alla Chiesa ufficiale o sparire. Il 30 ottobre 1999 il governo cinese riferisce il Cesnur ha introdotto una risoluzione per bandire «le organizzazioni di culto eretiche». Nel testo si legge che «tutte le loro attività criminali devono essere trattate con severità» e sono previste «punizioni risolute» associate a metodi di educazione. Riferisce «Avvenire» del 12 gennaio 2000 che il primo ministro Zhu Rongji, in una riunione a Pechino dei responsabili di tutti gli uffici religiosi e locali, ha affermato che: «bisogna che tutti i quadri, in particolare i dirigenti, studino il concetto marxista della religione e in base alla legge rafforzino lamministrazione sugli affari religiosi». Per il consigliere di Stato, il musulmano Ismail Amat, questanno il «lavoro» sulle religioni sarà «ancora più pesante». In competizione con la Santa Sede, la Chiesa cattolica patriottica ha proceduto allordinazione, il 6 gennaio 2000, di cinque vescovi nella cattedrale di Nantang. Come riporta «Fides» del 14 gennaio 2000, un gruppo di sacerdoti patriottici ha criticato presso lUfficio affari religiosi la scelta di compiere il gesto senza lassenso del Vaticano. Tutti i vescovi ordinati, secondo la stessa fonte, hanno subito pressioni estreme affinché accettassero. I seminaristi del Seminario nazionale di Pechino, che hanno disertato in segno di protesta la cerimonia, temono ora pressioni e persecuzioni sia da parte del governo sia dallAssociazione patriottica. Il quotidiano ufficiale di Zhejiang, ripreso da «Actualité des religions» dellottobre 1999 riferisce della distruzione da parte delle autorità, nellambito di una campagna per combattere la superstizione nelle campagne, di 179 templi buddisti «costruiti illegalmente». Le demolizioni, avvenute a partire dal mese di giugno 1999, sarebbero state compiute «al fine di rafforzare lo spirito della civiltà spirituale socialista nelle campagne e di migliorare lideologia dei contadini, tanto quanto il loro valore scientifico e culturale». Le persecuzioni a carattere religioso non si sono arrestate durante i primi mesi del 2000. Lagenzia «Adnkronos» ha riferito il 25 gennaio 2000 che cinque persone sono state condannate a morte da un tribunale cinese in quanto appartenenti ad un gruppo di separatisti islamici. La notizia proviene dal quotidiano cinese «Xinjiang Daily» precisando che la Corte di Urumqi, capoluogo della provincia occidentale del Xinjiang, ha emesso verdetti contro 13 persone il 18 gennaio 2000 con accuse di separatismo, omicidio rapina e traffico illegale di armi. Cinque degli imputati sono stati condannati a morte, due allergastolo e sei a pene detentive che vanno da 16 mesi a 13 anni di reclusione. I condannati appartengono agli uiguri, il più grande gruppo etnico musulmano cinese. |
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HONG KONG POPOLAZIONE:
6.660.000 Le leggi dello Stato sanciscono la libertà religiosa e proibiscono le discriminazioni a carattere religioso. Le autorità governative, secondo il rapporto sulla libertà religiosa del governo statunitense del 1999, rispettano tali principi. I gruppi religiosi non devono registrarsi presso le autorità e cooperano con il governo in programmi di sviluppo sociale. Nel giugno del 1999 il Governo della Repubblica Popolare Cinese (che ha la responsabilità per la politica estera di Hong Kong) ha bloccato la proposta di una visita del Papa nel Paese. Il Governo non riconosce una religione di Stato, ma ha concesso di festeggiare il compleanno di Buddha nel 1998 come festa pubblica. Alcune feste cristiane, tuttavia, sono state celebrate nella stessa maniera. Le Chiese protestanti gestiscono tre istituti superiori e oltre 700 scuole. Alcuni capi religiosi mantengono contatti attivi con i propri centri sul continente. Il clero cattolico e protestante è stato invitato a organizzare seminari sul continente, per insegnare e sviluppare scambi reciproci di studenti (benché qualche studente del continente abbia incontrato difficoltà a ricevere la necessaria approvazione dalle autorità per lasciare la Cina). Un ampio spettro di confessioni sono rappresentate nel Governo, negli organi di giustizia e nei servizi sociali.
MACAO POPOLAZIONE:
459.000 Il 20 dicembre 1999 Macao, la prima colonia europea sulla costa cinese, governata per oltre quattro secoli dai Portoghesi, è ritornata alla Cina. Macao vanta la più alta percentuale di cattolici in terra cinese (6,5%) e la Chiesa gestisce la metà delle scuole. Riguardo alla libertà religiosa nel territorio della ex colonia mons. Domingos Lam Ka-tseung, vescovo di Macao, ha dichiarato in una intervista allagenzia «Fides», pubblicata il 17 dicembre 1999, di essere preoccupato, al pari di molti, per il futuro della Chiesa. «La Chiesa di Macao ha ribadito il vescovo Lam è parte della Chiesa universale». Nei giorni precedenti la cerimonia di passaggio delle consegne, alcuni appartenenti alla setta Falun Gong, bandita in Cina, sono stati espulsi di autorità, forse per timore che inscenassero dimostrazioni anticinesi. |
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TIBET Il governo cinese controlla strettamente laccesso alle informazioni sul Tibet, perciò è difficoltoso determinare accuratamente la portata delle violazioni della libertà religiosa. La costituzione della Repubblica Popolare Cinese garantisce, in teoria, la libertà religiosa, ma il governo mantiene uno stretto controllo sulle pratiche religiose e sui luoghi di culto in Tibet. Benché le autorità permettano le pratiche religiose tradizionali e manifestazioni pubbliche di fede, le attività che possono rappresentare un veicolo del dissenso politico, come le manifestazioni che invocano lindipendenza del Tibet o altre forme di separatismo, non sono tollerate e sono prontamente represse. In occasione della visita in Italia del Dalai Lama, lorganizzazione Amnesty International ha segnalato la grave violazione dei diritti umani nel Tibet: secondo questa organizzazione i prigionieri politici in Tibet sarebbero alcune migliaia, la maggior parte dei quali detenuti unicamente per reati di opinione. Amnesty International ha richiamato lattenzione sul caso di due giovanissimi monaci, uno di 16 e uno di 21 anni, arrestati e malmenati dalla polizia per aver gridato slogan indipendentisti il 10 marzo 1999 (anniversario della rivolta di Lhasa nel 1959). I due monaci novizi sono stati condannati rispettivamente a tre e a quattro anni di reclusione. Nella stessa occasione Amnesty International ha richiamato anche lattenzione sul caso di Ngawang Sangdrol, una monaca tibetana che è detenuta per reati di opinione fin dal 1992; durante questi anni di detenzione durissima Ngawang è stata più volte torturata, tanto da subire lamputazione di due dita e danni permanenti a entrambe le mani e ha collezionato altre condanne. Nel 1993, per esempio, è stata condannata a sei anni per aver registrato su una audiocassetta, insieme ad altre monache detenute, canti e poesie indipendentiste. Il Centro tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia ha reso noto che alla monaca tibetana sono inflitti, nellottobre 1998, altri quattro anni di carcere per aver partecipato alla protesta dei detenuti nel carcere di Drapchi. La condanna di Ngawang Sangdrol sale quindi a un totale di ventuno anni di carcere; la scadenza della pena cadrà dunque nel 2013. Il rapporto di Human Rights Watch del 1999 denuncia la morte di almeno dieci, forse dodici, prigionieri politici in seguito alle proteste avvenute nella prigione di Lhasa. Il buddismo della grande tradizione è stato attaccato dal Governo che ha promosso una campagna criticando il Dalai Lama, la figura più importante nel buddismo tibetano e la sua guida del Governo in esilio. Verso la fine del 1998 il Governo ha aumentato la sua campagna per il discredito del Dalai Lama e per limitare il potere di religiosi e leader secolari a lui solidali. Nel tardo 1998 la stampa governativa tibetana ha intensificato la sua polemica contro il Dalai Lama attraverso articoli che lo definivano un criminale, criticando le sue attività separatiste. Sia il governo centrale sia funzionari locali spesso insistono sul fatto che il dialogo con il Dalai Lama è impossibile. Molti cittadini praticano il buddismo tibetano in qualche forma. Funzionari cinesi dicono che il Tibet ha più di 46.300 monaci e suore buddiste e 1.780 monasteri, templi e siti religiosi. Questo numero rappresenta i dati solo per la regione autonoma del Tibet. Esistono proporzionalmente monaci e suore in altre aree tibetane nella Cina. Molti funzionari governativi di etnia tibetana e membri del Partito comunista praticano il buddismo. Circa 1.000 personalità religiose ricoprono posizioni di rilievo in comitati del popolo locali e nei comitati della Conferenza consultiva politica del popolo. Comunque, il governo continua a insistere che i membri del partito e gli impiegati governativi debbono aderire al codice di ateismo del partito. Monasteri buddisti e attivismo a favore dellindipendenza sono strettamente associati in Tibet. Perciò il governo si è mosso per frenare la proliferazione di monasteri buddisti tibetani accusandoli di sottrarre risorse locali e di essere il tramite per linfiltrazione di comunità tibetane in esilio. Il Governo generalmente impone stretti limiti sul numero dei monaci nei monasteri maggiori; comunque queste restrizioni non sono sempre forti. A causa delle vessazioni nel monastero di Ganden, vicino Lhasa, il numero dei monaci è diminuito da 700 a 500. Il Governo, che generalmente contribuisce attraverso una piccola percentuale dei fondi operativi dei monasteri, tiene il controllo della direzione dei monasteri attraverso i comitati di gestione democratica governativa e gli uffici locali di affari religiosi. Nellaprile 1999, alcuni regolamenti hanno ristretto la guida dei comitati di gestione dei monasteri ai patrioti e a monaci e suore. Nonostante questi sforzi governativi per controllare i monasteri, i sentimenti anti-governativi rimangono forti. Il Governo ha aumentato le sue campagne di educazione patriottica iniziate nel 1996 in tre monasteri vicino Lhasa (Ganden, Sera e Drepung) includendovi monasteri in tutta la Regione autonoma del Tibet e ampliando la campagna delle aree tibetane delle altre province. Lagenzia «Human Rights Without Frontiers» ha diffuso il giorno 11 febbraio 1999 la notizia di una prossima campagna di propaganda destinata a sradicare la religione nel Tibet; le informazioni provengono dallagenzia «Tibet Information Network». Obiettivo principale della nuova campagna sarebbe la promozione dellateismo come «la sola via capace di assicurare lo sviluppo economico e la stabilità della regione». Leducazione patriottica ha sconvolto le attività religiose in molti monasteri. Le campagne propagandistiche, che hanno peraltro fallito nel tentativo di cambiare le attitudini tibetane, hanno lo scopo di controllare i monasteri ed espellere i seguaci del Dalai Lama. Lazione promossa dal Governo richiede ai monaci di essere patriottici e di firmare una dichiarazione in cui affermano di rifiutare lindipendenza del Tibet e Gendum Choekyi Nyima, il ragazzo riconosciuto dal Dalai Lama come la 11ª reincarnazione del Panchen Lama; a denunciare il Dalai Lama; a riconoscere lunità della Cina e del Tibet e inoltre, si devono impegnare a non ascoltare lemittente «Voice of America». I monaci che hanno rifiutato di firmare sono stati espulsi dai loro monasteri e non è stato permesso loro di tornare a casa per lavorare. La resistenza verso la campagna in questione è stata intensa e gli sforzi del Governo hanno avuto effetto sia sui monaci sia sui buddisti laici, alcuni dei quali sono fuggiti dal Tibet. Secondo lalto Commissariato per i rifugiati dellOnu, circa 3mila tibetani entrano nel Nepal ogni anno per sfuggire alla repressione. Il rispetto della libertà religiosa in Tibet è peggiorato nel 1999. Il Governo, in questo periodo, ha adottato ulteriori iniziative per intensificare il controllo sulla religione. In gennaio ha lanciato una campagna di tre anni per diffondere maggiormente lateismo nella regione. Il 10 gennaio 1999, il capo del dipartimento della Propaganda della regione ha dichiarato durante una trasmissione televisiva, che «lintensificazione della propaganda sullateismo gioca un ruolo significativo nella promozione della costruzione delleconomia, lavanzamento sociale e la civilizzazione spirituale socialista nella regione e rappresenta unimportante misura per rinforzare la lotta contro il separatismo e resistere risolutamente allinfiltrazione reazionaria della cricca del Dalai». Un gran numero di monaci e suore sono stati incarcerati per periodi più o meno lunghi. Il sovrintendente della prigione di Drapchi a Lhasa ha detto a una delegazione di leader religiosi esteri che tra i detenuti vi erano 100 monaci e suore, il 90% dei quali incarcerati per crimini contro la sicurezza nazionale. Vengono riferiti arresti arbitrari, abusi o torture di monaci e suore accusati di attivismo politico e vi è notizia della morte di prigionieri e della chiusura di parecchi monasteri. Secondo il rapporto del Centro tibetano per i diritti delluomo e la democrazia, alla data del dicembre 1998, vi sarebbero stati 1.083 prigionieri politici in Tibet, tra i quali 246 donne. Nel gennaio 1999 due dei maggiori luoghi di culto religiosi sono stati chiusi come risultato delle campagne di educazione patriottica del 1997 e del 1998. Monaci del monastero di Shingatse e suore di Rakhor hanno riferito di essere stati dispersi dopo il loro rifiuto ad accettare le condizioni del team di educatori. Il Governo continua a detenere il Gendun scelto dal Dalai Lama in un luogo sconosciuto insieme alla sua famiglia e afferma di tenerlo in custodia per proteggerlo e impartirgli una buona educazione, rifiutando però qualsiasi controllo da parte di osservatori internazionali. Secondo il rapporto di «Human Rights Watch» del 2000 nessuno ha visto il ragazzo o i membri della sua famiglia dal 1995, cioè da quando il Governo ha riconosciuto un altro ragazzo, Gyaltsen Norbu, come la reincarnazione del Panchen Lama. Il tentativo del Governo giunge a imporre i ritratti di quest'ultimo nei monasteri. Il governo continua ad affermare che il ragazzo prescelto nel 1995 è l11ª reincarnazione del Panchen Lama, seconda figura più alta del buddismo tibetano dopo il Dalai Lama. Il ragazzo scelto è apparso in pubblico in rare occasioni con una massiccia presenza di forze di sicurezza. I media hanno riferito che il ragazzo ama il Partito comunista cinese, il socialismo della madrepatria e la religione. Chadrel Rinpoche, che era stato accusato dal Governo di aver venduto segreti di Stato mentre aiutava il Dalai Lama nella scelta dellincarnazione dell11ª Panchen Lama, è stato tenuto in una prigione segreta di Sichuan dove è stato separato da altri prigionieri dopo un giudizio chiuso al pubblico. Il quattordicenne Ugyen Trinley Dorje, secondo quanto riferisce «Avvenire» del 9 gennaio 2000, Karmapa Lama della «setta bianca» Kagyu è scappato il 31 dicembre 1999 dal Tibet per raggiungere il Dalai Lama in India. Fonti cattoliche considerano la fuga una manifestazione di dissenso dei tibetani nei confronti delle autorità comuniste cinesi. La stessa fonte, il 13 gennaio successivo riferisce che il Governo ha già trovato unaltra reincarnazione del «buddha vivente». Alcuni prigionieri hanno riferito dellimposizione di un programma di rieducazione politica da parte delle autorità carcerarie, in particolare per denunciare il Dalai Lama e accettare il Panchen Lama designato dal Governo. Una Ong internazionale ha lamentato che Ywshe Samten, un monaco di 22 anni che era stato imprigionato nel 1996 per due anni per aver preso parte a una protesta a favore del Dalai Lama, è deceduto il 12 maggio 1998, sei giorni dopo il suo rilascio, come risultato delle torture sofferte durante il carcere. Il Governo ha contribuito con somme significative al restauro di decine di migliaia di luoghi di culto buddisti distrutti durante la rivoluzione culturale, in parte per promuovere lo sviluppo del turismo nel Tibet. I monasteri continuano a ospitare e addestrare giovani monaci, nonostante il fatto che la legge lo vieti prima del compimento dei 16 anni. Molte persone praticano il buddismo tibetano, ma si verificano tensioni tra sette buddiste e altri gruppi religiosi. Benché la popolazione cristiana nel Tibet sia poco numerosa, viene esercitata una forte pressione sociale nei confronti dei convertiti, alcuni dei quali sono stati diseredati dai loro familiari. |