A.C.S. - Aiuto alla Chiesa che Soffre - Segretariato Italiano

all'indice del Rapporto 2000

La libertà religiosa nel mondo
Rapporto 2000


Corea del Nord

POPOLAZIONE: 23.348.000
SUPERFICIE: 122.762 kmq
RELIGIONE: Buddisti: n.d.; Confuciani: n.d.; Animisti: n.d.


Anche se la Costituzione sancisce la libertà religiosa, tale diritto appare lungi dall’essere rispettato: nella pratica, infatti, il Governo scoraggia qualunque forma di attività religiosa al di fuori di quelle che servono gli interessi dello Stato. Negli ultimi anni il Governo ha consentito la formazione di alcune organizzazioni religiose sotto lo stretto controllo dello Stato, servendosene come interlocutori con le Chiese straniere e le associazioni umanitarie internazionali. Secondo il rapporto del Dipartimento di stato Usa sulla libertà religiosa nel 1999, non è chiaro se i responsabili delle organizzazioni religiose della Corea del Nord siano sinceramente credenti: infatti ad alcuni interlocutori essi sono apparsi sapere poco rispetto ai dogmi, alla liturgia e all’insegnamento della religione alla quale affermano di aderire.

Vi sono pochi templi buddisti nelle zone dove è permessa l’attività religiosa; tre chiese cristiane sono state aperte dal 1988 nella capitale Pyongyang. Tuttavia l’attività religiosa di queste chiese sembra una messa in scena: infatti quanti hanno cercato di partecipare ai riti senza un previo accordo con le autorità hanno trovato le chiese chiuse, anche il giorno di Pasqua. Altri riferiscono che entrando negli edifici hanno trovato uno stato di abbandono totale.

L’agenzia «Fides» del 2 luglio 1999 riferisce che nel maggio dello stesso anno i servizi segreti di Seul hanno affermato che le autorità nordcoreane sono preoccupate dell’attività di missionari clandestini. A tale riguardo invitano i cittadini a denunciare questi «lupi astuti che servono da strumenti dell’imperialismo». Sebbene le Chiese svolgano opere di soccorso che altrimenti ricadrebbero sul governo – secondo la stessa fonte – le autorità della Corea del Nord sono allarmate dal dilagare del cristianesimo. La mancanza di libertà religiosa nella Corea del Nord è stata sottolineata anche da mons. Nicholas Cheong Jin-suk arcivescovo di Seul in un’intervista a «Fides» del 31 luglio 1998. In questa occasione l’arcivescovo, auspicando la riconciliazione fra i due Paesi divisi, ha ribadito che i «nord-coreani dovrebbero godere dei diritti umani inalienabili che Dio ha dato all’umanità, come la libertà di coscienza, di religione».