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all'indice del Rapporto 2000

La libertà religiosa nel mondo
Rapporto 2000


Cuba

POPOLAZIONE: 11.116.000
SUPERFICIE: 110.861 kmq
RELIGIONE: Cattolici: 39%; Protestanti: 3,3%
Numero cattolici: 4.825.000


La Costituzione del 1976, pur riconoscendo ai cittadini il diritto di praticare e professare qualsiasi credo religioso – purché ciò avvenga nel rispetto della legge – sottolinea gli obiettivi atei e materialisti del governo cubano. Nella pratica, il governo controlla e limita fortemente la libertà religiosa. E, anche se, con la revisione della Costituzione del 1992, il “socialismo scientifico” non figura più come obiettivo del regime cubano, e lo Stato non è più definito «ateo», ma «laico», la persecuzione non si è fermata.

La legge prevede che le varie confessioni religiose, per essere ufficialmente riconosciute, debbano essere iscritte nel Registro delle associazioni. Tuttavia, nella maggioranza dei casi, il governo rifiuta di registrare i nuovi movimenti religiosi. Allo stesso modo, proibisce, salvo rare eccezioni, la costruzione di nuove chiese, costringendo molte delle nascenti congregazioni a riunirsi in case private e a svolgere attività contrarie alla legge.

L’ufficio degli Affari religiosi del Partito comunista cubano ha il compito di controllare e sorvegliare le istituzioni religiose presenti nel Paese.

La visita del Papa a Cuba, svoltasi tra il 21 e il 25 gennaio 1998, pur non essendo stata sufficiente a ottenere i cambiamenti auspicati da molti, ha avuto tra le sue conseguenze la liberazione di 300 prigionieri, per i quali il Papa aveva invocato la clemenza. Rimane in carcere un numero consistente ma imprecisato di persone, accusate di reati rubricati come «pericolosità», anche per motivi religiosi.

La repressione religiosa da parte del Governo sembra aver perso, negli ultimi anni, parte dei suoi aspetti più violenti, anche se la discriminazione e la marginalizzazione di chi professa la propria fede apertamente rimane ancora molto presente. Pur essendo state allentate varie restrizioni che gravavano su alcune delle religioni ufficialmente riconosciute, a due anni dalla storica visita, il Pontefice, ricevendo in Vaticano il ministro degli Esteri di Cuba, Felipe Pérez Roque, ha auspicato una sempre maggiore libertà religiosa.

Secondo «Droits de l’homme sans frontières», dell’8 dicembre 1998, il Governo ha consentito l’ingresso di 40 nuovi religiosi e sacerdoti nel Paese (attualmente, a Cuba sono presenti 300 sacerdoti, meno della metà di quanti ce ne fossero prima del 1960). Il regime ha, inoltre, preso la decisione di considerare il Natale come giorno festivo. Rimane, però, ancora in vigore un decreto del 1995 che proibisce di rappresentare scene della Natività in edifici pubblici, a meno che essi non siano legati al settore del turismo o del commercio estero, come riferisce il rapporto sulla libertà religiosa del governo degli Stati Uniti del 1999. Il governo continua comunque a limitare fortemente l’accesso della Chiesa ai media e rifiuta di concederle la possibilità di avere organi di stampa indipendenti. Non è, inoltre, possibile istituire scuole religiose. Talvolta, in occasione di importanti festività, vengono autorizzate processioni in luoghi aperti, secondo quanto riportato dal rapporto sulla libertà religiosa del governo degli Stati Uniti del 1999.

Nel gennaio 1999, secondo il rapporto 2000 di Human Rights Watch, la polizia de L’Avana ha arrestato per periodi variabili da quattro a sei giorni sei attivisti della Lawton Human Rights Foundation e il loro leader, Oscar Elias Biscet González, che avevano intenzione di partecipare a un raduno per ricordare la visita di Papa Giovanni Paolo II. González è stato arrestato e torturato dalla polizia anche nel mese di agosto 1999.

In un’intervista rilasciata al quotidiano «Avvenire» il 12 novembre scorso, il cardinale Jaime Ortega y Alamino, arcivescovo de L’Avana, ha affermato che ci sono dei, seppur lenti, cambiamenti, per esempio una maggior presenza nei mezzi di comunicazione, un tempo ostili: significativa, a questo proposito – informa lo stesso quotidiano il 21 dicembre –, è stata l’autorizzazione concessa dal governo alla trasmissione in differita dell’apertura della Porta Santa della basilica di S. Pietro. Ma ci sono anche altri traguardi che sembrano ancora lontani da raggiungere, come nel campo educativo «la Chiesa non ha scuole – afferma il Cardinale –, non ha la possibilità di averne, come non ha nemmeno la possibilità di insegnare la religione nelle scuole pubbliche. Oppure il diritto di ingresso dei sacerdoti e delle religiose. In occasione della visita del Papa e subito dopo c’è stata una certa apertura: adesso, invece, c’è un gran numero di sacerdoti e religiose che aspettano di entrare, e noi speriamo che possano essere autorizzati a farlo prima della fine dell’anno. Su questo punto devo dire che abbiamo dovuto registrare quasi un regresso. D’altra parte, però, manifestazioni come la celebrazione del culto nelle case, nelle famiglie, là dove la gente non ha chiesa e questa è l’unica possibilità per la catechesi o celebrare i Sacramenti, oggi sono ammesse; non sono più considerate un modo di fare clandestino. Ci auguriamo anche che il governo faciliti la costruzione di quelle nuove chiese che per tanti anni non abbiamo potuto costruire».

Anche ai Testimoni di Geova, una volta considerati “nemici della rivoluzione”, sono state accordate varie concessioni, afferma il rapporto sulla libertà religiosa del governo degli Stati Uniti del 1999, tra le quali la possibilità di fare propaganda porta a porta, di riunirsi in piccole assemblee e di avere un ufficio centrale all’Avana.

Nel gennaio 1999 una nuova sinagoga è stata aperta a Camaguey (è la terza nel Paese).

«Compass» riferisce che il presidente Castro ha partecipato il 20 giugno 1999 alla manifestazione finale della celebrazione evangelica cubana, che consisteva in 18 eventi pubblici, quattro dei quali sono stati teletrasmessi in tutta la nazione.

Non ci sono notizie di pressioni del governo contro i vari riti sincretisti afro-caraibici, che sono spesso utilizzati in funzione anticattolica dalle autorità.

Continuano però gli arresti e i processi contro alcuni dissidenti cubani, tra cui anche cattolici. Informa l’agenzia «Fides» del 12 marzo 1999, che tra gli attivisti arrestati c’era anche Osvaldo Paya Sardinas, leader del Movimento Cristiano di Liberazione, in seguito liberato. L’agenzia «Ansa» del 25 gennaio 2000 informa, però, che egli è stato nuovamente arrestato dalla polizia segreta, insieme ad Hector Palacios, dissidente di orientamento liberale, fondatore del Partito della Solidarietà Democratica. Secondo la Commissione Cubana per i Diritti Umani, organismo tollerato ma non riconosciuto dal governo, sono almeno una ventina gli oppositori in carcere in seguito all’ondata di arresti verificatasi da novembre ad oggi.