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all'indice del Rapporto 2000

La libertà religiosa nel mondo
Rapporto 2000


Grecia

POPOLAZIONE: 10.600.000
SUPERFICIE: 131.957 kmq
RELIGIONE: Greco-Ortodossi:97,6%; Musulmani: 1,5%; Cattolici: 0,4%; Protestanti:0,1%
Numero cattolici: 63.000


La Costituzione del 1975, all’articolo 3, riconosce come predominante in

Grecia la religione della Chiesa orientale ortodossa cristiana, ma afferma anche, all’articolo 13, che ´la libertà di coscienza è inviolabile. Il godimento dei diritti individuali e politici non dipende mai dalle convinzioni religiose di ciascuno. Tutte le religioni riconosciute sono libere; le pratiche del proprio culto si esercitano senza intralci sotto la protezione delle leggi. L’esercizio del culto non può portare pregiudizio all’ordine pubblico o ai buoni costumi. Il proselitismo è vietato. I ministri di tutte le religioni riconosciute sono sottoposti alla stessa sorveglianza da parte dello Stato e a obblighi verso di esso uguali a quelli della religione predominante. Nessuno può essere dispensato dall’adempimento dei propri doveri verso lo Stato o rifiutare l’applicazione delle leggi a causa delle proprie convinzioni religiose».

Nonostante queste affermazioni esclusivamente di principio, la Chiesa ortodossa gode di notevoli privilegi, sia dal punto di vista politico che economico; è, inoltre, l’unica religione considerata dalla legge come «persona legale di diritto pubblico». Le leggi promulgate dal generale Metaxas durante il periodo dittatoriale tra il 1936 e il ‘37, infatti, sono ancora in vigore e vietano ai non ortodossi di esprimere pubblicamente le loro credenze religiose, di insegnare in scuole pubbliche o private, e di accedere ad impieghi pubblici.

Nonostante la tutela costituzionale della libertà religiosa, molto spesso i gruppi non ortodossi incontrano ostacoli amministrativi o restrizioni legali alla pratica della loro religione. I privilegi e le prerogative legali garantite alla chiesa ortodossa non sono, di norma, estesi anche alle altre religioni riconosciute.

I greco-cattolici risiedono principalmente ad Atene e sulle isole di Tinos, Rodi e Syros; sia la Caritas che l’ordine religioso delle Missionarie della Carità, operano nel Paese, ma ambedue hanno riscontrato difficoltà nel rinnovo dei visti. L’Arcidiocesi cattolica di Atene ha chiesto il riconoscimento legale: questo, in un primo momento, le è stato negato, ma la questione potrebbe essere riconsiderata più favorevolmente.

Secondo due leggi emanate dopo il 1930, i vari gruppi religiosi riconosciuti devono richiedere, per poter aprire luoghi di culto, il permesso al ministro dell’educazione e della religione, il quale può basare la sua decisione sull’opinione del vescovo ortodosso. Nell’ottobre di quest’anno – informa «Human Rights Without Frontiers» del 20 ottobre 1999 – il pastore della Chiesa Apostolica Pentecostale è stato citato in giudizio perché operava in una chiesa che, anche se attiva da più di 50 anni, non aveva avuto l’autorizzazione come “casa di preghiera” dal vescovo greco ortodosso. L’Alleanza Greca Evangelica ha definito tale accusa falsa e ingiusta, perché la Chiesa aveva ottenuto il permesso dalle autorità governative (il ministero dell’Educazione e della religione) già nel 1938.

Nikolaos Foscolos, l’arcivescovo cattolico di Atene, ha denunciato, come riporta «Human Rights Without Frontiers» del 3 marzo 1999, le numerose “discriminazioni pratiche” esistenti nei confronti dei non ortodossi: ha riportato l’esempio delle Forze armate, dove essere ortodosso è la prima condizione per poter diventare ufficiali. Anche se legalmente la libertà religiosa è protetta, ha affermato l’arcivescovo, sembra che i cittadini abbiano il dovere di essere ortodossi per essere considerati interamente greci. La stessa fonte riporta che un vescovo ortodosso, parlando dei cittadini non ortodossi, li ha definiti “co-elleni” invece che greci. Papa Giovanni Paolo II, in un incontro avvenuto il 5 febbraio con otto vescovi greci, ha auspicato un ampliamento della libertà religiosa e del dialogo in Grecia, per il bene di tutta la nazione.

L’agenzia «Droits de l’homme sans frontières» aveva denunciato, già nel 1994, il carattere istituzionalizzato delle violazioni del diritto delle minoranze religiose a vivere pienamente la loro fede. Tuttavia, il Santo Sinodo della Chiesa greco-ortodossa non sembra ritenere che la situazione delle minoranze religiose in Grecia sia particolarmente difficile, dal momento che ha criticato le affermazioni del Rapporto annuale sulla libertà religiosa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, definendo – come riporta «Human Rights Without Frontiers» del 29 ottobre 1999 – le informazioni relative a un basso livello di libertà religiosa in Grecia «unilaterali e maligne, che tengono in considerazione qualsiasi cosa viene raccontata dai rappresentanti di sette e di gruppi religiosi marginali».

Vi sono, però, ulteriori conferme della violazione del fondamentale diritto alla libertà religiosa e alla libertà di espressione.

Il Comitato Helsinki greco e il Gruppo per i Diritti delle minoranze hanno condannato, come riporta «Human Rights Without Frontiers» del 14 febbraio 1999, le continue persecuzioni ai danni del musulmano Mehmet Emin Aga, in quanto esse costituiscono una violazione dei fondamentali diritti umani della libertà di religione e della libertà di espressione. Mehmet Emin Aga, eletto mufti di Xanthi nel 1990 dai musulmani, è stato sostituito da Emin Sinikoglu, nominato mufti dal governo, sulla base di una nuova legge approvata nel 1991 e che andava a sostituire la precedente del 1920. Mehmet Emin Aga è stato poi condannato a 100 mesi di prigione – ridotti a 70 in appello – per aver violato l’art. 175 del codice penale, che vieta di assumere senza motivo funzioni religiose. La sua situazione era resa più grave anche dal fatto che egli aveva inviato, firmando come mufti messaggi religiosi ai musulmani.

Le stesse organizzazioni, riporta sempre «Human Rights Without Frontiers» del 20 luglio 1999, hanno denunciato l’attività delle autorità municipali di Kassandreia in Haldikiki, definendole “intolleranti, provocatorie, illegali e arbitrarie”: il sindaco avrebbe infatti organizzato mobilitazioni di massa per impedire la costruzione di una sala di lettura dei Testimoni di Geova, nonostante tale movimento avesse richiesto e ottenuto il regolare permesso. A conferma degli eventi, il rapporto 2000 di Human Rights Watch, riferisce che sarebbe stato utilizzato un bulldozer di proprietà comunale per sbarrare l’ingresso all’edificio, la cui licenza edilizia è stata sospesa dalle autorità.

Nel gennaio del 1999 è morto Minos Kokkinakis, membro dei Testimoni di Geova, il cui caso fu oggetto di una sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti umani in materia di libertà religiosa in Grecia Kokkinakis venne arrestato con l’accusa di proselitismo; fu condannato all’esilio quattro volte a causa delle sue convinzioni religiose; è stato arrestato 60 volte e ha trascorso sei anni e mezzo in carcere. La Corte Europea ha condannato la Grecia al risarcimento di tre milioni e mezzo di dracme, per la violazione dell’art. 9 della Convenzione europea sui diritti umani, relativo alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione.

Il 21 gennaio 1999 la Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha archiviato il caso del cittadino greco Gabriel Tsavachidis, che aveva fatto ricorso contro lo Stato per essere stato deferito nel 1995 davanti al tribunale correzionale di Kilkis perché accusato di aver aperto un luogo di culto non autorizzato. Nei confronti dell’accusato erano state condotte indagini segrete sulle quali era stato avanzato il dubbio di validità. In seguito Tsavachidis e lo Stato hanno raggiunto un accordo e pertanto non vi è più materia del contendere per il Tribunale europeo.

«Actualité des religions» dell’ottobre 1999 riferisce che, in occasione dei Giochi olimpici del 2004, Atene dovrà dotarsi di una moschea in quanto i regolamenti del Comitato Olimpico internazionale impongono che debba essere assicurato a tutti gli atleti un proprio luogo di culto. Il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa avrebbe dunque, dopo aver ripetutamente rifiutato l’ipotesi, concesso il proprio assenso alla costruzione di una moschea, ma priva di minareto. I luoghi di culto per i musulmani nel Paese sono situati nel Nord est e a Sud est dell’Egeo.

Come informa «Human Rights Without Frontiers» del 3 marzo 1999, il popolare settimanale «Bhema», in febbraio, si è scusato con i cristiani evangelici per aver pubblicato un articolo nel quale inseriva il loro movimento tra le sette, insieme ai satanisti. Il 2 dicembre 1999 un’emittente radiofonica evangelica è stata costretta a chiudere, dopo un raid della polizia nei suoi uffici amministrativi e il pastore Lakis Regas, di 73 anni, è stato arrestato e rilasciato il giorno seguente. Thanos Karbonis, il direttore della radio, ha dichiarato a «Compass», che ha riportato la notizia il giorno 17 seguente, la sua convinzione che la Chiesa greca ortodossa agisca da “censore”: l’accusa che ha portato alla chiusura dell’emittente era la mancanza dell’appropriata licenza per trasmettere, cosa che nessuna stazione radio ha mai creduto di doversi procurare data l’assenza di indicazioni legislative in merito. L’altra accusa, quella di disturbare con le trasmissioni le frequenze della vicina base navale, è stata dichiarata infondata dagli specialisti. Sul caso si è aperto un procedimento giudiziario ancora in corso.