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A.C.S. - Aiuto alla Chiesa che Soffre - Segretariato Italiano |
La libertà
religiosa nel mondo |
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Iraq POPOLAZIONE:
21.800.000
La religione ufficiale della Repubblica irakena è lislam. Pur garantita dalla Costituzione, la libertà religiosa è gravemente limitata sotto vari aspetti. Secondo il rapporto 1999 del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, le violazioni maggiori sono patite dai musulmani sciiti maggioranza nel Paese con una percentuale del 60-65% rispetto ai sunniti, circa il 30-35% della popolazione , fatti oggetto di pesanti discriminazioni anche nella distribuzione degli aiuti alimentari delle Nazioni Unite. Nei loro confronti vi sarebbe una politica governativa tesa a eliminare le gerarchie religiose, primariamente attraverso una catena di attentati contro autorità religiose sciite iniziata nel 1998. Nel corso del 1999 sono stati colpiti layatollah Sheikh Bashir al-Hussaini rimasto ferito a Najaf il 7 gennaio in un agguato nel quale hanno perso la vita tre suoi allievi e il Grande Ayatollah Mohammad Sadiq as-Sadr, il massimo esponente sciita irakeno, ucciso con una mitragliatrice insieme a due suoi figli, sempre a Najaf, il 19 febbraio. Alle proteste organizzate, dopo il divieto governativo di celebrare un funerale, dalla comunità sciita, la polizia avrebbe risposto violentemente, uccidendo 47 persone a Baghdad e arrestandone 850. Il 20 febbraio 1999, durante altri scontri a Nasiriyah, sarebbero state uccise altre 39 persone e un numero consistente di manifestanti sarebbero stati arrestati. A Najaf, nellaprile 1999, nel corso di altri incidenti per il quadrigesimo della morte di as-Sadr, sarebbero state ferite 15 persone e altre centinaia arrestate. Il Rapporto statunitense riferisce anche di numerosi attacchi dellesercito contro villaggi sciiti, così come anche della reazione armata di alcuni gruppi di questi ultimi. Alle azioni militari si aggiungerebbero inoltre le persecuzioni di tipo più spiccatamente religioso, come accaduto il 14 gennaio 1999, con larresto di Sheikh Awas, imam della moschea di Nasiriyah, al quale avrebbero fatto seguito scontri di piazza con cinque morti, 11 feriti e 300 arrestati da parte sciita. Sparatorie con dozzine di vittime sarebbero avvenute il 16 aprile a Baghdad, di fronte a due moschee. A Bassora, viene riferito di arresti di massa che avrebbero coinvolto migliaia di sciiti nellaprile 1999 e altri 1.093 nel successivo mese di maggio. Un numero imprecisato di sciiti andrebbe regolarmente incontro allesecuzione capitale. Nei confronti dei circa 350mila cristiani siri e caldei del Paese, secondo il Rapporto statunitense (ma esistono stime diverse, cfr. Paolo Girola, Le comunità, Paese per Paese in Il dialogo-Al hiwâr, n. 4-1999, p. 19, che parla di 616mila cristiani, pari al 3,2% della popolazione) vengono adottate misure di trasferimento obbligatorio dalle regioni del Nord. Le organizzazioni siriache lamentano inoltre lapplicazione della legge sullapostasia, che impedisce la conversione di musulmani ad altre religioni, ma consente ai non musulmani di aderire allIslam. Da parte delle Chiese, esiste il timore di unaffermazione sciita, che potrebbe condurre a ledere in misura ancora maggiore i diritti religiosi dei non musulmani. La libertà di culto, scrive Girola, attualmente «è assicurata, senza restrizioni, anche nella costruzione di chiese, che hanno numerose strutture per la pastorale e lassistenza. Lemigrazione, che è un fenomeno recente per la Chiesa caldea, è cresciuta molto per le condizioni economiche fortemente peggiorate dopo la guerra del Golfo e lembargo. Dal 1991 a oggi un sesto dei cristiani è emigrato». Da anni circa 20-30mila caldei emigrano verso la Giordania. La maggioranza della comunità nestoriana vive già in esilio. Nel resoconto di Girola vengono forniti alcuni dati sullimportanza della presenza dei cristiani: pur rappresentando il 20% degli insegnanti, la loro marginalità politica è evidente, dato che nellAssemblea nazionale ci sono quattro deputati su 250. Anche nei confronti della minoranza sincretista degli Yazidi vengono adottate misure repressive. In unintervista allagenzia «Fides» del 4 giugno 1999, il Patriarca di Babilonia dei Caldei, Raphael I Bidawid, ricorda i continui bombardamenti da parte statunitense e lazione della Chiesa cattolica per farli cessare. Una visita del Pontefice, prevista per lanno 2000 a Ur dei Caldei, sulle orme del patriarca Abramo, è stata rinviata dal governo irakeno, come riferito dal direttore della sala stampa vaticana, Joaquin Navarro, il 10 dicembre 1999, che ha citato tra le motivazioni ufficiali fornite dalle autorità di Baghdad, le condizioni anormali in cui versa il Paese a motivo dellembargo e delle no-fly zone, come anche la situazione esistente nella regione. Il Pontefice tuttavia ha voluto recarvisi spiritualmente il 23 febbraio 2000, prima di iniziare il viaggio in Sinai e in Terra Santa. Secondo lagenzia «Agi» della stessa data, a seguire la cerimonia presieduta dal Papa in Vaticano cerano, collegati via satellite, anche un migliaio di fedeli che si erano dati appuntamento nella cattedrale di Baghdad per una preghiera penitenziale «secondo le intenzioni di Giovanni Paolo II». «La notizia della decisione del Santo Padre ha spiegato il patriarca Bidawid, intervistato il giorno stesso dallagenzia «Fides» ci è giunta proprio a conclusione dei tre giorni di digiuno che la nostra Chiesa ha fatto da lunedì 13 febbraio a mercoledì 15. Il nostro digiuno è stato coronato da una bella notizia: ora verremo a Roma per manifestare il nostro affetto al Papa che spero possa riceverci per ascoltare la nostra gratitudine». Il patriarca si è detto «molto felice» delliniziativa del Papa di compiere ugualmente un pellegrinaggio, anche se solo spirituale, nellIraq meridionale. Secondo Bidawid, con la sua iniziativa, «inoltre il Papa ha definitivamente chiarito che la sua volontà era di compiere un viaggio spirituale, meramente religioso, senza alcun intento politico, come invece altri temevano». |
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