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all'indice del Rapporto 2000

La libertà religiosa nel mondo
Rapporto 2000


Kirghizistan

POPOLAZIONE: 4.643.000
SUPERFICIE: 198.500 kmq
RELIGIONE: Musulmani sunniti: 70%; Ortodossi: 6%
Numero cattolici: 27.000


Secondo la Costituzione, il Kirghizistan è uno Stato laico, in cui istituzioni e religioni sono separati; viene garantita la libertà religiosa e il diritto, per ogni cittadino, di scegliere e praticare la propria religione.

Il governo riconosce tre festività musulmane e una russa ortodossa come feste nazionali. L’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche è vietato.

Secondo un decreto presidenziale del 1997, tutte le organizzazioni religiose devono essere registrate presso la Commissione per gli Affari Religiosi (e successivamente presso il Ministero della Giustizia, per ottenere il riconoscimento legale). Sebbene inizialmente qualche comunità religiosa, tra cui alcuni gruppi mormoni e battisti, abbia avuto problemi per ottenere la registrazione, non ci sono notizie di comunità che, pur avendola richiesta, non l’abbiano ottenuta. Secondo gli elenchi ricevuti dal «Keston News Service» nel gennaio 1999, e compilati dalla Commissione per gli Affari Religiosi, dei 217 gruppi esistenti ufficialmente, 188 sono cristiani, 17 musulmani, 10 baha’i, uno israelita e uno che comprenderebbe alcuni centri buddisti. Il basso numero di organizzazioni musulmane registrate è spiegato dal fatto che le moschee del Paese sono complessivamente registrate sotto la Tavola spirituale musulmana.

In una situazione in cui, almeno quanto all’appartenenza etnica, la maggioranza della popolazione è musulmana (ufficialmente il 70 per cento della popolazione è sunnita), mentre il 21 per cento è composto da russi e il 5 per cento da ucraini e tedeschi (anche se le statistiche ufficiali danno soltanto un 6 per cento di ortodossi), le diverse confessioni convivono in modo pacifico.

Secondo il rapporto dell’Osce del maggio 1999, gli estremisti islamici, che vanno sotto il nome di «wahabiti», sono oggetto di «una campagna metodica e deliberata» essendo considerati una minaccia per la stabilità del Paese.

È stata intravista – riporta la stessa fonte – anche la possibilità di introdurre una nuova legislazione in materia religiosa, le cui anticipazioni non concorderebbero con il rispetto dei diritti delle minoranze e dei gruppi non tradizionalmente presenti sul suolo della Repubblica.

Il «Keston News Service» del 28 maggio 1999 riferisce che le autorità hanno interrotto una riunione di battisti il 20 maggio precedente nella cittadina di Kyzyl Kiya, nella regione dell’Osh del Kirghizistan sud–occidentale, arrestando e multando i partecipanti, i quali sono stati in seguito privati dei passaporti e accompagnati alla frontiera con l’Uzbekistan. Secondo il rapporto sulla libertà religiosa del Dipartimento di Stato statunitense del 1999, a parere del governo il gruppo era composto da stranieri e aveva rifiutato per quattro volte la richiesta di effettuare la registrazione, necessaria per legge. Le autorità governative hanno affermato che il gruppo non era affiliato con l’Unione dei Cristiani Battisti Evangelici, che è un’associazione registrata.

L’agenzia «Misna», riprendendo una notizia di «Asia News», ha reso note, il 9 ottobre 1999, le affermazioni del capo della sezione Indottrinamento e analisi del Comitato Affari religiosi, Salamat Drosonbev, il quale si è dichiarato preoccupato per «l’aumento delle attività missionarie nel suo Paese. I missionari cristiani – ha detto – approfittano dell’ignoranza del popolo nei riguardi della propria religione e delle difficoltà economiche per sollecitare nuove conversioni, e ciò è confermato dal fatto che 3mila persone si sarebbero già convertite al cristianesimo». Drosonbev ha anche indicato che alcuni missionari «andati oltre i limiti» sono stati portati davanti al tribunale, e ciò ha provocato la protesta di tre senatori americani.