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all'indice del Rapporto 2000

La libertà religiosa nel mondo
Rapporto 2000


Libano

POPOLAZIONE: 3.191.000
SUPERFICIE: 10.400 kmq
RELIGIONE: Maroniti: 61%; Musulmani: 19,4%; Greci melkiti: 11%; Drusi: 7%; Cattolici: 0,7%; Cattolici armeni: 0,4%; Caldei: 0,3%

Fonte: Calendario Atlante De Agostini 2000, ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1999
Sciiti: 26%; Sunniti: 22%; Maroniti: 23%; Ortodossi: 11%; Cattolici: 5%; Armeni: 4%; Drusi: 5%
Fonte: Philippe Lemarchand (a cura di), Atlas géopolitique du Moyen-Orient et du monde arabe, Le croissant des crises, 2 a ed., Editions Complexe, s.l., 1994
Numero cattolici: 1.967.000


L’art. 9 della Costituzione stabilisce il rispetto dello Stato per tutte le religioni e la garanzia della loro autonomia legislativa e giudiziaria in materia di matrimonio e famiglia, oltre che di successione.

Il Libano, secondo mons. Bechara Raï, vescovo maronita di Jbeil (Byblos), intervistato dall’agenzia «Fides» del 5 novembre 1999, «è un modello di convivenza tra fedi diverse. A livello sociale, la convivenza è quella della vita quotidiana. Musulmani e cristiani si ritrovano insieme a scuola, nelle festività religiose nazionali, nei matrimoni misti. A livello culturale, cristiani e musulmani contribuiscono a sviluppare la cultura araba ed aprirla alle culture occidentali. A livello politico vige in Libano, tra i cittadini cristiani e musulmani, un “patto nazionale” di convivenza non scritto».

Non vi è una religione di Stato e mancano dati certi sulle percentuali di popolazione appartenenti alle varie confessioni presenti sul territorio. Secondo il rapporto 1999 del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, un cittadino può cambiare religione, a patto che il responsabile del gruppo a cui vuole unirsi si esprima favorevolmente.

Dopo la lunga guerra fra siriani, israeliani, palestinesi e libanesi, che ha insanguinato il Libano dal 1975 al 1990, oggi il Paese vive sotto l’occupazione militare della Siria, che ha nel Paese 30mila soldati, e anche le istituzioni libanesi si trovano in ostaggio del vicino. Le più alte cariche dello Stato sono ricoperte da filosiriani, anche se cristiani, come il presidente della Repubblica, Emile Lahoud. Il sunnita Selim Hoss è capo del Governo e il Parlamento, secondo «Mondo e Missione» del novembre 1999, guidato dallo sciita Nabih Berri, conta 128 seggi equamente divisi tra cristiani e musulmani. L’amministrazione giudiziaria è pesantemente influenzata da un’interpretazione islamica della legge, tanto che come riferisce l’agenzia «Misna» del 6 ottobre 1999, un cantante Marcel Khalife, su indicazione del mufti della Repubblica libanese, lo sceicco Mohammed Rachid Kabbani, è stato messo sotto accusa per aver inserito in un suo motivo un versetto della sura coranica di Giuseppe. A rappresentare, secondo il giudice, un attentato ai valori religiosi, sarebbe la frase: «Ho visto undici astri, il sole e la luna prostrarsi davanti a me» della canzone intitolata «Padre, sono Giuseppe».

In seguito ad accordi internazionali, dopo 14 anni di occupazione israeliana della «fascia di sicurezza», l’Esercito del Libano del Sud (Els), milizia filoisraeliana, si è ritirato il 3 giugno 1999 dalla cittadina di Jezzine, interamente cristiana. Caroline Donati, su «Asia news» dell’agosto-settembre 1999, riferisce che oggi restano 4mila abitanti contro i 50mila del 1985. Israele, tuttavia, occupa ancora l’11 per cento del territorio libanese, stando a un reportage di Caterina Diemoz pubblicato sulla rivista «Popoli» dell’ottobre 1999.

Il primo Congresso dei patriarchi e vescovi cattolici d’Oriente si è concluso a Beirut, riporta l’agenzia «Fides» del 28 maggio 1999 e ha affrontato anche il problema dell’emigrazione dei cristiani, frutto di una serie di preoccupazioni legate alle circostanze politico-economiche della regione nonché al mancato rispetto dei diritti religiosi delle minoranze in alcuni Paesi. Nel documento finale si afferma, fra l’altro, che «una grande responsabilità ricade sui musulmani che formano la maggioranza. Spetta loro rassicurare i cristiani considerandoli parte integrante della stessa comunità nazionale, con parità in diritti e doveri».

«Avvenire» del 14 settembre 1999 dà la notizia delle violenze subite dalla giornalista cristiana Kozet Ibrahim a opera dell’Els, che l’ha prelevata dalla propria abitazione e brutalmente torturata nella prigione di Kiam, nella fascia di sicurezza.

Il 3 ottobre 1999 un diacono maronita, Shafik Rajha, informa «The Catholic World Report» del novembre 1999, è rimasto ucciso dallo scoppio di un ordigno posto all’ingresso della chiesa di San Gregorio, a Beirut. Si tratta, secondo il periodico, del primo attentato terroristico da due anni a questa parte.

Un’offensiva di estremisti islamici è stata fermata al prezzo di 11 militari morti e sei feriti e con l’uccisione di 27 ribelli uccisi, 20 feriti e 60 catturati, secondo «L’Osservatore Romano» del 6 gennaio 2000. Il gruppo, denominatosi «Pentimento e migrazione» (o «Anatema ed esilio») e formato, secondo «Il Sole 24-ore» del 4 gennaio 2000, da 200-300 persone, aveva iniziato ad agire dal 31 dicembre 1999, prendendo in ostaggio un centinaio di residenti cristiani e musulmani del villaggio di Kfarhabou e compiendo una serie di attentati contro chiese cristiane a Tripoli e Dinyeh. I suoi componenti sarebbero in gran parte mujaheddin, originari della zona di Tripoli reduci dalle guerre in Afghanistan, Cecenia e Algeria e legati all’or-ganizzazione «Al Qaeda» di Osama Bin Laden e ai gruppi salafisti e wahabiti della «Lega partigiana», guidata dal terrorista palestinese Abdul Karim «Abu Mohjen» Al Saadi. Diversi di essi, secondo «Avvenire» del 4 gennaio 2000, sarebbero Fratelli musulmani egiziani. La stessa fonte riferisce che i ribelli avevano reagito con azioni militari all’arresto di numerosi giovani musulmani libanesi in seguito agli assalti contro luoghi di culto cristiani, partendo da Aason, la cui chiesa era stata oggetto di un attentato.

Il 1° febbraio 2000, riporta l’agenzia «Ansa», il presidente libanese filo-siriano Emile Lahoud, cristiano maronita, e il cardinale Nasrallah Sfeir, patriarca della comunità maronita in Libano, sono apparsi in contrasto nel loro giudizio se Israele sia o meno un «nemico». Il primo ha esaltato il movimento islamico Hezbollah per aver ucciso domenica 30 gennaio 2000 in un attacco Akel Hashem, vice capo della milizia filo-israeliana Esercito del Libano sud (Els) nei territori sud-libanesi occupati da Israele. Sfeir, un acceso critico della presenza militare siriana in Libano, ha invece esaltato lo stesso Hashem come un martire e ha chiesto all’arcivescovo Maroun Sader, che ne ha celebrato i funerali come suo rappresentante, di porgere le sue fraterne condoglianze e la sua solidarietà a tutti coloro che soffrono e a tutta la zona occupata.

La stessa fonte riferisce che gli esponenti e simpatizzanti della destra libanese considerano il movimento Hezbollah (partito di Dio) come un gruppo fondamentalista musulmano-sciita, piuttosto che un gruppo dedicato esclusivamente all’attività di guerriglia contro l’occupazione israeliana di parte del sud Libano, come invece lo considera la sinistra.