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all'indice del Rapporto 2000

La libertà religiosa nel mondo
Rapporto 2000


Malesia

POPOLAZIONE: 21.410.000
SUPERFICIE: 329.733 kmq
RELIGIONE: Musulmani: 53%; Buddisti: 17%; Induisti: 7%; Cristiani: 6,4%
Numero cattolici: 691.000


Nonostante nel 1998 sia stata operata una sostanziale revisione della rilevanza costituzionale dell’islam come religione di Stato, permangono alcune restrizioni al libero esercizio del culto. Nel Rapporto 1999 del Dipartimento di Stato statunitense sulla libertà religiosa si afferma che vi è una politica ufficiale diretta all’introduzione dei valori islamici nell’amministrazione del Paese. Tuttavia, secondo la stessa fonte, la legge coranica viene imposta ai musulmani soltanto limitatamente a qualche aspetto civilistico e non è applicata nei confronti dei non musulmani.

Di fatto, essendo considerato inscindibile il legame tra cittadinanza malese e fede musulmana, è assai controverso il diritto a cambiare religione abbandonando l’islam. Nella pratica, ciò risulta alquanto difficoltoso e chi decide in tal senso si espone a numerosi fastidi. Nell’agosto 1998, in seguito alle pressioni esercitate da più parti, il governo ha stabilito che gli «apostati» non andranno incontro a punizioni da parte delle autorità se non nel caso in cui, dopo la conversione, diffamino l’islam.

Nel corso del 1999, secondo il rapporto statunitense sulla libertà religiosa, sono state rilasciate dieci persone di religione baha’i incarcerate dal 1997 e non risulta che altri siano detenuti per questioni religiose.

Il governo ha introdotto l’obbligo di includere nella nuova carta d’identità l’informazione sulla razza e la religione del cittadino, come riferisce «Asia News» del dicembre 1999, riportando le proteste suscitate dal provvedimento, che potrebbe indurre – secondo A. Vaithilingam, presidente del consiglio consultivo malese per il buddhismo, il cristianesimo, l’induismo e il sikhismo – violenze e discriminazioni.

Nonostante nel gennaio del 1999 il governo dello Stato del Selangor, regione malese che conta circa 3 milioni di abitanti, abbia annunciato la formazione di un Consiglio consultivo interreligioso per prevenire i conflitti di tipo confessionale e promuovere il dialogo, non vi sono stati sviluppi ulteriori dell’iniziativa.

Il Movimento nazionale di giustizia, nuovo partito politico diretto da Wan Azizah Wan Ismail, moglie dell’ex primo ministro malese Anwar Ibrahim, pur continuando a considerare l’islam come la religione dello Stato, si è impegnato – a quanto riferisce «Human Rights Without Frontiers» del 23 dicembre 1999 – a garantire il diritto a professare un’altra religione. La posizione espressa, riporta l’agenzia «Misna» del 30 settembre 1999, è conforme alle richieste avanzate dal Consiglio malese di buddhismo, cristianesimo, induismo e religione sikh. Affermando la libertà di parola e di associazione e gli altri diritti umani fondamentali, oltre che il diritto ad avere propri luoghi di culto e di sepoltura, la responsabile del partito si discosta dalla linea adottata dall’attuale ministro dell’interno che tende a imporre restrizioni sulla costruzione di luoghi di culto e a favorire la concessione di spazi per i cimiteri esclusivamente ai musulmani. Per i cristiani, che – diversamente dagli indù, dai buddhisti e dai sikh – non ricorrono alla cremazione, il problema è ancora più grave.

«Asia News» del dicembre 1999 riporta la notizia secondo cui un consiglio interreligioso malese ha denunciato un tentativo del maggiore partito di opposizione islamico, relativo all’introduzione di un decreto volto a controllare e limitare la diffusione di religioni diverse dall’islam. La proposta, dal titolo «Controllo e restrizione della propaganda di religioni diverse dall’islam (territori federali) 1999», presentata da Abdul Hadj Awang, vicepresidente del Parti Islam Se Malaysia (Pas) ha sollevato critiche da parte di esponenti politici e civili. Più volte Hadi avrebbe risposto che «il decreto si applica solo ai musulmani» sebbene, sulla rivista «The Star», abbia affermato che il Pas non ha rinunciato al progetto di istituire uno Stato islamico in Malesia. Anche il presidente dello stesso partito, Fadzil Noor, ha difeso il provvedimento affermando che sarebbe nell’interesse della sicurezza nazionale e dell’armonia razziale.