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La libertà religiosa nei Paesi a maggioranza Islamica
Rapporto 1998


Azerbaigian

POPOLAZIONE: 7.617.000
RELIGIONE: islam 88% (62% sciita, 26% sunnita); ortodossi 12%
Cattolici: 50.020
Amministrazione apostolica


La Costituzione del Paese non comprende una religione di Stato e prevede la libertà di praticare altri culti. Il sentimento anti-armeno però ha spinto alla partenza gran parte di questi e conseguentemente ha portato alla chiusura delle chiese. Nel 1996 è stata introdotta una legge che proibisce agli stranieri il proselitismo.

L’Azerbaigian, dominato dai vicini per millenni, ha trascorso il XX secolo sottoposto all’Urss, da cui si è separato solo nel 1991. La popolazione cristiana è armena e russa, molti hanno lasciato il Paese dopo il massacro del 1989. In teoria esiste la libertà religiosa ma i nazionalisti stanno diventando sempre più anticristiani a causa del fondamentalismo islamico.

Con la fine del comunismo sembrava che fosse giunto un periodo di maggiore serenità anche dal punto di vista religioso, senza persecuzioni, con l’aiuto di una legge, passata nel 1992, che imponeva la separazione tra religione e Stato. L’unico gruppo che non se ne avvantaggiò fu la Chiesa armena per le continue tensioni riguardo alla regione del Nagorno Karabakh. Ma tutto ciò è durato poco. La politica sembra voler riprendere il suo dominio sulla religione. Anche l’islam, culto principale, è sottoposto a controlli perché il presidente teme un crescente potere del vicino Iran, soprattutto per la minaccia dell’introduzione della Shia, la tradizione islamica caratteristica di quest’ultimo Paese. Nel maggio 1996 il leader del Partito islamico ha subito un arresto per spionaggio. Risalgono allo stesso anno le prime restrizioni religiose. Tutte le moschee devono rispettare le indicazioni della Commissione musulmana del Paese, allontanando i fondamentalisti. Anche la stampa religiosa subisce controlli. Queste restrizioni si estendono ovviamente anche alle altre religioni. Secondo il periodico “Frontier”, oggi non è possibile predicare altro che l’islam azeri; gli stranieri non possono portare oggetti di propaganda nel Paese, mentre i cristiani sono stati biasimati per aver occupato i migliori luoghi di Baku per i loro scopi missionari. Una delle più numerose comunità protestanti della capitale, circa 600 persone, s’è vista negare la registrazione ufficiale perché in qualche punto del suo statuto si contraddiceva la legge sulla religione. È stato loro concesso unicamente il permesso di continuare l’attività, sia pure senza garanzie. L’ambasciatore americano ha più volte denunciato la discriminazione nei confronti dei cristiani, opponendosi a una campagna contro i gruppi missionari.