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La libertà religiosa nei Paesi a maggioranza Islamica
Rapporto 1998


Guinea Konakry

POPOLAZIONE: 7.405.000
RELIGIONE: islam 86.9%; animisti 4.6%; cristiani 4.3%
Cattolici: 109.852
Diocesi: Konakry - 30.000; Kankan - 50.935; N’Zérékoré - 28.917


Il governo generalmente rispetta la libertà di culto, non esiste religione di Stato. Le organizzazioni devono essere riconosciute dal ministero di giustizia e religione. Restrizioni si sono avute nel 1996 nei confronti di missionari cattolici perché accusati di sermoni politici, con arresti ed espulsioni.

La Guinea fino al 1958 è stata una colonia francese. Il suo principale uomo politico dopo l’indipendenza è Sekou Touré, in carica fino al 1984. Alla sua morte, i militari si sono impadroniti del potere e hanno eletto Lansana Conté a capo della Repubblica. Con il 1990 è stata promulgata una Costituzione più liberale e nel 1993 hanno avuto luogo le prime elezioni multipartitiche, che hanno comunque riconfermato Conté. L’islam ha una lunga storia, si è diffuso tra le personalità, gli intellettuali e i comandanti che potevano capire il significato di “guerra santa”. Lentamente sono sorti luoghi di pellegrinaggio e centri religiosi dove i giovani cercavano indicazioni e consigli. Durante il regime di Touré c’è stato un rinnovamento dell’islam, caratterizzato dalla recita della preghiera due volte al giorno e dalla scelta anticipata della predica da fare in moschea il venerdì. Dopo 26 anni di dittatura la situazione dell’islam, secondo il segretario generale della Lega Araba, è quella di una religione che deve affrontare varie sfide, prima tra tutte il confronto con la civilizzazione occidentale. La Chiesa, giunta con la colonizzazione, venne guardata con rispetto sotto la dittatura, ma le furono gradualmente tolte le scuole e nel 1967 furono espulse prima le missionarie bianche e poi i sacerdoti. In realtà deve la sua sopravvivenza ai laici che, insieme ai musulmani, hanno trovato un’intesa forte lavorando di comune accordo per il rinnovamento del Paese.