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A.C.S. - Aiuto alla Chiesa che Soffre Segretariato Italiano |
La libertà
religiosa nei Paesi a maggioranza Islamica |
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Iran POPOLAZIONE:
62.304.000
Erede della tradizione dellImpero persiano lIran nel contesto del mondo islamico ha sempre mantenuto una sua specificità culturale. Lattuale ordinamento di Repubblica Presidenziale islamica si è attuato nel 1979, quando lultimo scià Reza Pahlavi è costretto sotto la pressione popolare ad abbandonare il Paese e il governo è assunto dallayatollah Khomeini. Il nuovo Stato, organizzato sulla base dei rigidi principi sciiti, si è messo alla testa di un vasto movimento islamico internazionale, favorendo e finanziando in altri paesi il sorgere di centri culturali, associazioni, gruppi militanti. Da parte degli Stati Uniti è stata più volte formulata laccusa che tale attività di tipo culturale sia stata spesso utilizzata come paravento per nascondere la copertura di azioni di terrorismo internazionale; gli Stati Uniti accusano lIran di armare, finanziare e addestrare i gruppi di terroristi islamisti. Dal 1980 al 1988 lIran è stato impegnato in una guerra sanguinosa contro lIrak di Saddam Hussein; laggressione irachena, nonostante cospicui aiuti da parte di alcune nazioni occidentali e del blocco sovietico, si infrange contro una tenace resistenza dellesercito iraniano ed infine, dopo nove anni di guerra, tra i due paesi si viene alla tregua. Dalla morte di Khomeini nel 1989 lIran attraversa fasi diverse nei suoi rapporti con lOccidente: a volte rimanendo completamente isolato, a volte tentando riavvicinamenti ed aperture. Secondo lIranian Christians International, organizzazione che si occupa della libertà religiosa dei cristiani iraniani, la persecuzione avrebbe acquisito maggior vigore negli ultimi tempi, nonostante lelezione a presidente della Repubblica, avvenuta nel maggio 1997, di Mohamad Khatami, che viene considerato come più moderato.
La questione della libertà religiosa Lislam sciita, che in Iran è religione di Stato, costituisce la religione professata dalla gran parte degli abitanti del Paese, tuttavia esistono alcune minoranze, come i cristiani di varie confessioni, i seguaci dellislam Bahai, gli ebrei. Linstaurazione della Repubblica islamica ha ben presto portato ad una serie di gravi difficoltà e discriminazioni per la comunità cristiana dellIran. Sin dagli inizi del 1979 i religiosi cattolici, soprattutto i Padri Salesiani, cominciarono ad essere attaccati sulla stampa islamica; lo stesso imam Khomeini domandava la chiusura immediata delle scuole cattoliche. Il 10 agosto 1979 a tutti i sacerdoti, religiosi e religiose cattolici stranieri viene concesso un mese di tempo per lasciare il Paese; larcivescovo di Teheran viene rapidamente espulso e solo in seguito a un difficile negoziato il provvedimento di espulsione viene in parte mitigato. Quanto ai protestanti e agli anglicani, essi sono stati immediatamente espulsi. Nel giugno del 1980 tutte le scuole cattoliche dette straniere sono chiuse dautorità. Come ha notato Didier Rance, le vessazioni anticristiane in Iran presentano due aspetti: da una parte la discriminazione, dallaltra tentativi di assimilazione, realizzati soprattutto attraverso linsegnamento scolastico e lindottrinamento durante il servizio militare. Lislamizzazione della scuola pervade ogni aspetto delleducazione: i giovani cristiani sono costretti a studiare su testi impregnati di propaganda islamica, diffamatori e offensivi verso la religione cristiana. Secondo un rapporto di Human Rights Without Frontiers, il governo ha tollerato le attività dei cristiani ortodossi, che costituiscono più del 90 per cento della popolazione cristiana dellIran (stimata in circa 60.000 persone, di queste i cattolici ammontano a circa 12.000) anche se, nei loro rapporti con la società musulmana, queste comunità soffrono trattamenti discriminatori. Le Chiese protestanti subiscono unostilità maggiore da parte del governo in ragione dei loro legami privilegiati con i paesi occidentali più ostili al regime iraniano e anche per il loro maggior attivismo nel proselitismo. Il rapporto di HRWF sostiene che la persecuzione verso i protestanti si è intensificata nel corso degli anni Novanta; quattro loro dirigenti, tra laltro, sono morti in circostanze che potrebbero suggerire una complicità governativa (da Droits de lhomme sans frontières, 13 marzo 1998). Il Santo Padre ha ricevuto il 2 febbraio 1998 il ministro degli esteri iraniano in una visita di cortesia in cui si è parlato della pace nel Medio oriente. Nonostante le affinità tra Vaticano e Teheran in alcune questioni morali, ci sono stati spesso in passato rapporti tesi a causa dinterpretazioni diverse della libertà religiosa. In Iran, infatti, i cristiani sono appena sopportati. Il passaggio dallislam al cristianesimo può essere punito anche con la morte. Numerose sono le violazioni dei diritti delluomo in Iran, dalla pena di morte alla tortura dei prigionieri, ai processi irregolari, agli assassini ed alle discriminazioni per le minoranze religiose. Lapplicazione della sharia è particolarmente dura, soprattutto nei confronti dei bahai e dei cristiani. In teoria il cristianesimo è una delle poche minoranze religiose costituzionalmente tollerate, ma in realtà i fedeli vengono strettamente controllati e sottoposti ad impedimenti. Vengono compiute irruzioni negli istituti religiosi e le persone sono minacciate. Per timore, molte persone cambiano i loro normali luoghi di preghiera e di culto. Se gli incontri sono scoperti dalla polizia, i partecipanti subiscono torture. Mentre da parte del regime non viene intrapreso nessun atto per il rispetto dei diritti delluomo e di unamichevole convivenza delle diverse religioni, i rappresentanti della Chiesa cercano sempre nuove possibilità per trovare un avvicinamento di dialogo. Secondo lagenzia di stampa Droit de lhomme sans frontières del 2 ottobre 1998, ultimamente, a tre bahai incarcerati a Mashhad dallottobre 1997 sotto laccusa di aver continuato a tenere riunioni sulla vita familiare è stata comunicata in via informale dal direttore del carcere la loro condanna a morte. Ci sono ragioni, afferma la stessa fonte il 15 ottobre, per credere che la condanna sia stata eseguita. I tre condannati sono Atahullah Hamid Nazirizadih, Sirus Dhabihi-Muqhaddam e Hidayat-Kashifi Najafabadi che, come tutti i bahai, sono considerati eretici e non godono del diritto di praticare la propria religione, nonostante essa sia pacifica e rispettosa dellautorità. Il 21 luglio un altro bahai, Ruhullah Rawhani, di 52 anni, padre di quattro figli, è stato impiccato nella stessa prigione per aver convertito una donna alla propria fede, nonostante questa protestasse di essere stata educata dalla famiglia nella religione bahai. Al processo, svolto in modo sommario, non avrebbero assistito legali di Rawhani, né sarebbe stata emessa formalmente una sentenza. Die Tageszeitung, del 18 dicembre 1996, riferisce che formalmente le minoranze cristiane, ebree e zoroastriane sono rispettate dalla Costituzione, sono garantiti due posti in parlamento per i cristiani armeni, assiri e uno per gli ebrei e gli zoroastriani. Chiese, templi e sinagoghe vengono finanziati dallo Stato. Tra le loro mura non valgono le regole islamiche, le donne possono stare senza chador e gli armeni utilizzare vino per la messa. Ma non sempre i diritti garantiti costituzionalmente difendono dalle persecuzioni. Le organizzazioni umanitarie continuano a denunciare atti persecutori soprattutto nei confronti di chi si è convertito dallislamismo al cristianesimo. Vittime principali delle persecuzioni sono i bahai: sembra che nel corso della rivoluzione ne siano stati uccisi 200. Molti sono in carcere e due di essi hanno subito la condanna a morte. Questa minoranza non può accedere a impieghi statali e i giovani bahai non possono iscriversi alluniversità perché per lislam la loro religione è illegittima. Sebbene la persecuzione nei loro confronti risalga a più di un secolo e mezzo fa, esisterebbe un piano per sradicarne le comunità, che contano 300mila membri e costituiscono la minoranza più importante di tutto il Paese. Elementi di questo progetto sono desumibili da un documento, risalente al 1991, del Supremo Consiglio Culturale della Rivoluzione e firmato dallayatollah Ali Khamenei, nel quale si afferma che, sul piano interno, deve essere negato agli appartenenti a questa religione laccesso a impieghi e a posizioni di infuenza e che debbono essere distrutte le radici culturali dei bahai anche allestero. Secondo lorganizzazione umanitaria Human Rights Watch lostilità riscontrata nei confronti dei seguaci del bahai si è indirizzata verso una persecuzione grave di questa comunità, alla quale è fatto divieto di qualunque attività religiosa ed è di fatto impedita anche la libertà di educazione scolastica con la chiusura dellIstituto Bahai per lEducazione Superiore, avvenuta nel settembre del 1998. Dal 1979 più di 200 appartenenti a questa religione sono stati uccisi; altri 15 sono scomparsi e si presume siano morti. Dopo il 1993 le riunioni dei fedeli sono state proibite e la sola partecipazione alle loro attività, anche se svolte in case private, può essere causa di gravi conseguenze. Negli ultimi tre anni più di duecento bahai sono stati arrestati e tenuti in carcere per periodi variabili dalle 48 ore ai sei mesi nelle città di Yazd, Isfahan, Simnan, Babul, Kirmanshah, Mashhad, Shiraz, Tankanbun, Ahvaz, Kirman, Karaj, Qaim Shahr e Teheran. Dal novembre 1997 sono stati dodici i bahai arrestati e sei di essi sono stati scarcerati in seguito. Il rilascio, avvenuto nel maggio 1998, di Kamyar Ruhi, dopo una detenzione durata dal febbraio 1996 e la recente esecuzione di Ruhullah Rahwani, farebbe ammontare il numero totale di bahai in prigione per ragioni religiose a quindici, se i tre condannati citati più sopra non sono stati uccisi. I loro nomi (con la data di arresto, laccusa e la condanna subita), sono Bihnam Mithaqi (29.4.1989, attività sioniste bahai, morte), Kayvan Khalajabadi (29.4.1989, attività sioniste bahai, morte), Musa Talibi (7.6.1994; propagazione della fede, apostasia; morte), Dhabihubullah Mahrami (6.9.1995; apostasia; morte), Mansur Haddadan (29.2.1996; organizzazione di unesposizione darte infantile; 3 anni), Arman Damishqi, Kurush Dhabihi (inizio del 1996; cattiva condotta - rifiuto di testimoniare; 8 anni), Jaml Hajipur (19 maggio 1997; spionaggio, organizzazione di incontri per giovani; 2 anni), Mansur Mehrabi (o Mihrabkhani) (19 maggio 1997; spionaggio, organizzazione di incontri per giovani; 2 anni), Nasir Qadiri (5 novembre 1997; partecipazione a incontri familiari; 3 anni), Atahullah Hamid Nazirizadih, Sirus Dhabihi-Muqhaddam e Hidayat-Kashifi Najafabadi (ottobre-novembre 1997; partecipazione a incontri familiari; morte), Sonia Ahmadi, Manuchehr Ziyai (1° maggio 1998, organizzazione di incontri per giovani; 3 anni). I giornali italiani hanno riportato infine l11 ottobre scorso la notizia della conferma in appello della condanna a morte per Helmut Hofer, cittadino tedesco di 56 anni, reo di aver avuto una relazione con una musulmana di 27 anni, a sua volta condannata a 99 frustate. La legge islamica prevede la possibilità di condanna a morte per chi sia riconosciuto colpevole di relazione illegittima con una donna musulmana. Hofer, tuttavia, sostiene di essersi fra laltro convertito allislam molti anni fa, quando era sposato con una cittadina turca e di essere disposto a sposare la ragazza iraniana che è motivo del procedimento. |
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