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San Camillo de Lellis (1550 - 1614)

Spettacolo teatrale realizzato in occasione di un campeggio per bambini e bambine di scuola elementare (2001).

Testo di Lucia Martinucci – hanno collaborato: Vera Albè e Diletta Rossi.

 

INTRODUZIONE

Folla, Malato, Samaritano

 

Alle porte di una città, uno straccione chiede la carità ai passanti. Passa molta gente, che però non si ferma, anzi evita il mendicante con smorfie (per la puzza).

Malato: carità, fate la carità…

Folla [con disgusto]: …

 

Passa un uomo con mantello e bastone.

Malato: buon uomo, vi prego, un po’ di carità per questo malato…

Samaritano [si ferma]: non ho che pochi spiccioli [tira fuori qualche moneta da una tasca e gliela mostra], ma, dite, di cosa soffrite?

M: … ho certe piaghe, qui, qui… [segna varie parti del corpo]. Non mi hanno voluto curare da nessuna parte… ho provato, ma dopo avermi trattato male mi hanno cacciato… ho provato ovunque…

S: no… non proprio ovunque… io so dove portarvi [gli tende la mano per aiutarlo ad alzarsi].

M: … e dove?!

S: da Camillo!

M: e chi sarebbe questo Camillo?

S: Camillo è un grande uomo, grande di statura e di cuore. Quando arriveremo lo vedrete più malato di voi, perché il Vescovo gli ha già portato il Viatico, ma vedrete che i suoi confratelli vi cureranno: in tutti questi anni non ha fatto altro che insegnare loro ad amare gli ammalati.

 

Malato si alza. Samaritano fa smorfia per la puzza ma lo aiuta comunque.

M: ma è sempre stato così buono il vostro Camillo?

S: eh, caro voi, sapeste la sua storia! Anzi, mentre andiamo ve la racconterò: una buona storia è già una buona medicina.

 

Si incamminano.

M: … e così dite che la storia di Camillo è particolare fin dalla sua nascita…

S: sì, dovete sapere che la madre aveva ormai quasi 60 anni! Era il giorni di Pentecoste, il 25 maggio di 64 anni fa…

 

SCENA I

Mamma, Amica 1, Amica 2

 

Le tre donne camminano nella piazza, verso la Chiesa

Amica 1: Camilla, hai fatto bene a scegliere la Messa solenne delle 10, l’aria è più mite.

Amica 2: sì, non puoi permetterti di ammalarti proprio adesso che la tua creatura sta per nascere

Mamma: … e proprio per il mio bambino voglio ringraziare il Signore… ormai ero rassegnata a non poter avere figli!

 

Entrano in Chiesa, assieme a Folla. Comincia un canto.

M [si accascia a terra]: aaah…

A 1: cosa c’è?!

A 2: il bambino… sta nascendo!!

A 1: portiamola a casa, non è lontana.

 

La tengono dai due lati e la portano fuori. Appena fuori:

M [con tono sofferente]: no… non ce la faccio

A 1: allora alla stalla. È qui dietro…

 

Girano l’angolo

[si sentono solo le voci]

Pianto di un neonato.

A 2: è un maschio!

 

Contemporaneamente suonano le campane

A 1: sentite, le campane dell’Elevazione… che futuro importante avrà questo bambino!

A 2: è bellissimo…

 

INTERMEZZO 1

Samaritano e Malato

 

S: … e oltre ad essere bello, era, già da bambino, grande, forte e molto vivace!

M: in che senso?

S: Beh, il padre, Giovanni, era comandante del locale presidio militare…

SCENA II

Padre, Camillo piccolo, Bambini, Mamma (voce)

 

Bambini giocano nella piazza con palla di stracci e bambole di pezza. Arriva Camillo [è più alto e robusto degli altri]

Camillo: guardate, guardate! Papà mi ha fatto una spada come la sua! [brandisce una spada di legno] Giochiamo ai soldati! In guardia!

 

Entra il padre

Padre: ehi, attenti a non farvi male… Camillo, vieni qui!

C: si, papà?

P: io sto partendo, la guerra mi chiama…

C: mi porti con te?! Evviva!

P: no, sei piccolo ancora…

C: uffa… non è vero! [arrabbiato] E poi ho anche la spada!

P: dai… non dire così… mi raccomando fai il bravo e ascolta la mamma…

 

Si salutano, Padre esce

C: da grande sarò valoroso come il mio papà!

 

Si mette a giocare con gli altri

Mamma [si sente solo la voce]: Camiiillo!!!!! Vieni a casa!!!

C: no, mamma, non ancora!!

M [voce]: ma ormai si fa sera…

C: dai, solo un altro po’!!

 

INTERMEZZO 2

Malato, Samaritano

 

M: e così preferiva i giochi alla madre, eh?!

S: sì, ma quando questa morì si accorse di quanto l’amava e la pianse sinceramente.

M: e chi si occupò di lui?

S: il padre, il capitano de Lellis, un brav’uomo e un valoroso soldato, ma forse meno attento della madre all’educazione del figlio…

 

SCENA II.1

Camillo giovane, il Padre

 

Camillo corre dal padre che sta lucidando la spada, evidentemente preparandosi per la guerra

Camillo adulto: Padre, padre! Papa Pio V ha convocato tutte le forze cristiane per combattere contro i turchi, a Venezia arruolano!!… aahi! (si tocca il piede)

Padre: che hai?

Ca: ma niente, una vescica, un piaghetta, mi da un fastidio… piuttosto, hai sentito?

P: sì, sì Camillo: partiamo, ho già preparato tutto!

 

Si incamminano, Camillo zoppica un po’, il padre tossisce e dopo qualche lamento stramazza al suolo

 

INTERMEZZO II. 1

S: morì ben prima di arrivare a Venezia, e Camillo si ritrovò solo, stanco, e zoppicante, perché la piaga non lo lasciava in pace. Non riuscì mai a raggiungere Venezia. Era talmente triste, dolorante e affamato che non gli rimase che invocare il Signore…

 

Nel mentre Camillo resta un po’ chino sul padre, poi gli copre il volto con un panno. Si rialza e cammina, sempre zoppicante.

 

SCENA II.2

Camillo, Soldato 1, Soldato 2

 

Ca: o Gesù, se mi aiuti, se mi fai trovare qualcosa da mangiare, faccio voto di farmi frate! Frate Cappuccino: diventerò un santo frate cappuccino e vivrò in pace per il resto dei miei giorni!!!

 

Si siede sconsolato, controlla la piaga al piede e cerca di spremere le ultime gocce dalla borraccia ormai vuota. Entrano due soldati, che discutono animatamente tra loro. Ad un tratto notano Camillo.

Soldato 1: ehi compare, siamo mal messi eh? tè un pezzo di pane.

 

Camillo ci si avventa sopra e lo addenta con avidità.

Soldato 2: chi sei?

Ca (mangiando, senza alzare troppo lo sguardo): uno che ha deciso di farsi frate…

S 1: bhè, sant’uomo, noi andiamo.

 

Camillo, continuando a mangiare, saluta con la mano i due che si incamminano volgendogli le spalle

S 2: di un po’, hai già pensato a che farci, con la tua paga?

S 1: se è vero che il duca paga 5 monete alla settimana, dopo questo arruolamento mi sistemo e mi sposo la Bettina

S 1: ahh! ….5 monete e in più carne e vino ogni giorno!?

 

Camillo ha alzato la testa, ha smesso di mangiare e li ha ascoltati

Ca: ehi fermi, fermi! dov’è che arruolano?

 

Soldato 1 stupito si volta

S 1: a San Fermo, il duca Ferrante

Ca: carne e vino ogni giorno?

Soldato 1: sì!!!

 

Camillo riflette tra sé:

Ca: e 5 monete… (ai soldati) aspettatemi sono un soldato anch’io!

 

Si alza e li raggiunge

S 1 e 2: ridono. Accidenti, fai presto a cambiare idea!

 

Ridendo se ne vanno

 

INTERMEZZO II.2

M: altro che sant’uomo!

S: oh, bhe, non fu nemmeno l’unica volta che lo fece: era un uomo buono, generoso, in fondo, faceva grandi promesse quando era in difficoltà, ma mantenerle era un altro discorso… Per anni fece il soldato, sai. Alto com’era doveva fare una paura terribile al nemico!

 

SCENA II.3

Camillo, Soldati 1, 2, 3. Nemici 1, 2, 3. Caporale

  

Camillo, Soldati e Nemici combattono: la battaglia sta finendo, i nemici vengono messi in fuga. (escono). Camillo e commilitoni si asciugano il sudore, sedendosi,

S 1: anche questa è fatta…

Ca: grazie a Dio

 

Si passano una bottiglia tra loro

Soldato 3 [tirando fuori i dadi]: avevamo lasciato in sospeso una partita, vero Camillo? E visto che siamo vivi tutti e due, per ora, ci conviene terminarla

Ca [aggressivo]: da’ qua!

 

Tira, fa una faccia contenta, poi tira Soldato 3

S 3: ho vinto!

Ca [deluso, dandogli i soldi]: tè, sono gli ultimi che mi rimangono

S 3 [prendendo le monete]: se non vuoi continuare…

Ca: scordatelo

 

Tira Camillo, tira Soldato 3

S 3: ehehi! è il mio giorno fortunato!

 

Ritira, poi tira Camillo. Soldato 3 esulta, Camillo impreca

Ca [furioso, togliendosi la camicia]: tieni, mi restano solo le braghe oramai… [pausa] Si guadagna bene a barare, eh?

S 3 [rabbioso, alzandosi e mettendo mano all’elsa]: ma come osi…?….

Ca [sguainando la spada]: baro!

 

Entra il Caporale

Caporale: fermi disgraziati, fermi o vi faccio impiccare tutti!

 

Tutti scappano, disperdendosi in diverse direzioni

 

INTERMEZZO II.3

M [incredulo]: mamma mia…

S: eh si… e ben presto si ritrovò come prima, anzi messo peggio! Si ridusse a mendicare!

 

SCENA III

Camillo giovane, Padre Angelo, Asino, Muratori

 

Camillo sta seduto sulla soglia del Convento dei Cappuccini, mendicando. Arriva Padre Angelo. Prima di entrare guarda Camillo e gli dice:

Padre Angelo: ehi, ragazzo, invece che mendicare, vieni a lavorare per il Convento dei Cappuccini: il capomastro ha bisogno di braccia forti come le tue!

C: ho fame… ma… per me sarebbe un lavoro umiliante… sono soldato di ventura, io!!!!

P A: Sicuro? Guarda che fa freddo la notte qui fuori…

C: In effetti ha ragione, meglio un po’ di lavoro che il freddo che ho già patito stanotte.

 

Entrano al Convento. Padre Angelo gli dà subito indicazioni di ciò che deve fare. Camillo comincia a lavorare accanto all’asino.

C [rivolto all’asino]: ah, se tu sapessi che umiliazione è per me portare le pietre e la calce ai muratori… ma con la primavera tornerà tutto come prima!!

P A [si riavvicina a Camillo]: ricorda, figliolo: Dio è tutto, il resto, tutto il resto, è nulla. Salvare l’anima che non muore è l’unico impegno per chi vive una vita breve e sospesa come quella dell’uomo sulla terra.

Muratore: Camillo, prendi l’asino, servono altri mattoni, poco fuori di qui ce ne sono parecchi!

 

Camillo torna dall’asino scuotendo le spalle e lo conduce fuori dal Convento

C [ripetendo tra sé e sé: Dio è tutto, il resto, tutto il resto, è nulla!

 

Ad un certo punto, improvvisamente, si ferma

C: Se Dio è tutto, Lui solo può dare senso alla mia vita e riempirla completamente!

 

Si inginocchia

C [piangendo]: Signore, ho peccato! Perdona questo gran peccatore! Misero e infelice me, che per tanto tempo non ti ho conosciuto, mio Dio, e non ti ho amato! Dammi tempo di fare penitenza e di piangere a lungo i miei peccati, fino a lavare con le lacrime ogni macchia di essi

 

Si rialza e torna al Convento da Padre Angelo

C [rivolto a P A]: Padre, ho capito! Il Signore ha parlato al mio cuore… voglio servirLo, voglio farmi frate.

P A: sono contento che tu ora creda, ma, figliolo, non correre troppo… è difficile mantenere i buoni propositi, e tu lo sai bene! Vieni pure fra di noi, comincia il tuo noviziato e intanto continua a lavorare per il Convento.

 

INTERMEZZO 3

Malato, Samaritano

 

M: vorreste dire che mi state portando da un carpentiere?

S: in un certo senso, sì: Camillo è riuscito a costruire un posto dove gli ammalati si possano sentire a casa, curati e accuditi da persone che li amano proprio perché sono malati.

M: state scherzando?! La malattia è una maledizione, e nessuno sta volentieri con i maledetti!

S: amico mio, io sto volentieri con voi

M: già, e mi sapreste dire perché?

S: sì: perché Camillo mi ha insegnato a vedere in voi Cristo stesso.

M: voi avete la febbre più alta della mia, non mi avevate mai conosciuto prima di oggi, e non credo proprio che abbiate mai visto il Signore in persona.

S [sorridendo]: voi non siete il primo né l’ultimo così somigliante al dolce Signore nostro!

 

SCENA IV

Camillo giovane, Padre provinciale

 

Padre provinciale: caro Camillo, vi do atto che la vostra conversione ci ha edificati tutti. Mi ricordo bene di quando correvate a spendere i pochi spiccioli guadagnati faticosamente per giocare a dadi, ma il Signore chiama forte, vero?! Ora vi chiede un altro sacrificio: la vostra piaga alla gamba è troppo grave, dovete lasciarci per andare a farvela curare.

C: Padre provinciale, ci ho messo tanto a rispondere al Signore che mi voleva cappuccino, e adesso dovrei lasciarLo per una piccola ferita?

P p: quando il Signore ci vuole per lui sa suggerire il modo giusto per servirLo: vedrete che vi indicherà la strada. Anche la vostra ferita, che non è affatto piccola, è un segno. Andate e, se guarirete, forse potrete tornare tra noi.

C: vi ubbidisco per ubbidire a Gesù, ma mi costa tanto. Andrò a Roma, a San Giacomo, e per pagarmi la cura servirò i malati. Li servirò come se dovessi curare il Signore piagato, perché ho già avuto modo di vedere che i malati non li ama nessuno.

 

INTERMEZZO 4

Malato, Samaritano

 

Malato e Samaritano seduti tipo al bivacco

M: e così il vostro Camillo sa che cosa vuol dire essere ammalato.

S: Lo sa, lo sa. Ma soprattutto sa che un uomo malato non soffre mai solo nel corpo. Gli uomini non sono cose: sono fatti di anima e corpo impastati assieme. E quando si ammala il fisico, anche l’anima sta male: e questo è soffrire.

M: vi ha proprio insegnato bene, il vostro amico. Mi dite delle cose vere, che io non avrei mai saputo dire, ma sono proprio quelle che sento io.

S: anche voi, amico mio, stamattina vi sentivate peggio di ora, non è vero? Eppure non ho con me alcuna medicina né strumenti per farvi un salasso.

M: però siete vicino a me, mi fate coraggio e mi raccontante una buona storia, l’avete chiamata "medicina" e mi sto accorgendo che è proprio così. Andate avanti a raccontare: Camillo mi sta proprio simpatico!

S:ebbene…. Quando Camillo arrivò a Roma gli toccò subito di fare da malato e da infermiere…

 

SCENA V

Camillo, 6 Malati, 3 Infermieri

 

Camillo è sdraiato, insieme agli altri malati.

Infermiere 1 [sgarbato, rivolto a Camillo]: Ecco fasciata la tua ferita, vecchio soldato ubriacone!

 

I malati si lamentano, gemono…

I 2 [rivolto ai malati]: smettetela di lamentavi, puzzoni, tutto il giorno a lagnarvi, ne ho le tasche piene!!

Malato 1: acqua… un po’ d’acqua…

I 1: vattela a prendere, non mi pagano mica per farti da balia!

M 2: i pidocchi mi mangiano, aiutami!

I 3: bravo, così me li prendo anch’io!!

 

Altri malati si lamentano

I 2: tra stare in questo inferno e andare ai lavori forzati forse preferirei i lavori forzati… Domani me ne vado!

M 3: per l’amor di Dio, aiutami, la febbre mi brucia!

I 1: lascia fuori Dio dalle tue disgrazie, chissà che delinquente sei!

M 4: mamma, mamma, ho paura…

I 3 [rivolto a I 2]: senti quello: ha perso la ragione!

 

Tutti gli infermieri sghignazzano

C: smettetela, sono vostri fratelli anche loro!

I 3: saranno fratelli tuoi, pezzente! Perché non li servi tu?

 

Ancora risate, poi gli infermieri se ne vanno. Camillo si alza

C [spostandosi da un malato all’altro]: caro fratello, ti porto subito l’acqua…

La tua mamma non è lontana: ecco, guarda la Vergine Santa, è vicina a te. Lei ti ama tanto!

Prendi fratello queste bende pulite, i pidocchi li gettiamo via assieme a quelle sudicie.

 

Si aggira tra i malati con sorrisi e carezze

 

INTERMEZZO 5

Malato, Samaritano

 

M: vorreste dirmi che il vostro amico Camillo si occupa dei malti con gentilezza e garbo?

S: molto di più: con amore! E i malati hanno cominciato a stare molto meglio e più in fretta. E se non guariscono, muoiono sereni e in pace con Dio.

M: Ah, in pace con Dio… Camillo allora è un prete, non un dottore…

S: è un sacerdote, sì, ma è anche più bravo di tanti dottori. Per molto tempo è stato il maestro di casa, cioè colui che aveva la responsabilità dell’andamento dell’ospedale. Ma questo gli attirò molte critiche perché spendeva soldi per la frutta e le medicine migliori. Una volta ha mandato indietro un intero rifornimento di roba avariata. "per i miei malati voglio solo la roba migliore" ripete sempre.

M: il suo non è un ospedale, è un paradiso!

S: lui lo chiama "il suo giardino bellissimo, tutto pieno di fiori e frutti, vicino a Castel Sant’Angelo.

M: è lì che andiamo? Ma lì ci sono solo i giardini del Papa e dei nobili?! Andiamo in uno di quelli?!

S: pazienza, amico mio, siamo quasi arrivati. Ma vi avverto che uno dei fiori più preziosi e profumati sarete voi.

M: io? Un fiore? e anche profumato? Non vi capisco bene…

 

SCENA V.1

Camillo, Monsignore, Gesù

 

Camillo [concitato, cercando di convincere]: Vede, monsignore, il Signore mi ha mostrato per che cosa gli servo: aiutare i poveri ammalati. È Lui che dobbiamo servire, Lui che dobbiamo amare nei più derelitti. Ma io da solo non basto, ci vuole altra gente che per Amore, solo per Amore, e non per la paga curi gli ammalati… vede…

Monsignore: sogni, figliolo, bei sogni! E’ già tanto se per fare gli infermieri troviamo qualche ex galeotto, o qualche furfante che vuole sfuggire alla forca

Ca [entusiasta]: ma è questo il punto! Vorrei, col vostro permesso, fondare una congregazione, radunare altri che come me...

M [sempre più arrabbiato]: altri come te?! Ma dove credi di trovarli?! Di pazzo basti tu!

Ca: ma se voi metteste una buona parola in curia…

M [furibondo, gridando]: adesso basta! Ti ho messo a fare l’amministratore? E fai l’amministratore, dannazione! E’ già tanto che ti tenga, con tutte le difficoltà che mi metti in mezzo: la frutta, le medicine, le lenzuola pulite! Basta, basta, non voglio sentire una parola in più su questa storia. Fondare una congregazione! Bhà, ignorante spocchioso zappaterra….

 

Esce Monsignore. Camillo desolato si inginocchia davanti al crocifisso

Ca: o Signore, Signore, forse ho capito male ancora una volta? Forse non vuoi questo da me? Mi sento così umiliato, schiacciato. Non ce la faccio…

Gesù [voce]: Camillo, mio caro, di che cosa t’affliggi? Non essere pusillanime! Continua, che io t’aiuterò, perché quest’opera che hai iniziato è opera mia, non tua!

 

INTERMEZZO V. 1

M: dunque alla fine ne ha trovati altri, generosi come lui. Ma quanti sono?

S: ormai sono tanti i Ministri degli Infermi; si chiamano così da quando nel 1586, 28 anni fa, Papa Sisto V ha ufficialmente autorizzato la Congregazione. Da allora Camillo ha racimolato confratelli in tutta Italia e ha aperto case a Milano, Genova, Napoli, Bologna, Firenze, Ferrara, Messina, Palermo, Mantova, Viterbo, Buccainico, Caltagirone, Borgonovo. Molti sono morti, ammalati dalle malattie che curavano, ma sempre nuove forze si aggiungono.

 

SCENA VI

Camillo vecchio, 3 Confratelli, Malati

 

Confratello 1: Padre Camillo, ma puzzano!

Ca: pensaci bene, sono Gesù ammalato. Noi siamo una compagnia di uomini dabbene che non per mercede, ma volontariamente e per amore di Dio serviamo gli infermi come le madri fanno con i loro figli.

Co 2: sono stanco, Padre Camillo…

Ca: vai a pregare, fratello. Dopo vedrai che potrai pulire meglio, assistere meglio, consolare meglio.

Co 3: questo malato è proprio brutto, e poi ormai sta per morire, vado da un altro.

Ca: ci penso io, ma ricorda che è più vicino al Cielo. Più cure, più affetto, più anima alle mani, fratello, più anima!

Co 1: Padre Camillo, c’è il direttore, Monsignor Commendatore, che vi manda a chiamare…

Ca: ditegli che sono occupato con Gesù Cristo, ma appena avrò finito la carità, sarò da lui.

 

INTERMEZZO 6

Malato, Samaritano

 

M: però, un vero stuolo di compagni! Non ha più fatto il soldato, ma ha finito per essere davvero un condottiero, il vostro amico. E mi par di capire che non è solo amico vostro!

S: Sapete che mamma Camilla lo aveva sognato, mentre ancora lo portava in grembo, capeggiare un drappello di giovani seguaci segnati da una croce rossa. E si era preoccupata, povera donna: chi sarebbero stati quei giovani? Briganti? Ladri? Malfattori?

M: una croce rossa?! Un simbolo di vergogna! E chi se la metterebbe?!

Samaritano si apre il mantello e mostra la croce rossa che ha sulla veste

S: chi ha deciso di non perdere mai di vista Dio, ma di contemplare il Creatore nella creatura. Ce l’ha Camillo e ce l’abbiamo noi, i sevi dei malati. Coraggio, siamo arrivati: ecco l’ospedale.

 

SCENA VII

Camillo vecchio, Malati, Infermieri

 

Infermiere 1: Padre Camillo, i malati sono contenti di rivedervi, ma dovete riposarvi!

 

I malati sono sofferenti ma festanti

C [sofferente e claudicante]: il riposo è roba di lusso, non è per colui che ha fatto voto di servire tutti con carità.

I 2: vorreste sempre correre come quella volta che andaste a Milano anche se c’era la peste.

C: ci andavamo proprio per quello! [indicando un letto] Qui bisogna pulire meglio! [rivolto al I 1] È arrivata la frutta fresca?

I 3: Padre Camillo, ormai avete solo le mani senza piaghe…

C: il Signore mi ha lasciato le mani sane perché io continui a tenerle nella pasta della carità. Felici e beati i Ministri degli Infermi che sapranno conoscere il gran bene della loro vocazione!

 

CONCLUSIONE

Camillo vecchio, Confratelli, Malati, Malato, Samaritano

 

Camillo crolla a terra e viene posto su un lettuccio, mentre arrivano Malato e Samaritano. Confratelli e malati piangono e pregano attorno al letto di Camillo. Voce fuori campo legge alcuni brani dal testamento spirituale di Camillo. Quando finisce, entrano 2 angioletti, che portano via il corpo di Camillo. Malato e Samaritano avanzano in primo piano sulla scena.

M: grazie, caro amico: mi hai fatto conoscere un grande uomo. Lontano da qui, in Palestina, un Samaritano si chinò su un altro uomo ammalato. Ora so che in tanti sono pronti a fare altrettanto, come il loro maestro Camillo. Anche a loro, come a lui e come a te, potrò dire [ intanto si toglie le bende alle mani e ai piedi e mostra i segni della Croce]: "Venite benedetti del Padre mio, ricevete la vostra ricompensa perché ogni volta che avrete fatto questo al più piccolo dei miei fratelli, lo avrete fatto a me".

 

FINE