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ACNews 001-2002 — La coraggiosa decisione dell’Uruguay di rompere le relazioni diplomatiche con Cuba in difesa dei Diritti Umani

 

Brasilia, 9-5-2002. Il 23 aprile 2002 il governo della República Oriental del Uruguay ha iniziato la procedura formale per interrompere le relazioni diplomatiche con la República de Cuba. Lo ha annunciato lo stesso presidente della Repubblica Jorge Luis Battle Ibáñez, dopo aver comunicato all’ambasciatore cubano Joaquín Alvarez Portela che si doveva ritenere "persona non grata". Dal canto suo, il ministro degli Esteri, Guillermo Valles ha precisato che al diplomatico veniva concesso "un termine ragionevole" per lasciare il paese. L’ultimo atto della rottura, la partenza dell’ambasciatore, si è consumato il 4 maggio. Il 6 maggio il docente universitario brasiliano Márcio Chalegre Coimbra, cattedratico di Diritto e Relazioni Internazionali nell’Università Cattolica di Brasilia nonché collaboratore di diversi organi di stampa del suo paese e di siti giuridici, su www.direito.com.br ha pubblicato un’analisi dell’avvenimento A corajosa decisão do Uruguai de romper relações com Cuba em defesa dos Direitos Humanos.

 

La coraggiosa decisione dell’Uruguay di rompere le relazioni con Cuba in difesa dei Diritti Umani

 

Il presidente uruguaiano Jorge Batlle ha preso una decisione importante e coraggiosa: rompere le relazioni diplomatiche con Cuba. Il merito della decisione uruguaiana sta nel coraggio di questo paese, visto che numerosi suoi vicini hanno governi di sinistra e di centro-sinistra, come l’Argentina, il Venezuela, il Cile e il Brasile. Il presidente uruguaiano ha dichiarato: "Ho chiesto al signor Ministro degli Esteri di compiere i passi necessari a realizzare lo stato di rottura delle relazioni, e perciò di comunicare a chi di dovere che l’Uruguay mira a che il popolo cubano abbia più libertà e che venga riconosciuto al popolo cubano quanto oggi qualunque popolo democratico possiede e che notoriamente lì non esiste: la libertà". Si è trattato di un gesto storico e coraggioso. Ma perché il governo di Montevideo ha preso questa decisione?

In aprile, il ministero degli Esteri uruguaiano ha presentato una mozione alla CDM, la Commissione dei Diritti Umani dell’ONU [con sede a Ginevra, in Svizzera], nella quale sollecitava la presenza di osservatori di questa organizzazione a Cuba. L’obiettivo era verificare le diverse denunce circa la violazione dei Diritti Umani nell’isola. La mozione uruguaiana fu accolta. Nell’occasione, il Brasile si è astenuto dal voto, il che ha originato diverse dichiarazioni di ONG brasiliane e straniere in relazione alla nostra omissione a fronte di un fatto di tale rilevanza. Accanto a Cuba, oltre ad astensioni come quella brasiliana, si sono schierate la Libia, il Sudan e il Venezuela. Armando Valladares, ex prigioniero politico a Cuba, prima del voto, in una lettera aperta ai diversi ministeri degli Esteri, anche a quello brasiliano, ha argomentato: "lavarsi le mani con un voto d’astensione? A Ginevra, condannare Cuba è un dovere di coscienza. Astenersi è fare la triste parte di Ponzio Pilato ed essere indelebilmente segnati dal suo marchio".

Subito dopo l’approvazione della mozione che decideva l’invio di osservatori, Castro ha qualificato il presidente uruguaiano "fuori di testa e abietto Giuda" e l’ha accusato di agire a nome degli Stati Uniti, mentre il suo ministro degli Esteri, Felipe Pérez Roque, ha classificato l’Uruguay come "servo degli USA". A causa di queste offese, Jorge Batlle ha rotto le relazioni diplomatiche con Cuba, ha ritirato il suo rappresentante, Enrique Estrázulas, da L’Avana e ha lasciato un ragionevole lasso di tempo a Joaquín Alvarez Portela, l’ambasciatore cubano, per lasciare Montevideo. L’incidente diplomatico era stato portato a compimento.

I Diritti Umani sono considerati una conquista universale. Non è possibile che dopo tanti passi avanti — Conferenza di Berlino, Società delle Nazioni, Dichiarazione Universale, Trattati sui Diritti — vi possa essere, nel continente americano, un paese oggetto di accuse e di critiche così serie e su cui non venga svolta un’accurata inchiesta. Anche gli appoggi sono emblematici, dal momento che molti dei paesi astenuti o votanti con Cuba si dicono grandi difensori dei Diritti Umani. Se esistono dubbi internazionali circa l’atteggiamento del governo cubano, dopo l’approvazione della mozione alla CDM dell’ONU, una missione d’inchiesta di questo organismo multilaterale dev’essere inviata sul posto al fine di realizzare un accurato esame delle denunce giunte da persone che sono fuggite o vivono ancora a L’Avana e in altre città dell’isola.

Il Brasile deve cercare di attenersi ai propri valori di nazione democratica, che fa suoi i Diritti Umani come principio orientatore della sua politica estera. Il nostro paese è parte del sistema mondiale e interamericano dei Diritti Umani e durante il governo di Fernando Henrique Cardoso ha realizzato diverse riforme nel senso di preservare tali diritti. Il paese ha una responsabilità sulla scena internazionale, quindi non avrebbe potuto assumere la posizione astensionistica.

L’Uruguay, invece, ha preso una lodevole iniziativa, perché si è servito dei mezzi legali internazionali delle Nazioni Unite per proporre l’inchiesta. Inoltre, non ha temuto di guastare i propri rapporti con i governi che sostengono Cuba, soprattutto con quanti lo fanno surrettiziamente. Così, ha posto i valori universali dei Diritti Umani al di sopra delle ideologie. Se Cuba non viola i Diritti Umani, Castro non ha ragione di temere un’inchiesta. Mentre accadeva tutto questo, gruppi di oppositori del regime comunista hanno digiunato e pregato affinché la comunità internazionale non cedesse. Non esiste ragione alcuna per censurare l’Uruguay, ma solo per applaudirlo. Un piccolo paese per le dimensioni, ma con un grande coraggio.

Márcio Chalegre Coimbra