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ACNews 001-2007 NO ai DICO, Sì alla FAMIGLIA e alla Vita
Roma, 18 marzo 2007. Il 15 marzo
2007, a Crotone, in Calabria, si è svolta la
manifestazione I Dico: No! Si alla famiglia.
Liniziativa, cui è intervenuto il Vescovo
dellArcidiocesi di Crotone S. Severina, S.E.
Mons. Domenico Graziani, è stata organizzata
dallUnione giuristi cattolici della Calabria e dalla
consulta apostolato dei Laici della diocesi.
NO ai DICO, Si alla FAMIGLIA e alla Vita
1. Il disegno di legge del Governo approvato l8 febbraio 2007 dal Consiglio dei Ministri, sui c.d. dico si pone in continuità con proposte di legge, avviate per iniziativa parlamentare nelle passate Legislature e nella Legislatura in corso, tese al riconoscimento pubblico delle convivenze. Infatti, già dallart. 1 del d.d.l. emerge che liscrizione allanagrafe ai fini del dico è qualcosa di diverso rispetto alla generica iscrizione anagrafica, poiché riguarda solo due persone (al contrario, il regolamento dellanagrafe non ha limiti numerici), con determinate caratteristiche (maggiorenni, capaci, uniti stabilmente da vincoli reciproci di affetto), e da essa derivano conseguenze significative in tema di godimento di diritti anche in materie delicate, come quella successoria, assenti in ogni altra ipotesi di ordinaria iscrizione anagrafica. Lapprossimazione e la genericità delle disposizioni contenute nel d.d.l. del Governo, e anche lincompletezza dellelenco dei diritti individuali che esso prevede (lamentata da chi avrebbe voluto qualcosa di più), non impediscono che si colga il punto nodale dellintervento normativo, nellottica di chi lo promuove: il riconoscimento dei diritti individuali è infatti un dato marginale rispetto al riconoscimento pubblico del fatto della convivenza. Chi lo propone non si accontenta della tutela concreta che può venir fuori, in base allordinamento vigente, dalla combinazione fra i diritti già esistenti per i singoli componenti di una unione di fatto e i diritti che per luno e per laltro possono venire fuori da un eventuale accordo contrattuale, in quanto tale di natura privatistica. Il riconoscimento pubblico acquista una importanza pregiudiziale; potrebbe mancare tutto il resto, ma non questo: nella prospettiva ideologica di chi dapprima ha premuto per i pacs e ora insiste per i dico, è essenziale che per la prima volta il regime pubblicistico si estenda alle convivenze, e e ancora di più che queste ultime comprendano le unioni fra le persone dello stesso sesso. 2. A parte la grande confusione derivante da più passaggi del d.d.l. (per esempio, per la prima volta nellordinamento laffetto, cioè un dato emozionale e soggettivo, diventa giuridicamente rilevante e produttivo di effetti), e a parte il condizionamento negativo che disposizioni così liquide, come quelle che si vorrebbero introdurre, produrranno sulle posizioni di status, che invece godono di una tutela rafforzata, ogni persona di buon senso può constatare che la gran parte dei c.d. diritti individuali trovano già ampio riconoscimento nellordinamento. Ciò vale, per fare qualche esempio, per quanto attiene alla salute, allassistenza, ai figli, alla locazione, allabitazione di proprietà, allassegnazione dellalloggio popolare, alla risarcibilità del danno subito, alla legislazione per le vittime di mafia o terrorismo, e a varie norme del diritto e della procedura penale. Quello che non ha ancora trovato riconoscimento è così strettamente connesso con listituto familiare in senso proprio che anche nel d.d.l. sui dico non ha trovato sede: si pensi alladozione o alla pensione di reversibilità, per la quale si rinvia alla futura riforma previdenziale. 3. Quanto alla consistenza sociologica, è vero che il fenomeno delle unioni civili è in espansione (sono raddoppiate in dieci anni), ma in Italia le libere unioni non rappresentano ancora un fenomeno così frequente come si incontra negli altri paesi europei: su un totale di più di sedici milioni di nuclei familiari, appena il 3,6% delle coppie non ha scelto il matrimonio. Al di là della consistenza numerica, introdurre una legge che abbia il solo significato di operare una ricognizione dei diritti già riconosciuti ai conviventi non avrebbe senso; vi è ununica categoria di conviventi per i quali il riconoscimento normativo ha un significato dalle caratteristiche simboliche più che dai risvolti concreti: le coppie omosessuali. Il tentativo di istituzionalizzare le unioni di fatto è rivolto esclusivamente a costoro, poiché solo a loro è precluso, per Costituzione e per buon senso, di regolamentare il rapporto col matrimonio. Ciò è stato finora impedito dalla legislazione anzitutto perché il diritto tutela la famiglia e le stesse unioni di fatto non in virtù della affettività che esse possono esprimere, bensì in virtù della effettività del rapporto; e poi perché il matrimonio riceve protezione dalla legge e dalla giurisprudenza in quanto rappresenta un valore oggettivo per la società: il valore oggettivo è dato dal fatto che chi si unisce in matrimonio è in grado di assicurare lordine delle generazioni. Il diritto vigente permette tuttavia una regolamentazione del rapporto fra conviventi dello stesso sesso: permette, infatti, la strada privatistica dellautonomia contrattuale, attraverso la quale i conviventi possono regolare i loro rapporti personali e patrimoniali. 4. Siamo convinti che se oggi in Italia vi è un soggetto discriminato dalla legislazione nella vita quotidiana, esso si chiama famiglia. Ciò vale anzitutto negli aspetti patrimoniali e delle agevolazioni fiscali, ma anche quanto alla accoglienza della vita nascente e alla libertà di educazione. Quello di cui vi è reale necessità è una legge, o un insieme di leggi, e di politiche concrete, che passino attraverso le Regioni e gli enti territoriali, che rilancino la famiglia e che permettano a due persone che desiderano condividere la vita e contribuire allordine della generazione di guardare al futuro con minore angoscia di quanto accade ora, invertendo il trend demografico pesantemente negativo che ha trasformato lItalia in una nazione di anziani e di figli unici. In tal senso chiediamo un impegno preciso ai componenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati e, per quanto di competenza, ai rappresentanti in tutte le istituzioni presenti sul territorio. Consulta per lApostolato dei Laici dellArcidiocesi di Crotone - S.Severina |
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