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ACNews 002-2004 "Governo e povertà": unesposizione felicemente sintetica contrastante con la "vulgata" massmediatica
Milano, 11 febbraio 2004. Articolo del giornalista e scrittore dottor Antonio Socci comparso con il titolo Governo e povertà, in il Giornale, anno XXXI, n. 35, Milano 11-2-2004.
Come sta lItalia? Siamo davvero più poveri e in declino? Le cose stanno peggiorando? Questo ci stanno ripetendo da settimane le opposizioni, gran parte dei giornali, delle tv e certe corporazioni. A questo affresco si contrappongono i dati statistici e le cifre enucleate da Berlusconi, Tremonti e Brunetta. Per esempio, questultimo da economista ha sfidato tutti a ragionare proprio sui numeri: da quando è nato il governo Berlusconi, afferma Brunetta, loccupazione è cresciuta del 2,1 per cento nel 2001, dell1,5 nel 2002 e dell1 per cento nel 2003. La disoccupazione è scesa dall11 per cento all8,5, un minimo storico che non si toccava da decenni. Le tasse non solo non sono aumentate (come accadeva fino al 2001), ma hanno già cominciato a diminuire: nel 2000 la pressione fiscale era del 43 per cento del Pil e nel 2002 è scesa al 42,1. Tutti i giornali ripetono che lItalia si è impoverita, ma Brunetta documenti alla mano afferma che gli stipendi dei lavoratori non hanno perso potere dacquisto: le retribuzioni lorde pro capite sono aumentate del 3,3 per cento nel 2001 (con uninflazione al 2,7 per cento), del 2,6 nel 2002 (inflazione al 2,5) e del 3,1 per cento nel 2003 (inflazione al 2,7). Tanto che la spesa per consumi diversamente da quanto molti ripetono è cresciuta del 3,8 nel 2001, del 3,4 nel 2002 e dovrebbe arrivare addirittura al 5,3 nel 2003. Inoltre le persone che vivono sotto la soglia di povertà sono diminuite rispetto al 2000, da 7,9 milioni a 7,1 milioni: 800 mila persone tirate fuori dallarea della povertà. Cè però più conflittualità sociale? Anche qui i numeri dicono di no. Durante i governi dellUlivo le ore di sciopero per ragioni contrattuali sono state in media 7,5 milioni allanno, mentre col governo di centrodestra solo 6,8 milioni. È enormemente cresciuto invece un altro tipo di sciopero, quello per motivi politici e non contrattuali che è passato da 104 mila ore allanno a 24 milioni per lestrema politicizzazione dei sindacati (perfino un leader della Cgil come Antonio Panzeri ha attaccato Epifani perché insegue il massimalismo della Fiom invece di contrattare). Berlusconi e il ministro Tremonti considerato il momento storico-politico rivendicano di aver compiuto una sorta di "miracolo economico". Perché? Quando la CDL ha vinto le elezioni, nel maggio 2001, tutte le previsioni, sfornate da Fondo monetario e Commissione europea parlavano di una crescita per lEuropa del 3 per cento. Ma di lì a poco il mondo è precipitato in un baratro imprevisto. L11 settembre con due guerre in due anni ha sprofondato leconomia mondiale, poi una crisi delle borse "paragonabile a quella del 1929", la destabilizzazione dovuta allirrompere di grandi concorrenti sleali (sul piano commerciale) come la Cina, limpatto delleuro sul carovita, infine le grandi situazioni di crisi e frodi che hanno "distrutto ricchezza e risparmio". Questi "uragani" del tutto imprevisti hanno avuto per tutti un effetto nefasto. Ci si doveva aspettare che per lItalia gli effetti fossero più negativi dati i noti handicap ereditati dal passato: lenorme debito pubblico, il ritardo del Meridione, le infrastrutture vecchie e fatiscenti. Invece rivendica il governo proprio lItalia è riuscita a fare meglio degli altri. Col centrosinistra era, nella Ue, la "sorvegliata speciale", a causa dei suoi conti pubblici ed ora è diventata fra i grandi Paesi fondatori la prima della classe (con Francia e Germania retrocessi dietro la lavagna). Pur dovendo gestire il terzo debito pubblico del mondo, si è superata una crisi planetaria riuscendo a tenere in ordine i conti senza una lira di tasse in più, anzi diminuendo la pressione fiscale complessiva, esonerando dalle imposte 700 mila pensionati (mentre 28 milioni di italiani pagano meno tasse). Il governo inoltre ha aumentato le pensioni minime a 1 milione e 800 mila persone, aumentando anche le detrazioni per figli a carico. Inoltre sono state aiutate le imprese diminuendo le tasse (imposta sulle società, Irap e successione) e cancellando una congerie di adempimenti burocratici; sono stati creati 700 mila nuovi posti di lavoro, sono diminuiti i poveri. Tutto questo, ripetono Berlusconi e Tremonti, tenendo i conti pubblici in ordine, cioè mettendo fine agli sprechi. Il governo rivendica anche altri meriti generali: cè più sicurezza, e non solo sulle strade grazie al nuovo codice, ma nelle città; si è assestato un duro colpo al terrorismo; si è dato il via ai progetti e ai cantieri delle grandi opere per le quali sono stati mobilitati 165 miliardi di euro. E poi la riforma del sistema educativo, la "riforma Biagi" del mercato del lavoro e le privatizzazioni che hanno visto lItalia al primo posto in Europa. Fermiamoci qui. Naturalmente lo stesso Berlusconi sa e riconosce che cè ancora molto da fare. Tuttavia laffresco complessivo che si ricava da questo bilancio a metà legislatura è eccellente. Ma allora perché i mass media fanno un ritratto del Paese totalmente capovolto? Perché gran parte della stampa è pregiudizialmente contro il governo. Quel loro affresco quotidiano è basato su impressioni veraci (per i tanti che hanno approfittato delleuro aumentando i prezzi), ma sono dati parziali e valutazioni "a naso" del tipo "signora-mia-non-ci-sono-più-le-mezze-stagioni". Un altro elemento che contribuisce a dare una sensazione negativa, è lattuale conflittualità della maggioranza che specialmente in campagna elettorale (ci siamo già dentro) avrebbe interesse a mobilitarsi, unita, a rivendicare i successi ottenuti. Le cronache bizantine di unincomprensibile e interminabile "verifica" sono state devastanti. Sarebbe necessario nei tiggì serali avere il polso vero delleconomia italiana, sentire ministri che spiegano come si rimette in sesto lAlitalia o come cambia la scuola, o come vogliono riformare la sanità, confrontandosi con gli scioperanti. Ma ciò non accade. È vero che dallopposizione non arrivano mai proposte. È vero che se fosse stato al potere il centrosinistra, dopo l11 settembre 2001, lItalia non avrebbe avuto nessuna maggioranza in politica estera e la crisi economica sarebbe stata fronteggiata con lennesimo aumento delle tasse (come già viene prefigurato oggi da alcuni loro esponenti), cosa che avrebbe messo del tutto ko leconomia. È anche vero che questo centrosinistra è tuttora diviso su tutto, pure sul simbolo. Ma la maggioranza deve fare il suo mestiere, spiegare cosa ha fatto finora e cosa intende fare nei prossimi due anni, deve coinvolgere anche emotivamente il Paese e ridare fiducia ai cittadini. Laltro ieri Il Riformista che è un foglio di area dalemiana nel suo editoriale scriveva: "cè un sacco di gente in giro per lItalia che fa, che produce, che pensa, che legge, che si sta guardando intorno, in cerca di qualcuno che possa svegliare il Paese. Gente che non si occupa di verifiche, ma che chiede alla politica una speranza e un nuovo inizio. Non si tratta di persone disposte a mettere tra parentesi il berlusconismo come un accidente sudamericano e tirannico, che non cancellerebbe la riforma Biagi, che non consegnerebbe la scuola italiana ai sindacati, non vorrebbe pagare più tasse e non ritirerebbe il tricolore da Nassiriya". Curiosamente Il Riformista ritiene che questa Italia aspetti DAlema e Prodi. Ma considerate le idee che ha mi pare piuttosto che questa Italia si riconosca nelle riforme del governo Berlusconi e desideri che vada avanti più deciso. A meno che DAlema e Prodi non siano diventati essi stessi sostenitori del governo su "riforma Biagi", scuola, tasse e politica estera. Cioè su tutto. |
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