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ACNews 002-2005 — Matrimonio omosessuale e poligamia: campanello d'allarme dal Canada

 

Roma, 12 febbraio 2005. Una nota di Massimo Introvigne, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

 

Matrimonio omosessuale e poligamia: campanello d'allarme dal Canada

 

Nelle prossime settimane il Parlamento canadese dovrà votare un progetto di legge, presentato con grandi squilli di tromba dal governo di sinistra del primo ministro Paul Martin, che rende il matrimonio omosessuale legale in tutta la nazione. Ci si aspetta che la legge passi, nonostante l'opposizione della Chiesa cattolica e la risicata maggioranza della coalizione di governo, dal momento che il Partito conservatore all'opposizione lascia ai suoi membri libertà di coscienza sul voto e alcuni voteranno a favore. Il matrimonio omosessuale è già legale in sette province canadesi, comprese le tre più popolose - Ontario, Québec e British Columbia -, ma con la nuova legge il Canada diventerebbe, dopo il Belgio e l'Olanda, il terzo paese con una definizione nazionale di matrimonio che comprende l'unione fra persone dello stesso sesso. Il 9 dicembre 2004 la Corte Suprema di Ottawa - l'equivalente della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana - si è pronunciata a favore del progetto di legge in un'opinione preliminare richiesta dal governo. La Corte non si è spinta, come avrebbe voluto il primo ministro Martin, a dichiarare incostituzionale l'attuale definizione canadese di matrimonio come "unione di un uomo e di una donna davanti alla legge", ma ha sentenziato che la nozione di matrimonio non dipende da princìpi morali o filosofici ma dal dato di fatto costituito dal comportamento sociale e dall'evoluzione dell'opinione pubblica.

E qui si è aperto un problema, che si ripresenterà in altri paesi che vorranno seguire il Canada nella ridefinizione radicale del concetto di matrimonio. Il ministero per la Promozione della Donna, pur favorevole al progetto di legge, ha commissionato in fretta e furia uno studio sugli effetti della nuova definizione di matrimonio sulla pratica della poligamia. Assai prudentemente, il ministero parla solo della comunità di Bountiful, nella British Columbia, dove il matrimonio di un uomo con più donne è praticato da uno dei gruppi scismatici che hanno lasciato la Chiesa mormone dopo che questa, nel 1890, ha ripudiato la poligamia. Dal momento che la poligamia era seriamente perseguita negli Stati Uniti d'America, molti di questi mormoni scismatici si erano rifugiati nel più tollerante Canada già alla fine dell'Ottocento. Tuttavia, tutta la stampa ha capito che il vero problema non riguarda qualche centinaio di mormoni scismatici ma settecentomila musulmani.

Sempre fra poche settimane, la più grande provincia anglofona, l'Ontario,dovrà votare un'altra legge controversa che attribuisce competenza in materia di eredità, divorzio e dispute familiari a tribunali musulmani che applichino la legge islamica, la sharia, purché entrambe le parti di una disputa ne accettino la giurisdizione. Sia questo vantato trionfo del multiculturalismo canadese, sia l'idea che la nozione di matrimonio cambia adattandosi ai comportamenti e alle opinioni prevalenti aprono evidentemente la strada a future e sempre più pressanti rivendicazioni per la legalizzazione della poligamia. La maggiore organizzazione islamica canadese, la Società Canadese dei Musulmani, dichiara di essere contraria al matrimonio omosessuale, ma che "se questa legge passa, anche i poligamisti avranno il diritto di vedere la loro preferenza sessuale ratificata dal diritto". Uno sviluppo cui forse non tutti i sostenitori del matrimonio omosessuale avevano pensato, ma che è destinato a emergere sempre di più nei futuri dibattiti sul tema.