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ACNews 002-2006
I valori irrinunciabili siano metro di
giudizio
Roma, 30 marzo 2006. Il quotidiano
Avvenire
ha pubblicato un'importante intervista, intitolata "I valori
irrinunciabili siano metro di giudizio", all'arcivescovo
Angelo Amato, segretario della Congregazione per la Dottrina
della fede.
Il testo è riportato integralmente di
seguito.
L'INTERVISTA
L'arcivescovo Angelo Amato, segretario della Congregazione
per la Dottrina della fede, rilegge il documento del 2002
sulle responsabilità dell'impegno politico:
«Mediazione come esercizio di prudenza non può
voler dire compromesso»
«I valori
irrinunciabili siano metro di giudizio»
«La coscienza cristiana non
permette di favorire col voto lattuazione di un
programma in cui i contenuti della fede e della morale siano
misconosciuti o negati Sarebbe contro il bene della persona
e della comunità»
Di Francesco Ognibene
«Contenuti
irrinunciabili»: li definiva così il cardinale
Ruini aprendo lunedì 20 il Consiglio permanente della
Cei. Sono quei princìpi «fondati sul primato e
sulla centralità della persona umana»: sono il
magnete sul quale orientare la bussola nel momento in cui si
è chiamati a fare scelte politiche ponderate e non
emotive. Non a caso Ruini richiamava la «Nota
dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il
comportamento dei cattolici nella vita politica», che
la Congregazione per la dottrina della fede pubblicò
all'inizio del 2003, e che su quei «contenuti
irrinunciabili» argomenta con chiarezza. A firmarla fu
l'allora prefetto cardinale Ratzinger. L'attuale segretario
della Congregazione, monsignor Angelo Amato, ci aiuta a
rileggerla oggi.
La «Nota» non
è stata pensata per l'Italia del 2006 ma si direbbe
che le calzi a pennello. Come lo spiega?
«Quel documento non fu scritto in vista di una
congiuntura politica determinata né fu condizionato
da un particolare momento storico. Lo scopo della " Nota"
era di richiamare alcuni principi propri della coscienza
cristiana che debbono ispirare e orientare l'impegno sociale
e politico dei cattolici nelle società democratiche,
tenendo nel medesimo tempo presenti certi indirizzi e
posizioni ambigue e discutibili che emergono dal contesto
pluralista e relativista della nostra cultura, e che si
infiltrano anche nel mondo cattolico. Rivolgendosi ai
cristiani, che partecipano alla vita pubblica come
cittadini, la Nota ricordava, in concreto, la figura di san
Tommaso Moro, proclamato patrono dei governanti e dei
politici, che nella difesa della dignità inalienabile
della retta coscienza cristiana affermò con la sua
vita e con la sua morte che "l'uomo non si può
separare da Dio, né la politica dalla
morale"».
Nel testo della
Congregazione è ribadito a chiare lettere il diritto
della Chiesa a «richiamare alcuni principi propri della
coscienza cristiana». Autorità della Chiesa e
libertà di coscienza del credente: in che rapporto
sono?
«La domanda suppone la definizione esatta del
concetto di libertà di coscienza. Una concezione
della libertà che la pone come principio assoluto
rispetto alla norma morale e all'ordinamento naturale voluto
dal Creatore è una concezione falsa della
libertà, che porta alla dissoluzione e
all'autodistruzione dell'uomo stesso. La persona, in quanto
creata a immagine di Dio, deve orientarsi alla verità
e deve lasciarsi formare dalla verità. La voce
autorevole della Chiesa illumina la coscienza nello scoprire
i princìpi e i criteri di giudizio perché la
verità della persona umana e del bene comune siano
riconosciuti e tutelati anche nell'àmbito politico e
sociale».
Quanto dice la Chiesa in
cosa è vincolante per i credenti al momento di
decidere sul voto o quando si agisce in politica?
«La coscienza cristiana formata non permette
di favorire con il proprio voto l'attuazione di un programma
politico in cui i contenuti fondamentali della fede e della
morale cristiana siano misconosciuti, contrastati o negati
(cf. Nota dottrinale, 4). È in gioco l'essenza
dell'ordine morale che riguarda il bene integrale della
persona e della comunità».
Quali sono allora i
princìpi sui quali non si può derogare e che
devono valere come metro di giudizio?
«Nella Nota si elencano concretamente tali
esigenze, che recentemente sono state anche richiamate
dall'intervento del cardinale Ruini al Consiglio permanente
della Cei: la difesa del diritto alla vita, la salvaguardia
dei diritti dell'embrione umano, la protezione della
famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra uomo e donna,
la libertà di educazione, la tutela sociale dei
minori, l'emancipazione dalle forme moderne di
schiavitù (sfruttamento della prostituzione,
liberalizzazione delle droghe), il diritto alla
libertà religiosa, il rispetto della giustizia
sociale, della sussidiarietà e della
solidarietà, la difesa della pace (da non confondersi
con il pacifismo ideologico) contro ogni forma di violenza e
di terrorismo».
La politica è l'arte
della mediazione. Anche la mediazione conosce un limite?
«La mediazione come espressione della
prudenza, dell'equilibrio e della saggezza non può
trasformarsi in negoziazione o compromesso, quando siano in
gioco le esigenze fondamentali e irrinunciabili dell'ordine
morale naturale, conforme alla verità della persona
umana e alla giustizia».
Al convegno ecclesiale di
Palermo nel '95 Giovanni Paolo II disse che i cattolici
devono evitare una «facile adesione a forze politiche e
sociali che si oppongano o non prestino sufficiente
attenzione ai principi della dottrina sociale della
Chiesa». Alla luce della Nota, questo principio come si
traduce? Il "mercato" della politica offre un gran numero di
formazioni che non si sa quali garanzie offrano al rispetto
di quei princìpi...
«È certamente vero che non è
sempre facile trovare una forza politica o un'alleanza
politica in cui la dottrina morale e sociale della Chiesa
sia perfettamente e pienamente tradotta e praticata in
proposte programmatiche precise, anche se a me pare di poter
riconoscere alcuni movimenti e partiti politici che
riconoscono di ispirarsi alla dottrina morale e sociale
cattolica e di orientare le loro scelte sulla base del
patrimonio dei valori e dei principi morali dell'ordine
naturale e cristiano. Così come a me pare altrettanto
evidente che altre formazioni politiche e culturali hanno
una visione dell'uomo e della società incompatibili
con la visione cristiana. Sono proprio le prese di posizione
circa le esigenze etiche fondamentali di cui si parlava
poc'anzi a costituire un chiaro criterio e metro di giudizio
al riguardo. Tutti ovviamente hanno diritto di proporre le
loro opinioni in merito, ma anche la Chiesa ha diritto di
esprimere il suo giudizio su ciò che è
conforme o meno alla legge morale naturale e ai valori
fondamentali che devono guidare una società fedele
alla verità della persona umana e al bene
comune».
È possibile operare
da cattolici all'interno di una forza politica che non
sempre rispetta la visione cristiana della persona, della
vita e della famiglia, e a quali condizioni? Allo stesso
modo, è possibile votare per essa senza compromettere
la propria coscienza? A molti sembra impossibile trovare uno
schieramento che soddisfi pienamente le aspirazioni della
propria coscienza per la presenza di questo o quel partito,
di questo o quell'esponente...
«Direi che è importante fare una chiara
e netta distinzione tra forze politiche che rispettano nella
loro ispirazione e nel loro programma di governo i
princìpi e le esigenze etiche non negoziabili, e
forze politiche che su questi aspetti e vincoli fondamentali
hanno una visione opposta alla dottrina cristiana o comunque
relativista. Il cattolico non può appoggiare le forze
di questo secondo tipo. Quando la Chiesa afferma che non
opta a favore di nessun partito e di nessuno schieramento
politico non vuol dire che rinuncia a dare un giudizio etico
sui princìpi e sui programmi dei diversi schieramenti
o partiti, in riferimento ai valori e alle istanze etiche
fondamentali richiamate: vita, famiglia, libertà di
educazione, libertà religiosa, giustizia sociale...
Come ha precisato lo stesso cardinale Ruini, non è
possibile non vedere con preoccupazione che singole Regioni
in Italia hanno dato via libera a normative che tendono a
equiparare le unioni di fatto, eterosessuali e omossessuali
alle unioni familiari fondate sul matrimonio, e che vi sono
forze politiche di un determinato schieramento che intendono
portare nel Parlamento nazionale tali proposte. Spesso il
cattolico deve scegliere nel voto il male minore,
purché questo "male minore" non favorisca forze
politiche che non riconoscono o si oppongono ai
princìpi e alle norme della legge morale
naturale».
Vita e famiglia: due
priorità etiche sull'agenda della politica italiana.
Qualcuno sembra pensare che basta "accontentare" i cattolici
e la Chiesa su questi punti. Come smentire questa idea?
«Appare veramente strano che qualcuno possa
continuare ancora a dubitare su questo punto: "vita" e
"famiglia" sono realtà appartenenti alla natura
dell'uomo, e non alla interpretazione confessionale della
Chiesa cattolica. Il "decalogo" appartiene al patrimonio
comune della civiltà umana. Soltanto una ideologia
relativista, nichilista e dissolutrice del patrimonio
razionale dell'umanità può arrivare a negare
le basi fondamentali della nostra società. Il dialogo
che si sta costruendo fruttuosamente tra pensatori cattolici
e diversi rappresentanti del mondo laico e liberale (non
laicista) è il segno che questa è la strada
per costruire insieme una società sempre più
giusta e libera».
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