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ACNews 003-2006
L'Italia in bilico. Commento a caldo di Giovanni
Cantoni sul voto del 9 e 10 aprile 2006
Roma, 11 aprile 2006. Il periodico
Radici Cristiane ha realizzato un'intervista a
Giovanni Cantoni, direttore di Cristianità e
reggente nazionale di Alleanza Cattolica, che propone un
primo commento - a caldo - delle elezioni politiche
italiane. Il testo viene pubblicato in Radici
Cristiane, n. 13, Roma, aprile 2006.
LItalia
in bilico.
Commento a caldo di Giovanni Cantoni sul voto del 9 e 10
aprile 2006
a cura Emanuele Gagliardi
Il Centrosinistra brinda. Alla
Camera lo scarto tra LUnione e la Casa
delle libertà è di soli 25.224 voti, al
Senato la differenza è appena di due seggi (158
contro i 156 della Cdl), ma Prodi esulta:
«Una vittoria che ci permette di governare».
Lo aspettiamo alla prova dei fatti... Di certo, per
ora, cè che il professore e la sua policroma
coalizione non hanno convinto mentre, daltro canto,
gli elettori hanno dimostrato che valori veri, come la
famiglia, la vita, la religione, riescono a concentrare
consensi al di là dellapprovazione
sulloperato del governo uscente.
L'11 aprile, poche ore dopo la
pubblicazione dei risultati, abbiamo raccolto un commento
a caldo di Giovanni Cantoni, fondatore e reggente
nazionale dellassociazione di apostolato culturale
Alleanza Cattolica e direttore della rivista
bimestrale Cristianità, organo ufficiale di
tale associazione.
Come interpreta questo
inaspettato risultato di stringente parità?
Quando ho dato la mia disponibilità a
fare qualche commento ai risultati della tornata elettorale
non immaginavo di fronte a quale difficoltà mi sarei
trovato. Diversamente, forse, avrei tergiversato o sarei
stato più prudente. Poiché il risultato
è a più titoli inconsueto, un formale
pareggio, sia come conseguenza della nuova legge elettorale
che combina proporzionale e maggioritario, sia come
espressione della situazione del corpo sociale, penso che il
miglior commento possa consistere in un tentativo di
ricostruzione dellitinerario di cui lepisodio
elettorale costituisce il passaggio più
recente.
Lesito di queste
elezioni è anche conseguenza di un processo storico
insito alla società italiana?
Credo che il punto di partenza debba essere il
famoso 18 aprile 1948, lautentica data fondativa dello
Stato italiano comè grosso modo ancora
oggi, almeno nelle sue grandi linee e nelle intenzioni. Il
corpo sociale uscito dalla II guerra mondiale, con
unappendice civile, si trova di fronte
allipotesi di cadere sotto un regime socialcomunista.
Sa della Conferenza di Jalta, tenuta in URSS nel 1945, ma
non sa degli accordi e della divisione del mondo fra le
potenze alleate. Quindi non aspetta che altri lo salvino,
anche se sospetta che altri lo abbia salvato alla fine della
guerra, e non fa proprio il mito della Resistenza. Pensa
«Aiutati che Dio taiuta» e,
nonostante la debilitazione, trova la forza di rispondere,
in un lasso di tempo straordinariamente esiguo pochi
mesi , allappello dei Comitati Civici e del loro
animatore, il professor Luigi Gedda, uno scienziato
cattolico. Comera accaduto negli anni seguenti la
Rivoluzione del 1789, quando Napoleone aveva tentato di
esportarne i princìpi in Italia, il popolo italiano
insorge. Il 1948 è una sorta
d«insorgenza» non cruenta. Il
rischio del regime rosso è scongiurato, anche se i
vincitori della battaglia elettorale non sono gli
organizzatori della pace. Infatti, conformemente alla natura
dinsorgenza dellazione attuata, cioè
allessere frutto di una mentalità, di una
costellazione di valori e di giudizi depositati nel corso
del tempo nel corpo sociale, gli animatori di tale azione
vengono fatti cadere nelloblio,
«silenziati» e derubati della vittoria.
In termini marxisti, si può dire che
linsorgenza viene «ricuperata»
dalla cupola democristiana. Comincia così il lungo
itinerario che porterà dal 1948 al 1960,
allapertura a sinistra poi, nel 1992, a
Tangentopoli.
Esiste unanalogia
tra l«insorgenza» del 1948 ed episodi della
storia più recente?
Unapparente digressione può
aiutare a comprendere la situazione. Con lespressione
I° Potere politico sintende il Potere
Legislativo; con II° Potere politico
lEsecutivo; con III° Potere politico il
Potere Giudiziario; con IV° Potere (I°
Potere sociale) il Potere Massmediatico e Culturale, in
tutta la gamma che va dalla gestione degli asili nido ai
centri di ricerca universitari, a quella della stampa, della
radio, della televisione e del cinema; con V°
Potere (II° Potere sociale) il Potere della Chiesa
come soggetto sociale; con VI° Potere
(III° Potere sociale) il Potere Economico lato
sensu e finalmente, con VII° potere
(IV° potere sociale) il Potere Sindacale. Ebbene, dopo
la caduta del Muro di Berlino nel 1989, la Repubblica
Italiana vede unegemonia socialcomunista
pressoché totale sul mondo del IV°
Potere attraverso gli operatori del settore; una
presenza consistente in quelli del I°, del
III° e del VII° Potere; una
pressione determinante in quello del II°
Potere, mentre non sono assolutamente irrilevanti le
infiltrazioni nel V° e nel VI°.
Stando così le cose quando, nel 1994, sta per
prodursi lesito paradossale delloperazione di
lungo periodo intesa alla conquista della titolarità
del governo, cioè quando un partito socialcomunista
sta per andare al governo in una Stato occidentale
dopo la caduta del Muro di Berlino, si produce una
nuova insorgenza, non più guidata da un professor
Gedda o da un suo simile, ma, attraverso Forza
Italia e la Casa delle Libertà, dal
cavalier Silvio Berlusconi, un imprenditore, un esponente
della società comè diventata dopo
decenni di debilitazione morale e culturale. Le vicende
seguenti sono cronaca, anche se la memoria è sempre
più corta.
Anche il voto del 9
aprile 2006 rappresenta una «insorgenza»?
Il risultato del 9 aprile 2006, è in un
certo senso un nuovo 18 aprile 1948. Abbiamo visto schierate
in campo, contro il governo degli uomini del buon senso,
tutte le lobbies culturali, massmediatiche ed
economiche, intenzionate stavolta a realizzare non un regime
socialcomunista dal 1948 è passata molta acqua
sotto i ponti bensì una rivoluzione culturale,
quella che uno dei miei maestri, il pensatore e uomo
dazione brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira,
chiama IV Rivoluzione, e della quale è
modello loperato di Zapatero nel Regno di Spagna.
Mentre la propaganda procede alla demonizzazione a tutto
campo del leader dellinsorgenza del 1994,
presentando la situazione oggettivamente difficile e
non poco complicata dallaggressione patita
dallOccidente l11 settembre 2001 come lo
scontro fra «i ricchi» e «i
poveri», il cavalier Berlusconi si
«distrae» dal proficuo impegno di governo
e ne indica la natura nello scontro fra la società e
lo «Stato moderno», fra il corpo sociale
in via di rianimazione inevitabilmente lenta e
difficile come ogni convalescenza e linvadenza
sclerotizzante statuale e burocratica. Quindi fra
«ricchi gestori del potere» e
«poveri titolari del governo».
I moniti della Chiesa
sui valori irrinunciabili della vita e della famiglia
possono aver inciso sulla scelta elettorale?
La gerarchia ecclesiastica segnala
puntualmente ai cattolici, e a tutti coloro che vogliano
prestarle ascolto, le priorità cui guardare per
formare il proprio giudizio: la vita, la famiglia e
leducazione. Nella prospettiva dimpedire che le
lobbies demoralizzanti possano acquisire lo
status di enti statali.
Ritiene possibili derive
«zapateriste» nel nostro Paese?
Se mi permette unautocitazione ricordo
che, negli anni 1970 e 1980, ho qualificato la resistenza
del corpo sociale italiano allaggressione
socialcomunista come «lezione italiana».
Ebbene, il recente esito elettorale un esito
straordinario dice almeno che tale
«lezione», per quanto spossata, non
è esaurita. Certo, non è in grado di
contrastare vittoriosamente laggressione della
rivoluzione culturale. Ma il governo dellUnione, un
partito radicale di massa, esiguamente vincente non è
tale, o almeno tale non sembra, da potersi permettere un
esercizio «imprudente» del potere che per
altre vie possiede.
Quale linee di azione
suggerisce il voto del 9 e 10 aprile per quanti hanno
dimostrato di voler continuare a difendere i valori fondanti
della nostra società?
Se è lecito trarre conclusioni dalle
osservazioni proposte, credo possano essere le seguenti. Se
la «lezione italiana» è in via di
esaurimento, simpone una riproposizione delle
condizioni di cui gli esiti politici sono semplici ricadute;
simpone unazione pre-politica, che non esclude
quella politica, ma costituisce la premessa del suo
rinnovamento e della sua qualità. Il corpo sociale
è vissuto a lungo tanto insperatamente quanto
inconsapevolmente di eredità, di
«tradizione». Ma la
«tradizione» è «progresso
trasmesso», è «trasmissione del
progresso». Progredire vuol dire passare
dallignoranza alla conoscenza, per poi servirsi in
modo morale di tale conoscenza. Come ricorda il cardinale
Ruini, presidente della CEI, citando Tertulliano,
«cristiani si diventa, non si nasce».
Allo stesso modo, la civiltà necessita di essere
trasmessa: «uomini civili si diventa, non si
nasce». Quindi simpone unopera di
apostolato culturale che non mira alla politica di partito,
ma senza la cui esistenza la politica di partito si
esaurisce, perde le proprie motivazioni più profonde.
Il quadro che offre il corpo sociale italiano attraverso
lesito elettorale è quello di una realtà
in bilico, che abbisogna di venire riequilibrata. Si tratta
di unimmagine che può descrivere correttamente
il da farsi, prima che lo squilibrio porti a precipitare in
una situazione che non qualifico come definitiva la
storia continua e nessuno sa quando finisce , ma
certamente come ancora più difficile di quella che
abbiamo di fronte.
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