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ACNews 004-2005 — Intervento di S.E. mons. Pier Giacomo Grampa, vescovo di Lugano, in merito alla Legge sull'unione domestica registrata di coppie omosessuali

 

Roma, 21 aprile 2005. Il 5 giugno 2005 nella Confederazione Elvetica avrà luogo una votazione popolare in cui verrà sottoposto agli elettori elvetici il seguente quesito: "Volete accettare la legge federale del 18 giugno 2004 sull'unione domestica registrata di coppie omosessuali (legge sull'unione domestica registrata, LUD)?" (cfr. il testo della legge, e la documentazione relativa, sul sito dell'amministrazione federale).

Nel dibattito sull'argomento è intervenuto il vescovo di Lugano, nella Repubblica e Cantone Ticino, S.E. mons. Pier Giacomo Grampa, sul quotidiano "Giornale del Popolo. Quotidiano della Svizzera Italiana", di giovedì 21 aprile 2005, a pagina 17.

 

Unioni Registrate

Ma chi è fuori di testa?

di PIER GIACOMO GRAMPA

 

Ho sentito un onorevole consigliere nazionale affermare con molta arroganza ad una televisione privata "essere fuori di testa" coloro che avrebbero rilievi critici da muovere alla nuova legge sul " partenariato registrato". Mi ero riproposto di non fare "crociate" su questo argomento, ritenendo sufficientemente chiara ed illuminante per una coscienza cristiana la posizione dei vescovi svizzeri, che, nel comunicato stampa da loro diramato al termine della Conferenza episcopale del giugno 2004 ad Einsiedeln, così si esprimevano: "I vescovi hanno preso atto con dispiacere dell'adozione, da parte del Consiglio degli Stati, del partenariato registrato per le persone dello stesso sesso. Se da una parte, come i vescovi hanno ribadito a più riprese, per esempio nel loro documento dell'ottobre 2002, è da sopprimere ogni discriminazione verso le persone, dall'altra il carattere unico del matrimonio tra un uomo e una donna deve essere protetto in modo incondizionato. La società non può mettervi mano senza mettere se stessa in pericolo" . Una loro presa di posizione su questo tema, oggetto di consultazione popolare, è in preparazione e verrà resa nota prossimamente.

Ma ora mi parrebbe di essere un vile, se di fronte all'insulto volgare e rozzo non reagissi.

No, onorevole deputato, non siamo fuori di testa e grazie al cielo non prendiamo posizione per accaparrarci i voti di qualcuno. Siamo liberi e lucidi nelle nostre esternazioni ed in un paese di antica civiltà e democrazia come il nostro, dovremmo lasciare ad altri l'insulto per sostenere le proprie idee. Non vogliamo discriminazioni ed emarginazioni per nessuno, ma nemmeno accettiamo, senza poter discutere, parificazioni discutibili tra situazioni di diseguale interesse per la società. Magari siamo solo preoccupati dei modelli che proponiamo alle future generazioni, dell'incidenza educativa che una decisione di legalità può avere sulla formazione dei giovani. Purtroppo per molti legale equivale a morale, anche se così non è sempre. Non abbiamo niente in contrario al riconoscimento di certi diritti anche a situazioni particolari di convivenza, ci chiediamo soltanto se la strada intrapresa sia l'unica possibile e la più opportuna.

Anche gli argomenti di chi si dichiara contrario alla legge sull'unione domestica registrata pongono interrogativi e invitano a riflessione per una decisione responsabile e consapevole.

Con i problemi che si agitano nel paese ritenere che si tratti di " false priorità" non significa essere "fuori di testa". Rispetto, accettazione e integrazione non si ottengono con decisioni discutibili, dissentire dalle quali è segno di civiltà, non di follia.

Vescovo di Lugano