|
|
ACNews |
|
ACNews 005-2004 Pellegrinaggio alle radici cristiane dellEuropa. On. Gianfranco Fini: "Ripartire da san Benedetto"
Roma, 11 giugno 2004. Venerdì 11 giugno 2004, alla vigilia del voto che interessa per la prima volta 455 milioni di cittadini dei venticinque Paesi dellUnione Europea e a una settimana dallincontro che vedrà impegnati i Capi di Stato e di Governo per lavvio delle procedure di approvazione del nuovo Trattato Costituzionale, lon. Gianfranco Fini, presidente di Alleanza Nazionale e vicepresidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, si è recato in simbolico pellegrinaggio allAbbazia benedettina di Montecassino, in provincia di Frosinone, accompagnato fra altri dallon. Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato al ministero dellInterno, dal sen. Oreste Tofani, vicecapogruppo di Alleanza Nazionale a Palazzo Madama, e dal professor Roberto de Mattei, consigliere per gli Affari Europei del vicepresidente del Consiglio. E di questo gesto simbolico, con il quale ha inteso ribadire la richiesta dinserire nel preambolo della futura Costituzione un esplicito riferimento alle radici cristiane dellUE, ma anche realizzare un momento di riflessione sulla tragedia della guerra e sullumana capacità di rinascita e di ricostruzione, luomo politico ha dato ragione in un intervento pronunciato nelloccasione nel Teatro Romano di Cassino. Accompagnato dallambasciatore della Repubblica di Polonia, Michal Radlicki, lon. Fini ha quindi deposto una corona di fiori al cimitero dei caduti polacchi. Successivamente ha incontrato il Reverendissimo Padre Dom Fabio Bernardo D'Onorio O.S.B., Abate Ordinario di Montecassino e Vescovo titolare di Minturno, insieme al quale ha visitato la tomba di san Benedetto.
nel Trattato Costituzionale dellUnione Europea
Domani e dopodomani i popoli di unEuropa finalmente riunificata sceglieranno i propri rappresentanti al Parlamento Europeo. Da Tallin a Lisbona, da Londra a Varsavia, 455 milioni di cittadini di 25 paesi europei indicheranno le grandi linee politiche che dovranno guidare lUnione Europea per i prossimi anni. La prossima settimana si registrerà un evento non meno importante delle elezioni europee. Venerdì 18 giugno, a Bruxelles, i Capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio Europeo avranno la possibilità di approvare il nuovo Trattato Costituzionale dellUnione, la Carta che definisce la fisionomia giuridica e istituzionale dellEuropa. La nuova Carta costituzionale è stata elaborata sulla base di un progetto di Trattato redatto dalla Convenzione per lavvenire dellEuropa, riunitasi a Bruxelles per sedici mesi, tra il marzo 2002 e il giugno 2003, e nella quale ho avuto lonore di rappresentare il governo italiano. Oggi, in un luogo significativo nella memoria europea qual è Cassino e la sua Abbazia, ho loccasione per soffermarmi su una questione che è stata e che sarà al centro della discussione dei Capi di Stato e di governo, ma anche dellopinione pubblica dellintera Europa: la decisione di inserire o meno un esplicito riferimento, nel preambolo del Trattato, alle radici cristiane dellUE. Dico subito di condividere in proposito losservazione di un illustre costituzionalista qual è il professor Augusto Barbera: il rifiuto di un richiamo alla identità cristiana dellEuropa avrebbe un significato simbolico ben più forte e pesante di quanto ne avrebbe il suo esplicito riferimento. Il rifiuto testimonierebbe infatti un atteggiamento culturale, prima che politico sostanzialmente ambiguo. Se si parla di radici, si evoca limmagine di un albero; se lEuropa viene pensata come un albero oggi più o meno rigoglioso non riesco a individuare una logica nellatteggiamento di chi gli si avvicina, si ripara alla sua ombra, ne stacca i suoi frutti, ne gusta il sapore, ma, mentre fa tutto ciò, non vuol riconoscere lesistenza di ciò che consente a quella stessa pianta di stare in piedi e di reggersi. Si può dire sì ai rami, sì alle foglie, sì ai frutti, e no alle radici? È coerente tutto questo? LEuropa semplicemente non esisterebbe se si eliminassero le sue radici. E le sue radici sono cristiane. Affermarlo non significa compiere una scelta di tipo religioso o ideologico, ma individuare un dato storico determinante per capire da dove veniamo. Non cè bisogno di amare la lingua latina per riconoscere che molte delle lingue che oggi sono in uso in Europa derivano dal latino. Non cè bisogno di essere cristiani per vedere nelle migliaia di chiese, di cattedrali, di edifici che popolano le nostre città, che il cristianesimo ha segnato profondamente la nostra storia. Ogni nazione europea, dalla Polonia allIrlanda, dalla Francia alla Spagna, dalla Danimarca allUngheria, è stata fondata da un santo, o deve a un santo la sua identità. In più, oltre i confini delle singole nazioni, lEuropa nel suo insieme è profondamente tributaria a san Benedetto nella sua parte occidentale, e ai santi Cirillo e Metodio nella sua parte orientale. Ciò spiega perché, alla vigilia del rinnovo del Parlamento Europeo, con il coinvolgimento per la prima volta dei nuovi dieci popoli dellUnione, considero altamente simbolico e doveroso questo pellegrinaggio alle radici dellEuropa, verso quellAbbazia che nel corso dei secoli ha dato un contributo determinante alla formazione religiosa, culturale e civile del nostro continente. In una Unione che vuole definire la sua identità Montecassino è simbolo autentico di costruzione europea: perché qui è stato ben focalizzato il concetto di "persona", cioè luomo quale fonte e quale soggetto di diritti direttamente riconducibili alla sua dignità di essere razionale. San Benedetto e i suoi monaci hanno arato e seminato contemporaneamente i campi e le coscienze dei popoli europei. Come ci si può dire difensori dei "diritti umani" e contemporaneamente negare le radici di tali conquiste, che sono state consolidate al prezzo di sacrifici consumatisi nei secoli? Subito dopo le migrazioni barbariche, lEuropa è diventata la fucina di una civiltà. Diverse culture si sono dapprima scontrate, poi amalgamate sempre di più, fino ad assumere una fisionomia autonoma, nuova e omogenea. Ciò non sarebbe accaduto se la Chiesa cristiana non fosse intervenuta in tale processo. E bisogna riconoscere che solo la Chiesa ha potuto ricoprire questo ruolo essenziale, perché annunciatrice di una fede, ma non portatrice di una propria specifica cultura. Lopera di acculturazione ha permesso alle diverse culture di entrare in relazione tra loro e poi di convergere verso un punto unificante, la comune fede religiosa. Se il cristianesimo non avesse svolto questo compito, lEuropa sarebbe stata una semplice appendice geografica dellAsia, perché non ha né lestensione territoriale, né il carattere fisico, né lomogeneità etnica di un continente. Poiché la Costituzione europea è un documento di natura giuridica, va ricordato altresì che le radici del patrimonio giuridico europeo risalgono al principio cristiano dello ius commune, inteso come comprensione unitaria del diritto nella sua forma universale: universale poiché deriva dallo ius naturale, e quindi idoneo ad applicarsi a ogni fattispecie, travalicando i confini degli Stati ed evitando pericolose fratture geopolitiche e culturali. Lo ius commune non è scomparso; sopravvive ancora nella dottrina dei diritti umani e nei "generali princìpi del diritto", ai quali si rivolgono gli ordinamenti civili in presenza di lacunae iuris. Dunque, se sono gradevoli i frutti, è perché sono ancora vive le radici. Radici che non possono ricordarsi come un puro fatto storico-statistico, come si registra una data di nascita: lorizzonte deve essere più ampio. È ovvio che parlare di radici cristiane non significa ledere lautentica laicità dello Stato, né tanto meno comprimere la libertà religiosa. La distinzione fra potere temporale e autorità religiosa, messa in evidenza nellevangelico "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio" è una profonda novità, culturale e politica, rispetto alle civiltà pre-esistenti e co-esistenti, nelle quali tale distinzione era praticamente assente. Basti ricordare lattribuzione di caratteristiche divine ai vertici statuali per averne conferma. Per quanto paradossale possa apparire, il mantenimento di una sana laicità della comunità politica passa ancora adesso attraverso la predicazione della Chiesa secondo cui non tutto è riconducibile a Cesare, dal momento che esistono ambiti sottratti al potere politico. Tutto ciò potrebbe apparire una riflessione astratta, svincolata dalla politica: non è così, perché il richiamo alle radici cristiane non deve essere statico, bensì dinamico. LEuropa ha bisogno di un solido fondamento comune e, prima ancora di stabilire quale sia, va riconosciuto che il fondamento comune è necessario. Provo a fare un esempio concreto, che ritengo significativo: fra i problemi del tempo presente vi è quello dellimmigrazione. La risposta profonda al problema dellimmigrazione si chiama integrazione; ma lintegrazione vera si ha "in" una realtà. "Dentro" una realtà ben definita. Non ci si integra nel nulla. Bene, anche in tale prospettiva lEuropa ha il dovere di mostrare serenamente la propria identità, radicata nelle radici cristiane: solo così coloro che scelgono di immigrare nel nostro continente possono integrarvisi compiutamente, tanto più se sono portatori di altre culture "forti". In questo quadro, la chiave interpretativa non è lesclusione, ma linclusione. E quale è il punto di riferimento ultimo di una reale integrazione? Forse un relativismo accettato di fatto, se non teorizzato, per evitare rischi di divisione? Certamente no, ed è evidente che il punto di riferimento non può essere un dato confessionale. È piuttosto un dato pre-confessionale: il fondamento non può che essere il diritto naturale; ma la storia ci insegna che il diritto naturale è stato concretamente e compiutamente rispettato solo allombra del cristianesimo. La piena consapevolezza della propria fisionomia culturale si accompagna quindi senza traumi al rispetto delle culture altrui, ovviamente nella misura in cui queste siano a loro volta rispettose del diritto naturale. Vi è inoltre un principio, già accolto dalla Convenzione, che si radica nel patrimonio di valori dellEuropa di cui questa Abbazia è simbolo: il principio di sussidiarietà. Da esso discende la definizione dellUE come Unione di Stati che esercitano congiuntamente poteri e competenze. Questo esercizio condiviso della sovranità nazionale avviene non perché gli Stati membri decidono di "sacrificare" alcuni loro poteri, bensì perché essi sono consapevoli che ciò rende i medesimi poteri più efficaci per il raggiungimento dei loro legittimi interessi nazionali. Il principio di sussidiarietà, cui sono connessi quelli di attribuzione e di proporzionalità, attribuisce agli Stati membri la titolarità ultima della sovranità e delega allUnione lesercizio delle competenze necessarie a realizzare quegli obiettivi che gli Stati non possono realizzare in maniera sufficiente. Il principio per cui le identità nazionali sono preservate in seno allUnione ci aiuta a riconoscere e a salvaguardare lidentità specifica e il ruolo sociale delle confessioni religiose, in accordo con le differenti legislazioni nazionali. Ogni nazione deve portare infatti in Europa il suo patrimonio di valori, condividendolo con le altre nazioni del continente. Come ha ricordato Giovanni Paolo II al Parlamento italiano, "se si vuole dare durevole stabilità alla nuova unità europea, è necessario impegnarsi perché essa poggi su quei fondamenti etici che ne furono un tempo alla base, facendo al tempo stesso spazio alla ricchezza e alla diversità delle culture e delle tradizioni che caratterizzano le singole nazioni". Personalmente, sono ottimista sul fatto che la futura Costituzione europea possa riflettere, nelle sue grandi linee, queste giuste esigenze. Se lAbbazia di Montecassino è stata il centro di irradiazione della Regola Benedettina che, associando il lavoro alla preghiera, ha contribuito a gettare le basi della nuova Europa sorta dopo la dissoluzione dellImpero Romano, questa stessa Abbazia, distrutta dalla guerra, è divenuta lesempio e il simbolo della ricostruzione europea dopo la tragedia del secondo conflitto mondiale.
"Pax hic domui et omnibus habitantibus in ea!". Lespressione di san Benedetto "Pace a questa casa e a tutti quelli che vi hanno dimora" ha oggi una particolare attualità. La pace è lemblema dei monasteri benedettini; proprio di qui si può risalire a un significato di pace più profondo di quello politico: una pace fondata sulla libertà, sulla giustizia e su regole condivise di convivenza civile. La pace è spesso pensata come ignavia e come inerzia: la tradizione benedettina ci trasmette unidea "dinamica", e quindi attiva e feconda della pace. Una pace che non è passiva astensione dalla violenza, ma cimento interiore, volotà di ricostruzione, capacità di rinascita e di rigenerazione. Le mura dellAbbazia di Montecassino ci indicano quindi una strada. Montecassino fu bombardata e demolita. Montecassino è stata ricostruita. "Al cimitero militare di Montecassino ha detto ancora Giovanni Paolo II qualche giorno fa, il 18 maggio, nel 60° anniversario della battaglia, ricevendo il presidente della Repubblica di Polonia si trovano tombe sulle quali furono poste croci latine e greche, e anche lapidi con la stella di Davide. Lì riposano gli eroi caduti, uniti dallideale di lottare per "la nostra e la vostra libertà", che comprende in sé non soltanto lamore per la propria Patria, ma anche la sollecitudine per lindipendenza politica e spirituale di altre nazioni. [ ] "[ ] nellarco dei secoli, il patrimonio culturale e spirituale dellEuropa fu formato e difeso, perfino a costo della vita, da coloro che confessarono Cristo e da coloro che nel loro credo religioso si richiamano ad Abramo. Sembra che il ricordo di ciò sia necessario nel contesto della formazione delle fondamenta costituzionali dellUnione Europea, nella quale recentemente è stata inserita anche la Polonia". Montecassino è stata bombardata e demolita, Montecassino è stata ricostruita: "Chi ha condotto questa guerra? Chi ha compiuto lopera di distruzione?" si era chiesto il 17 maggio 1979 lo stesso Pontefice. E aveva risposto: "Gli uomini e le Nazioni. Questa era una guerra delle Nazioni Europee pur legate fra loro dalle tradizioni di una grande cultura". Ma ancora "Perché hanno combattuto gli uni contro gli altri, uomini e nazioni?". "Sicuramente aveva risposto non li hanno spinti a questa terribile strage fratricida le verità del Vangelo e le tradizioni della grande cultura cristiana". Quindi, la scelta della consapevolezza delle radici, manifestata attraverso il loro esplicito riconoscimento, costituisce scelta coraggiosa e autenticamente pacificatrice, perché aperta alla costruzione della pace e disposta alla sua difesa. In queste ore drammatiche, dipende anche da noi europei costruire la pace. È necessario che lEuropa assuma la responsabilità storica di condividere con gli Stati Uniti dAmerica la nascita di equilibri nuovi, veramente multilaterali: unEuropa protagonista, che condivida con gli Stati Uniti la grande responsabilità della sicurezza e della pace mondiale. Labbazia ricostruita di Montecassino è il simbolo di un futuro europeo che dobbiamo costruire e, se necessario, ricostruire. In questo lembo dEuropa appare più chiaro che altrove che il futuro dellEuropa dipenderà anche da come essa saprà continuare ad assimilare e a sviluppare lo spirito e lesempio di san Benedetto e dei suoi continuatori. |
|