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ACNews 006-2007 "Omofobia: citare il Papa diventa reato". Un intervento di Massimo Introvigne
Roma, 17 novembre 2007. Un intervento di Massimo Introvigne, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, a proposito del disegno di legge "Misure di sensibilizzazione e prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona e nell'ambito della famiglia, per l'orientamento sessuale, l'identità di genere ed ogni altra causa di discriminazione", presentato il 25 gennaio 2007.
di Massimo Introvigne
Il ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini vuole assicurare unopportunità pari a quella degli spacciatori di droga di finire in galera ai cattolici che spacciano quel pericoloso oppio del popolo costituito dal magistero di Benedetto XVI. Larticolo 3 del testo di legge contro le discriminazioni sessuali e lomofobia approvato in Commissione Giustizia della Camera prevede infatti la reclusione fino a tre anni per chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità ovvero incita a commettere e commette atti di discriminazione per motivi fondati sullorientamento sessuale o sullidentità di genere. A prescindere dal carattere vago e ideologico di nozioni come idee fondate sulla superiorità (per esempio: del matrimonio eterosessuale sulle unioni omosessuali?) e identità di genere, la norma apre la strada alla persecuzione dei cattolici che vogliano fare il loro dovere, cioè diffondano in qualsiasi modo il magistero pontificio. Si prenda, per esempio, un testo di questo genere: La tendenza sessuale non costituisce una qualità paragonabile alla razza, allorigine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo. Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nellassunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare. Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone, incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale. Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, allabitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Non è in questione ci mancherebbe il diritto in uno Stato laico di dissentire da queste affermazioni. La domanda è se chi diffonde un testo di questo tipo, che certamente sostiene il fondamento giuridico in alcuni ristretti ambiti di una differenza di trattamento in relazione alla tendenza omosessuale, e la dichiara un disordine oggettivo, debba farsi tre anni di galera. Alla luce della semplice lettura della legge Pollastrini, la risposta è sì. Il problema è che i brani citati provengono da un testo ufficiale del magistero cattolico. Si tratta del documento Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 23 luglio 1992 e firmato dallallora cardinale Joseph Ratzinger. Certo, il Papa è al di sopra e al di fuori delle leggi e anche delle sciocchezze della politica italiana. Ma la legge colpisce non solo lautore ma anche chi diffonda in qualunque modo testi improntati a idee di superiorità della condizione eterosessuale o che rischino di incitare alla discriminazione. Come ricordava di recente il segretario della stessa Congregazione per la Dottrina della Fede, monsignor Angelo Amato, diffondere i documenti del magistero e in particolare della sua Congregazione è un preciso dovere dei fedeli laici, e non solo dei vescovi o dei sacerdoti, che comunque cadono anche loro, a differenza del Papa, sotto la giurisdizione della legge italiana. Tutti in galera? Il documento del 1992 vedeva già la bufera in arrivo, e anticipava anche i passi successivi: Includere la tendenza omosessuale fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere lomosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio, in riferimento alla cosiddetta affirmative action o trattamento preferenziale nelle pratiche di assunzione. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto allomosessualità che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali. Il passaggio dal riconoscimento dellomosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa e alla promozione dellomosessualità. È questa la road map del centro-sinistra italiano? |
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