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ACNews 009-2006 Sta finendo il XX secolo
Roma, 2 dicembre 2006. In un articolo di Massimo Introvigne, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, la "cifra" del XX secolo, e la sua fine. L'articolo è stato pubblicato, con il titolo Sta finendo il XX secolo, in il Domenicale. Settimanale di cultura, anno 5, n. 48, 2 dicembre 2006.
Parigi, novembre. Ti svegli a Parigi, in una mattina di novembre baciata da un sole primaverile, e la radio ti comunica che sta finendo il XX secolo. Ci sarebbero molte altre notizie per animare lattualità, eppure i giornali radio si aprono parlando della morte di Maurice Floquet (1894-2006), che avrebbe festeggiato 112 anni a Natale. Floquet non attira lattenzione perché è vissuto più a lungo del normale, ma perché morto lui rimangono in Francia solo quattro ex-combattenti della Prima guerra mondiale, il più giovane si fa per dire dei quali (lunico che può partecipare, al fianco di Chirac e di tutto il governo, al funerale di Floquet) si chiama René Riffaud e ha 107 anni. In Europa i veterani di quella che per i nostri vecchi era lunica vera Grande Guerra sono solo una decina. Quando morirà lultimo e hanno tutti più di 106 anni sarà davvero finito il XX secolo. Sento Chirac affermare, così di prima mattina, che la Prima guerra mondiale è stata la pagina più gloriosa della storia francese dellultimo secolo, e provo un senso di disagio. Devo dire che non ho niente contro gli ex-combattenti della Grande Guerra, non solo perché per quanto forse un po abbellite dai media le gesta di Floquet, due volte ferito gravemente e due volte tornato in prima linea, sembrano proprio quelle di un bravo e valoroso soldato, ma anche perché mio nonno paterno fu tra quei discendenti di immigrati italiani, con passaporto argentino, che anziché rimanere tranquillamente in Sudamerica, forse entusiasmati anche dagli spettacoli patriottici dove danzatrici vestite anche qui si fa per dire con il solo tricolore invitavano i giovani di origine italiana ad arruolarsi, decise di venire a combattere come volontario e per poco non lasciò la pelle a Caporetto. Il valore individuale dei combattenti non è in questione, né mi sognerei mai di offendere il nonno. Tuttavia ancora una volta la retorica di Chirac mostra una nozione della storia europea profondamente sbagliata. Per capire perché basta confrontarla con la speciale attenzione alla Prima guerra mondiale del cardinale Ratzinger, prima e dopo di diventare Benedetto XVI, un nome che tra laltro ha scelto sia in omaggio a san Benedetto (480-543) perché si tratta, come ai tempi del santo di Norcia, di ricostruire una civiltà sulle rovine di un vecchio mondo che sta morendo sia a Benedetto XV (1854-1922), che insieme a Carlo dAsburgo (1887-1922), lultimo imperatore dAustria proclamato beato da Papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004, cercò di fermare quella che chiamava linutile strage. Il fatto che il Papa e lerede del Sacro Romano Impero non fossero presi sul serio quando avanzavano obiezioni morali contro quella guerra (non contro le guerre in genere, così che sarebbe improprio presentarli come antenati del pacifismo), dà già di per sé una misura di quanto fosse grave la crisi morale dellEuropa. Per Benedetto XVI la Prima guerra mondiale non solo è molto più importante della Seconda per capire le radici della crisi dellEuropa ma è anche alle origini della Seconda e delle altre guerre mondiali, che derivano tutte da cambiali non pagate della Grande Guerra. Il risentimento delle popolazioni di lingua tedesca dopo la Prima guerra mondiale porta al potere Adolf Hitler (1889-1945) e genera la Seconda guerra mondiale. Le vicende della Prima guerra mondiale consentono ai comunisti di prendere il potere in Russia e di scatenare, dopo la Seconda, la Terza guerra mondiale, la cosiddetta Guerra fredda. Né ha torto chi sostiene che labolizione del califfato da parte di Kemal Atatürk (1881-1938) nel 1924 dopo il crollo dellImpero Ottomano un altro prodotto della Prima guerra mondiale ha un ruolo decisivo nella nascita del moderno fondamentalismo islamico e quindi nelle cause remote della Quarta guerra mondiale, quella scatenata dallultra-fondamentalismo islamico contro lOccidente. Nel suo Il cubo e la cattedrale, il teologo cattolico americano amico di Benedetto XVI come lo fu di Giovanni Paolo II George Weigel ricorda le parole, pronunciate allinizio della Prima guerra mondiale, dal ministro degli Esteri britannico sir Edward Grey (1862-1933): Le lampade si stanno spegnendo in tutta Europa, e nella nostra vita non le vedremo mai più accese. E quelle di Winston Churchill (1874-1965) in una lettera alla moglie: Unondata di follia ha sconvolto la mente della Cristianità. Per Weigel, come per Benedetto XVI, la domanda cruciale non è solo Perché la guerra comincia? ma Perché nessuno la ferma? Perché non cè nessuno con la volontà, lautorità, o limmaginazione morale e il coraggio necessari per tirare il freno demergenza quando è chiaro che il treno della civiltà europea sta marciando verso uno scontro di dimensioni catastrofiche?. Eppure, come argomentavano Benedetto XV e il beato Carlo dAsburgo, qualunque scopo ragionevole invocato dalle nazioni per continuare il conflitto avrebbe potuto essere raggiunto per altra via, evitando milioni di morti. Mentre un complottismo di bassa lega riduce lestrema complessità della storia a un unico grande macrocomplotto, esistono certamente nella storia microcomplotti con obiettivi specifici. Una vasta letteratura cattolica attribuisce lostinazione nel promuovere e continuare la Prima guerra mondiale alla volontà dei nazionalismi e delle massonerie di orientamento anticlericale di volere non solo sconfiggere, ma eliminare per sempre dalla carta geografica quanto sopravvive dellultimo impero sovranazionale e cattolico, lImpero Austro-Ungarico. Una parallela letteratura diffusa nel mondo islamico attribuisce più o meno alle stesse forze i nazionalisti (questa volta arabi) e le società segrete luso strumentale e tragico della Prima guerra mondiale per distruggere nellarea a maggioranza musulmana lultimo impero sopranazionale e religioso, quello Ottomano, con conseguente fine del califfato. Il discredito in cui sono giustamente cadute le teorie sui macrocomplotti non esclude che vi siano elementi di verità nella ricostruzione storica dei microcomplotti. E tuttavia la domanda che pongono il regnante Pontefice e autori come Weigel va oltre, e potrebbe essere così riformulata: ammesso che vi siano complotti, perché nascono e perché si servono di uno strumento così intrinsecamente perverso come la Prima guerra mondiale? La risposta deve andare indietro nel tempo, e risalire alla nascita dei nazionalismi europei come apologie della nazione che si costruiscono separandola dalla religione (considerata pericoloso fermento di sentimenti di appartenenza a comunità più ampie di quelle nazionali, in specie la Cristianità), anzi combattendo la religione. Nazionalismo e laicismo in Europa sono indissolubilmente legati, fin dalla Rivoluzione francese, nonostante lesistenza di pensatori minoritari che cercano di fondare nazionalismi su base religiose. Il nazionalismo francese e tedesco che è alla base della Prima guerra mondiale (e la sua versione un po parodistica dellItalia nazional-massonica di Francesco Crispi, 1819-1901) avanza strettamente legato alla laïcité e al Kulturkampf, tentativi di espellere la religione dallagone pubblico, in teoria confinandola alla sfera privata ma in pratica inseguendola e combattendola tramite leducazione e la scuola laicista anche in quella sfera. Con la Prima guerra mondiale maturano le conseguenze inevitabili del laicismo. Aveva ragione Benedetto XV: unEuropa senza Cristo non è in grado di fermare la guerra, per ragioni anche politiche ma anzitutto morali. Il nazionalismo, continuando a procedere abbracciato al laicismo come fanno due storpi che cercano di sostenersi a vicenda, è diventato nazionalismo senza nazione, dunque nei termini di Benedetto XVI nichilismo. Per questo, la Prima guerra mondiale se nella vita individuale di tanti nostri nonni è stata un momento di coraggio e di gloria che li ha segnati per tutta lesistenza per la storia collettiva dellEuropa non è stata quella promessa dolorosa ma ultimamente feconda di pace e di felicità permanente che una certa propaganda esaltava, ma una strage inutile e non necessaria, che ha preparato i grandi crimini del XX e del XXI secolo: il nazional-socialismo, il comunismo, lultra-fondamentalismo islamico. Ancora una volta, ha torto Chirac e ha ragione Benedetto XVI. La morte degli ultimi combattenti della Prima guerra mondiale, la vera fine del XX secolo, dovrebbe essere loccasione perché, oltre che in linea di fatto, un secolo denso di crimini e di stragi, dai gas asfissianti della Grande Guerra fino ai lager e ai GULag, finisca finalmente anche in via di principio. |
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