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ACNews 002-2010 — Per la vita e per la famiglia, Alleanza Cattolica ha scelto Cota

Roma, 26 febbraio 2010. Alleanza Cattolica, che ha come vocazione propria lo studio e la diffusione della dottrina sociale della Chiesa, interviene di rado su questioni elettorali, situando la sua azione piuttosto sul piano culturale e pre-politico. Vi sono tuttavia situazioni particolari di fronte alle quali è impossibile tacere.

A proposito dei rapporti fra cattolici e politica il Magistero distingue fra questioni negoziabili, su cui «ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici», e questioni non negoziabili che riguardano in particolare la vita e la famiglia (1). La posizione della candidata di centro-sinistra alla presidenza della Regione Piemonte professoressa Mercedes Bresso sulle questioni non negoziabili è chiara, e risale alla nascita stessa del suo impegno politico, da «un’antica militanza radicale e dalla collaborazione con Emma Bonino» in nome del «diritto all’aborto»: «con Franca Rame facemmo una dichiarazione di aborto. Fummo incriminate per autocalunnia» (2). Del resto, come la Bonino, la Bresso chiede l’abolizione del Concordato con la Chiesa Cattolica: «I Patti Lateranensi?... Sì, sarebbe il momento di abolirli» (3).

Sulla vita, dichiara che «alimentazione e idratazione sono trattamenti medici», che possono essere sospesi in casi di «vita artificiale» come sarebbe stata quella di Eluana Englaro, per porre fine alla quale ha a suo tempo offerto le strutture pubbliche della Regione Piemonte (4). È stata e si dichiara in prima linea nella promozione della pillola abortiva RU486 (5). Sulla famiglia, in tema di unioni omosessuali afferma: «Per il momento credo si debba introdurre un provvedimento simile al PACS che garantisca diritti veri. In prospettiva (…) credo che si debba pensare ad un riconoscimento vero e proprio come il matrimonio» (6).

Le scelte in materia di aborto e di fine vita in concreto coinvolgono gli ospedali, su cui la Regione ha un’ampia competenza, così come la politica regionale incide ampiamente sulla famiglia. Le posizioni di chi guida una Regione su questi temi sono dunque determinanti.

Il candidato di centro-destra on.le Roberto Cota ha testimoniato in Parlamento – dal caso Eluana alle controversie sulle unioni omosessuali – una posizione su vita, famiglia e libertà di educazione chiara e coerente, espressa nel “Patto per la vita e per la famiglia” sottoscritto a Torino il 24 febbraio 2010.

Anche il piano immigrati della Bresso (7) esalta un multiculturalismo che mette tutte le culture sullo stesso piano e in nome dei diritti delle minoranze misconosce i diritti della maggioranza. Inoltre non contrasta efficacemente l’immigrazione clandestina oltre a proporre, in tempi di crisi economica, lo stanziamento di ben quattro milioni di euro per sostenere iniziative multiculturaliste e nuovi ambigui carrozzoni regionali. Le proposte di Roberto Cota, che non sono xenofobe o razziste ma al contrario moderate e realistiche, garantiscono il contrasto all’immigrazione clandestina e si fondano sulla tesi ragionevole secondo cui il Piemonte non può ricevere un numero illimitato d’immigrati. Questa tesi trova sostegno anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale afferma al n. 2241 che le regioni più ricche sono tenute ad accogliere gli immigrati «nella misura del possibile» e che «le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l'esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche».

Infine, la coalizione Bresso – e la vota automaticamente anche chi fa la sua croce solo sull’UDC o sul PD – ha imbarcato la sinistra comunista e la lista radicale Bonino-Pannella, le cui posizioni inconciliabili con la dottrina sociale naturale e cristiana sui principi non negoziabili, e non solo, non hanno bisogno di particolari illustrazioni o commenti.

Alleanza Cattolica rivolge dunque un appello alle associazioni cattoliche, ai loro dirigenti e ai singoli cattolici piemontesi perché contrastino attivamente la candidatura della professoressa Bresso, scegliendo invece il candidato del centro-destra onorevole Roberto Cota.

Torino, 25 febbraio 2010

Per Alleanza Cattolica

Mauro Ronco, responsabile regionale
Massimo Introvigne, vice-responsabile nazionale

***

(1) Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede a vescovi degli Stati Uniti in occasione delle elezioni del 2004.
(2) Intervista a Gay TV, 5.6.2009.
(3) Corriere della Sera, 24.2.2009.
(4) L’Unità, 23.1.2009.
(5) Cfr. dichiarazione del 6.8.2009, sul suo sito Internet.
(6) Gay TV, 5.6.2009.
(
7) Disegno di legge regionale n. 627.

(cfr. il sito web dedicato: www.alleanzapercota.org)

 

Patto per la vita e per la famiglia

Testo del patto sottoscritto da Roberto Cota, candidato alla presidenza della Regione Piemonte, il 24 febbraio 2010 a Torino, con quattro garanti – Massimo Introvigne (vice-responsabile nazionale di Alleanza Cattolica), Marisa Orecchia (presidente di Federvita Piemonte), Mauro Ronco (docente di diritto penale, già componente del CSM) e Maria Paola Tripoli (fondatrice del Servizio Emergenza Anziani) – i quali daranno vita a un tavolo di lavoro sulle politiche della nuova amministrazione regionale in tema di vita e famiglia

Esprimo apprezzamento per il comunicato pubblicato da Federvita Piemonte, che riunisce settanta Movimenti per la Vita e Centri di Aiuto alla Vita, in occasione delle elezioni regionali e ho preso atto di appelli sugli stessi temi provenienti dal Forum delle Associazioni Familiari, da Due Minuti per la Vita e da altri. Con tutti sottoscrivo un patto per la vita e per la famiglia: non generico – perché è facile parlare di vita e di famiglia come concetti astratti, senza precisare in concreto che si tratta della vita dal concepimento alla morte naturale e della famiglia monogamica ed eterosessuale, fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna – ma specifico e articolato in impegni precisi.

1. Considerando che un aborto non è mai una vittoria per nessuno ma è sempre una sconfitta, m’impegno per quanto riguarda le competenze regionali di applicazione della legge 194 a proporre e sostenere percorsi di aiuto concreto e fattivo alle donne che, anziché banalizzare l’aborto come soluzione, cerchino sempre possibili alternative, aprendo le istituzioni regionali anche alla collaborazione con il volontariato pro-vita. In applicazione della stessa legge, se in Piemonte dovrà essere somministrata la pillola RU486, questo potrà avvenire solo con un protocollo che preveda il ricovero della donna dalla somministrazione della pillola fino al completamento del percorso abortivo, escludendo ogni ipotesi di aborto fai da te a casa propria.

2. La vita è veramente e pienamente vita fino alla morte naturale, come ho cercato di testimoniare con il mio impegno in Parlamento in occasione della tragica vicenda di Eluana Englaro e nella discussione di progetti di legge sul fine vita. Per essere ancora più chiaro, il modello virtuoso per me è quello umile, silenzioso ed eroico del quotidiano impegno delle Suore Misericordine che hanno assistito Eluana per farla vivere, non quello di chi – per citare il documento di Federvita – “ha offerto un ospedale piemontese per farla morire”. Respingendo nel modo più deciso ogni ipotesi di eutanasia, la Regione da me guidata sarà vicina con un sostegno non solo teorico alle famiglie di malati nella condizione oggi chiamata stato vegetativo persistente, e sosterrà per quanto di sua competenza le cure palliative.

3. Rifiuto con chiarezza ogni ipotesi di omologazione della famiglia fondata sul matrimonio, a norma dell’art.29 della Costituzione, a ogni altra forma di convivenza anche omosessuale. Sono contrario a cerimonie, registri e altre iniziative che introducano surrettiziamente un’equiparazione tra unioni omosessuali e matrimonio monogamico ed eterosessuale.

4. M’impegno a una politica regionale a favore della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, che riconosco come cellula fondamentale della società, attraverso il sostegno alle giovani coppie che intendono contrarre matrimonio e una politica dei servizi che tenga conto del carico familiare e del numero dei figli.

5. Consapevole in particolare del ruolo unico svolto in Piemonte in oltre trecento anni di attività dalla scuola cattolica, che ha reso alla nostra regione servizi inestimabili, praticherò una politica che renda effettiva la libertà di educazione mediante erogazione di bonus o rimborsi che consentano alle famiglie la scelta della scuola libera, la quale andrà sostenuta anche quanto all’accoglienza di portatori di handicap e di figli di immigrati cui proporre percorsi autentici d’integrazione, prendendo in esame anche una politica di detrazioni fiscali nel quadro del federalismo fiscale.

6. La politica a favore della vita e della famiglia andrà a beneficio anche delle famiglie e in particolare delle donne e delle bambine immigrate. Prenderò misure regionali, e sosterrò quelle del governo nazionale, che vigilino contro gli abusi sulle donne e sui minori, non tollerino le mutilazioni genitali femminili, l’avviamento alla mendicità e alla prostituzione da parte di organizzazioni malavitose, la poligamia e i matrimoni forzati, e prevengano l’imposizione del burqa e di altre forme di velo integrale a donne e ragazze che non desiderano portarlo. Di concerto con il governo nazionale, farò il possibile per convincere anche chi insegue l’utopia di una società aperta all’immigrazione senza regole e senza limiti che si tutela davvero la vita e la famiglia degli immigrati onesti, venuti da noi per lavorare, e si pratica la virtù cristiana dell’accoglienza, solo tenendo conto che il numero d’immigrati che il Piemonte può accogliere non è infinito, e che le regole e la lotta contro l’immigrazione clandestina vanno a vantaggio anche degli immigrati regolari, oltre che della sicurezza di tutti.

Torino, 24 febbraio 2010

Roberto Cota

Roberto Cota