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Intervista con Russel Kirk Cristianità n. 170 (1989)
Le due anime dell'America
Su invito dell'assessorato alla Cultura e della Biblioteca Civica del Comune di Monza, nell'ambito di una serie di incontri dal titolo Oltre la terra desolata, promossi in onore di Thomas Stearns Eliot, Russell Kirk, biografo e amico del poeta e saggista anglosassone, venerdì 26 maggio, al teatrino della Villa Reale di Monza, ha portato una testimonianza su Thomas S. Eliot e il suo tempo, presentato al numeroso pubblico da Mario Marcolla, studioso della cultura nordamericana. Sabato 27 maggio, il pensatore e saggista statunitense, che era accompagnato nella sua tournée italiana dalla moglie Annette, ha tenuto una conferenza sul tema Rivoluzione francese e/o Rivoluzione americana, organizzata a Milano, nella Sala del Grechetto di Palazzo Sormani, da Alleanza Cattolica. Introdotto da Giovanni Cantoni, direttore di Cristianità, e presentato da Mario Marcolla, che ha brevemente esposto la storia intellettuale del Conservative Movement così come viene tracciata nell'opera più famosa dello stesso pensatore americano, The Conservative Mind. From Burke to Eliot (7ª ed. riveduta, Regnery Gateway, Chicago-Washington 1987), "Il pensiero conservatore. Da Burke a Eliot", Russell Kirk ha trattato l'argomento di fronte a un pubblico qualificato dalla presenza, fra altri, del professor Luigi Prosdocimi, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, del professor Enrico Fasana, dell'Università di Trieste, del senatore Alfredo Mantica e del consigliere provinciale Flavio Nucci. Sullo stesso tema, sempre per iniziativa di Alleanza Cattolica, Russell Kirk ha parlato lunedì 29 maggio a Torino, nella Sala Carducci dell'Hotel Jolly Ambasciatori, presentato dal professor Mauro Ronco, dell'Università di Cagliari nonché esponente dell'associazione organizzatrice, e di nuovo introdotto da Mario Marcolla; quindi, martedì 30 maggio, a Lec-ce, nella Sala Maria Luisa Ferrari del Palazzo Ateneo, è stato protagonista di un incontro promosso dal Centro Studi Giuridici e Politici e dalla sezione salentina della Società Filosofica Italiana, presentato dal professor Antonio Verri, segretario di questa sezione, e dal magistrato Alfredo Mantovano, di Alleanza Cattolica, alla presenza, fra altri, del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Lecce, dottor Vincenzo Chiriacò. In occasione del suo soggiorno leccese il pensatore americano è stato anche intervistato dalle emittenti televisive teledue e telenorba. Nato a Plymouth, nel Michigan, nel 1918, Russell Kirk ha conseguito il baccellierato alla Michigan State University e si è laureato alla Duke University. Unico americano addottorato in lettere nell'antica università scozzese di St. Andrews, ha ricevuto dodici lauree honoris causa da altrettante università americane. Nato e cresciuto in una famiglia non appartenente ad alcuna confessione religiosa, è stato battezzato nel 1964, quando è entrato nella Chiesa cattolica. L'incontro con la filosofia politica di Edmund Burke e con la produzione letteraria di Thomas S. Eliot l'aveva portato a superare una posizione stoica coltivata durante gli anni Quaranta. Con la pubblicazione, nel 1953, della sua opera principale, il già ricordato The Conservative Mind. From Burke to Eliot - in prima edizione con il sottotitolo From Burke to Santayana - egli diventa l'esponente principale della filosofia politica conservatrice negli Stati Uniti d'America. La sua produzione intellettuale consta di una ventina di opere, tradotte in numerose lingue - fra cui il tedesco, l'olandese, lo spagnolo e il coreano -, con una diffusione complessiva di oltre un milione di copie. Visiting professor presso diverse università del Nuovo e del Vecchio Mondo, vive a Mecosta, nella parte centrale del nativo Michigan, ove, con la collaborazione della moglie Annette, organizza e gestisce i Piety Hill Seminar. Presidente della Marguerite Eyer Wilbur Foundation, dirige ed edita l'influente trimestrale The University Bookman. Gli interessi di Russell Kirk spaziano dalla storia al pensiero politico, dalla letteratura al giornalismo, e ancora oggi è il pensatore più significativo del Conservative Movement americano, i cui fondamenti dottrinali risalgono al pensiero dell'irlandese Edmund Burke, da questo esposti principalmente nelle sue Reflections on the Revolution in France, pubblicate in Inghilterra nel 1790, opera che ha costituito un ostacolo rilevante alla diffusione dell'ideologia rivoluzionaria nel mondo anglosassone (cfr. Riflessioni sulla Rivoluzione Francese, trad. it., Ciarrapico, Roma 1984). Nell'opera The Conservative Mind. From Burke to Eliot viene tracciata la storia dell'influenza del pensiero di Edmund Burke in Inghilterra e negli Stati Uniti, attraverso tutto l'Ottocento e la prima metà del secolo XX. Come ha detto Mario Marcolla, presentando il pensatore americano al pubblico italiano, i cardini del pensiero conservatore, esposti nella sua opera, sono cinque: "1. Il credere che un divino intento go-verna la società e le coscienze, forgiando un'eterna catena di diritti e di doveri, la quale lega i grandi e gli oscuri, i vivi e i morti, così che i problemi politici sono, in ultima analisi, problemi morali e religiosi, e la politica è l'arte di apprendere e di applicare la giustizia; 2. l'amore per la varietà e il mi-stero della vita tradizionale, perché distinta dalla stretta uniformità e dai fini egualitari e utilitaristici dei sistemi ra-dicali; 3. la convinzione che la società civile richiede ordini e classi, e che la sola uguaglianza è quella morale, dal mo-mento che tutti gli altri tentativi di livellamento conducono all'annientamento; 4. la persuasione che la proprietà e la libertà sono inseparabilmente connesse, e che il livellamento economico non rappresenta nessuna forma di progresso; 5. la fiducia nelle leggi tramandate e la diffidenza nei riguardi dei sofisti e dei calcolatori". Dagli anni Cinquanta all'avvento, nel 1980, di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti, il Conservative Movement è riuscito a diffondere la propria concezione del mondo in diversi settori della vita americana, opponendosi sia all'ideologia progressista dei liberal, sia - come ha spiegato lo stesso Mario Marcolla - alle teorie individualistiche, libertarie e antistatalistiche, di intellettuali come Ayn Rand - autrice del famoso romanzo Noi vivi. Addio Kira (trad. it., Baldini-Castoldi, Milano 1938) - e dei suoi seguaci, come Frank Chodorov, i quali - anch'essi definiti conservatori - hanno offerto in Europa l'immagine vincente dell'era reaganiana. Negli incontri con il pubblico italiano a Milano, a Torino e a Lecce, Russell Kirk, illustrando le profonde differenze che separano la Rivoluzione americana da quella francese, ha così presentato l'immagine di un'altra America, quasi completamente sconosciuta almeno in Italia, quell'America che difende i valori della tradizione classica e cristiana anche attraverso l'opera culturale di uomini come Richard Weaver, Daniel Boorstin, Peter Stanlis, Peter Viereck - di cui fu tradotto il volume Dai romantici a Hitler (Einaudi, Torino 1948) -, Francis Graham Wilson, William Buckley - direttore di The National Review - e i più anziani Donald Davidson, Allen Tate, James Burnham - ex allievo di Lev Trotsky in Messico, poi passato a posizioni conservatrici e noto anche in Italia per il suo La rivoluzione dei tecnici (trad. it., Mondadori, Milano 1946) -, William Henry Chamberlin, John Davenport, Joseph Chamberlain, Ross J. S. Hoffman ed Eliseo Vivas. Nei suoi studi, Russell Kirk raccoglie e unifica idealmente l'opera culturale di questi uomini e quella, conosciuta quasi esclusivamente nel suo aspetto letterario, di Thomas S. Eliot, di cui meritano di essere ricordati gli scritti L'idea di una società cristiana (trad. it., Comunità, Milano 1948) e Appunti per una definizione della cultura (trad. it., Bompiani, Milano 1952). In occasione della sua permanenza in Italia, ho potuto porre al pensatore americano alcune domande.
D. Si è
soliti accomunare la Rivoluzione americana e quella
francese, come espressioni di uno stesso progetto
illuministico. Il Conservative Mind, a partire da Edmund
Burke, ha negato questo legame: quali sono le principali
differenze? D. Nei due
episodi, fu diverso l'atteggiamento tenuto anche in
relazione alla religione cristiana? Durante quegli anni, quando le idee di Jean-Jacques Rousseau dominavano il pensiero francese, la più potente influenza intellettuale nell'America Settentrionale britannica era quella prodotta dal rigido calvinismo di Jonathan Edwards. Mentre il pensatore ginevrino sosteneva la naturale bontà del genere umano, Jonathan Edwards ricordava nel suo insegnamento la depravazione della natura umana. D. Eppure le
idee illuministiche, che erano già dominanti in
Francia prima dell'Ottantanove, sono almeno in parte
penetrate nella Rivoluzione americana. Com'è potuto
accadere, se gli americani si erano ribellati alla Corona
inglese soltanto per affermare i loro diritti tradizionali
di autonomia e di libertà? D. All'inizio
del secolo, nell'History of American Political
Theories di Charles E. Merriam, le due tendenze emerse
dopo la Rivoluzione americana vengono descritte in questi
termini: "Dopo che l'indipendenza dalla Gran Bretagna fu
conseguita e formalmente riconosciuta, due nette tendenze
apparvero durante il periodo iniziale dell'Unione: la
reazionaria e la radicale. La teoria del primo partito
è chiaramente espressa nella stessa Costituzione, nel
Federalist e negli scritti di John Adams e di
Alexander Hamilton. La teoria del partito radicale è
enunciata nel modo migliore da Thomas Jefferson, la figura
centrale, sia nell'azione pratica come nella filosofia
politica, della scuola democratica". D. Come si
sono sviluppate successivamente queste due tendenze, quella
radicale, liberal, e quella conservatrice nella
storia americana? D. Anche John
Fitzgerald Kennedy può essere ascritto a questa
tendenza? Con la presidenza di Ronald Reagan tutto questo è cambiato, anche perché gli immigrati si sono inseriti nel paese aumentando il loro tenore di vita. Si è così potuto parlare di "conservatorismo popolare", che ha inoltre costretto anche il Partito Democratico ad assumere posizioni più conservatrici. Il problema del Partito Democratico consiste nel fatto che è molto diviso al suo interno, mentre il Partito Repubblicano è ormai diventato la forza politica pro-life, favorendo in questo modo l'ingresso al proprio interno di molti cattolici e di cristiani di altre confessioni, che un tempo avevano sostenuto John F. Kennedy e il Partito Democratico. Bisogna anche notare che il miglioramento delle condizioni di vita ha favorito lo spostamento della lotta politica a livello dei princìpi, non più soltanto a quello degli interessi da difendere oppure da conquistare. a cura di |
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