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Cristianità, 250-251 (1996)
Marco Invernizzi, Il movimento cattolico in Italia dalla fondazione dellOpera dei Congressi allinizio della seconda guerra mondiale (1874-1939), 2a ed. riveduta, Mimep-Docete, Pessano (Milano) 1995, pp. 174, £ 15.000
Marco Invernizzi nasce a Milano nel 1952. Nel 1977 si laurea in filosofia allUniversità Cattolica del Sacro Cuore con una tesi su Il periodico "Fede e Ragione" nellambito della storia del Movimento Cattolico italiano dal 1919 al 1929, relatore il professor Luigi Prosdocimi. Dopo gli studi universitari continua ad approfondire, in modo non puramente intellettualistico dal 1972 milita in Alleanza Cattolica, della quale è responsabile per la Lombardia e per il Veneto , le vicende del movimento cattolico in Italia. Ha pubblicato, fra laltro, LUnione Elettorale Cattolica Italiana. 1906-1919. Un modello di impegno politico unitario dei cattolici (Cristianità, Piacenza 1993; cfr. la recensione di Giovanni Cantoni, in Cristianità, anno XXI, n. 217, maggio 1993, pp. 23-24); La Chiesa, la politica, il potere attraverso i secoli (contributo a Processi alla Chiesa. Mistificazione e apologia, a cura di Franco Cardini, Piemme, Casale Monferrato [Alessandria] 1994); e, con altri, I Papi del nostro secolo, parte prima Da Leone XIII a Pio XII (Italica Libri/Editoriale del Drago, Milano 1991); e Guida introduttiva alla storia della Chiesa cattolica (Mimep-Docete, Pessano [Milano] 1994; cfr. la recensione di Marco Respinti, in Cristianità, anno XXIII, n. 237-238, gennaio-febbraio 1995, p. 26). Collabora a Cristianità e ad altre riviste e quotidiani. Dal 1989 conduce a Radio Maria la trasmissione settimanale La voce del Magistero. Nella linea di quanto già edito si pone Il movimento cattolico in Italia dalla fondazione dellOpera dei Congressi allinizio della seconda guerra mondiale (1874-1939), unopera di sintesi in cui viene ripercorsa la storia del movimento cattolico, con particolare attenzione alle sue espressioni politiche, dalla Breccia di Porta Pia alla vigilia del secondo conflitto mondiale. La vicenda della presenza cattolica nella vita della società italiana postunitaria viene ricostruita attraverso i suoi maggiori "nodi" storici e sulla base delle prese di posizione delle sue principali correnti ideali e culturali, avendo sempre presente, in filigrana e come filo conduttore, le espressioni del Magistero ecclesiastico e le indicazioni pastorali della Chiesa italiana. La materia viene periodizzata in tre grandi tappe: la prima va dalla costituzione, nel 1874, dellOpera dei Congressi e Comitati Cattolici alla fondazione del Partito Popolare Italiano nel 1919 (pp. 15-74); la seconda comprende gli anni del primo dopoguerra, da tale data fino al consolidamento del regime fascista e alla stipulazione del Concordato nel 1929 (pp. 75-145); lultima, infine, coincide con gli anni del "consenso" e del ralliement fra Chiesa italiana e regime fascista, segnati dalla guerra etiopica e dalla partecipazione alla Cruzada spagnola del 1936-1939 (pp. 147-174). Il tempo dallUnità grosso modo sino alla fine del secolo vede i cattolici organizzati operare in una condizione nella quale la principale preoccupazione è la resistenza contro lostilità aggressiva del nuovo regime liberale, che ha manifestazioni accentuate negli anni della terza guerra contro lAustria e negli anni 1880. Fra le priorità in questo tempo vi è anche lo sforzo di sopperire alle condizioni di grave disagio sociale, soprattutto dei ceti più umili, venutesi a creare in conseguenza dellinstaurazione del nuovo ordine economico e sociale liberale e della soppressione dellinfrastruttura caritativa, pressoché totalmente religiosa. Marco Invernizzi dedica i primi due capitoli Transigenti e intransigenti (pp. 15-22) e LOpera dei Congressi (pp. 23-46) a illustrare la realizzazione, da parte dellOpera dei Congressi, del grandioso progetto di restaurazione sociale di Papa Leone XIII; e nellOpera dei Congressi benché non manchino voci "conciliatoriste" come quella del liberaleggiante padre gesuita Carlo Maria Curci , dominano in questo periodo i cattolici "intransigenti", fermi al non expedit, ossia allassenteismo elettorale politico richiesto dalla Santa Sede, e alla pregiudiziale della soluzione della Questione Romana per lapertura di ogni dialogo con il nuovo Stato. Nel terzo capitolo Dallo scioglimento dellOpera dei Congressi al Patto Gentiloni (pp. 47-58) lautore descrive un mutamento di scenario, verificatosi alla fine del secolo, quando, di fronte ai moti sociali del 1898, la classe dirigente liberale si sente minacciata contemporaneamente dalle masse cattoliche, tenute fuori dallo Stato, e dal nascente movimento socialista, e pratica, nei confronti di entrambi, una dura repressione, al punto che vengono arrestati e incarcerati non solo agitatori sociali ma anche intellettuali cattolici, come il pubblicista lombardo don Davide Albertario. Ma alla repressione si accompagna anche la constatazione dellimpossibilità di reggere lurto della rivoluzione socialista senza avvalersi dellappoggio di tutto o di parte del mondo cattolico. In seno al cattolicesimo intransigente, maggioritario nellOpera dei Congressi e anchesso preoccupato dellascesa delle forze socialiste, si pone quindi la questione se continuare nellopposizione integrale e radicale al liberalismo al potere, oppure trovare un accordo con esso. Una frazione del mondo intransigente, sopravvalutando le persecuzioni subite nel quarantennio unitario, sosterrà la necessità di preferire laccordo tattico con i socialisti piuttosto che appoggiare i liberali, mentre unaltra si schiererà con la monarchia e con il Governo per parare la minaccia non solo verso di essi, ma anche verso tutta o buona parte del patrimonio di valori del mondo cattolico. Di fronte al persistere della minaccia di unegemonia democratico-cristiana nellOpera dei Congressi e di una frattura di questo organismo, il successore di Papa Leone XIII, Papa san Pio X, arriverà al punto, il 28 luglio 1904, di sciogliere gran parte dellorganizzazione. Succederanno allOpera una Unione Elettorale Cattolica Italiana, lUECI, mentre lapostolato sarà organizzato attorno a una Unione Popolare sul modello tedesco; per le iniziative nel mondo del lavoro e delle professioni verrà conservato il gruppo II dellOpera dei Congressi, lUnione Economico-sociale. Sarà proprio la UECI, diretta dal conte Vincenzo Ottorino Gentiloni, a stipulare, in occasione delle elezioni generali del 1913 le prime a suffragio universale maschile , il patto con i candidati di espressione governativa secondo cui essi avrebbero ottenuto i suffragi dei cattolici organizzati, purché nella loro opera legislativa si fossero impegnati a rispettare un minimo di sette punti di principio il cosiddetto Eptalogo , considerati irrinunciabili dal mondo cattolico. Con il Patto Gentiloni si realizzava la graduale soppressione del non expedit e il successo conseguito "lanciava" questa strategia per tutto il periodo precedente la prima guerra mondiale. Nel quarto capitolo Il pontificato di Benedetto XV (pp. 59-74) Marco Invernizzi descrive lo shock della Grande Guerra l"inutile strage", secondo unespressione pontificia del 1917 e nel sesto Le conseguenze della prima guerra mondiale in Italia e nel mondo contemporaneo (pp. 97-108) illustra i grandi mutamenti e le forti tensioni sociali degli anni del dopoguerra, che impongono ai cattolici nuove, drammatiche prese di posizione. Di esse egli fa stato nel quinto capitolo Don Luigi Sturzo e il Partito Popolare Italiano (pp. 75-96) , in cui descrive laffermarsi del "clerico-moderatismo" e il riaffermarsi prepotente della corrente democratico-cristiana, con il suo tentativo di costituire una forma nuova di presenza politica dei cattolici attraverso un partito aconfessionale, autonomo dalla Gerarchia, popolare, democratico, che si configurasse sul modello del moderno partito di massa; e si tratta di un problema sul quale dovranno prendere posizione tutte le correnti del mondo cattolico in quegli anni, nonché dovrà riatteggiarsi la Chiesa italiana. Non poche sono le obiezioni, tanto alla scelta di dare vita a un partito, quindi a unorganizzazione politica permanente piuttosto che a unioni elettorali, quanto al fatto che esso accogliesse numerose posizioni del patrimonio ideale cattolico-democratico. Dagli ambienti, dei quali sono espressione maggiore padre Agostino Gemelli e monsignor Francesco Olgiati, all"ala destra" del PPI, ai superstiti cattolici integrali, raccolti intorno alla rivista Fede e Ragione, diretta da don Paolo de Toth, a importanti circoli curiali romani, le critiche non mancano. Ma il successo conseguito e lascesa prepotente del socialcomunismo fanno sì che la Chiesa finisca, di fatto, per appoggiare il PPI. Secondo il segretario di Stato card. Pietro Gasparri, il PPI "è il meno peggio di tutti, ossia meno peggio del Partito Comunista, Socialista, Radicale, Liberale" (p. 72). Quello cui si assiste piuttosto inspiegabilmente è lassenza, da parte vaticana, di ogni progetto e sforzo per formare una classe dirigente politica adeguata ai tempi nuovi, ma integralmente fedele alle premesse dottrinali del Magistero, che proprio nel 1925 propone, con lenciclica di Papa Pio XI Quas primas, la dottrina della Regalità sociale di Gesù Cristo. Nel settimo capitolo Il movimento cattolico dalla fondazione del Partito Popolare al Concordato (pp. 109-128) lautore mostra come laffermarsi definitivo del movimento fascista provochi nuovi, ulteriori mutamenti nella linea "politica" della Chiesa italiana. Laccentramento delle opere di apostolato laicali nellAzione Cattolica, nata nel 1924, si accompagna di fatto alla rinuncia a perseguire direttamente obiettivi di restaurazione anche civica e lazione politica cristiana viene, sempre di fatto, assegnata in esclusiva al PPI. "LAzione Cattolica compie così una "scelta religiosa" ante litteram, nel senso che conferma la decisione del 1919 di lasciare il campo della politica al PPI, il quale poi, nel corso degli anni Venti, viene sostituito dal regime fascista" (p. 110). Con questo mutamento di indirizzo "i cattolici ottengono autonomia e indipendenza organizzativa rispetto allautorità ecclesiastica, ma di fatto acquisiscono autonomia e indipendenza anche riguardo ai fini dellattività politica, in modi diversi ma analoghi nelle mutevoli circostanze storiche: nel 1919 con la polemica contro quanti non si riconoscevano nel progetto aconfessionale e democratico di don Luigi Sturzo, e dopo il 1922 con lappalto al Partito Nazionale Fascista della guida politica della nazione. "Entrambe le posizioni comportano labbandono della presenza di un laicato cattolico orientato alla testimonianza della Regalità anche sociale di Gesù Cristo e allinstaurazione di una società cristiana" (p. 112). Tema dellottavo capitolo Il mondo cattolico di fronte ai Patti Lateranensi (pp. 129-145) è il "compromesso storico" inaugurato, nel 1929, con il Concordato e con il Trattato del Laterano fra la Chiesa, che vede sanata finalmente la Questione Romana e coltiva crescenti speranze nei confronti del regime, sempre più apparentemente orientato in senso conservatore, e il fascismo, di cui aumenta il bisogno del consenso da parte delle masse cattoliche per inverare le sue tendenze totalizzanti. E questo compromesso trova il suo assetto definitivo e la sua sistemazione giuridica, e durerà nonostante più di una crisi di convivenza, come quella del 1931 che porterà alla pubblicazione della dura lettera di papa Pio XI Non abbiamo bisogno , fino a secondo conflitto mondiale inoltrato. Davanti a questa nuova condizione operativa i cattolici integrali e i "clerico-moderati" superstiti, ossia lala destra del PPI, gli ambienti dellUniversità Cattolica, alcuni leader storici del movimento cattolico, come Giovanni Grosoli, Filippo Crispolti, Egilberto Martire, daranno vita a ciò che è stato definito il "clerico-fascismo", mentre i cattolici democratici sopravviveranno allo stato "carsico" in realtà associative non politiche come la Federazione Universitaria Cattolica Italiana, diretta negli anni 1930 da monsignor Giovanni Battista Montini, per riemergere poi durante il conflitto mondiale, subito dopo larmistizio dell8 settembre 1943. La ricostruzione di Marco Invernizzi si conclude prendendo in esame due pagine poco note della vita del movimento cattolico. Il nono capitolo Il mondo cattolico italiano di fronte alla guerra italo-etiopica (pp. 147-159) tratta dellatteggiamento tenuto di fronte al conflitto etiopico e il decimo Il mondo cattolico italiano di fronte alla guerra civile spagnola (pp. 160-174) quello in occasione della partecipazione italiana alla Cruzada anticomunista in Spagna. La sintesi storica realizzata da Marco Invernizzi è impreziosita anche da alcuni documenti poco noti come, per esempio, unintervista a don Romolo Murri su il Giornale dItalia nel 1920, nella quale il sacerdote marchigiano rivendica il suo ruolo, sempre taciuto dagli storici, di ispiratore dottrinale del PPI, nonché dalle abbondanti e puntuali indicazioni bibliografiche, inserite alla fine di ogni capitolo, e da una Cronologia dei principali avvenimenti di politica internazionale fra la Breccia di Porta Pia e linizio della seconda guerra mondiale (1870-1939) (pp. 7-14). La semplicità della trattazione, unita al buon apparato di sostegno, fa dellopera di sintesi uno strumento prezioso di orientamento e di formazione. Oscar Sanguinetti |
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