Ex libris |
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Cristianità, 232-233 (1994)
Régine Pernoud, I templari, Effedieffe, Milano 1993, pp. 144, L. 16.000
Il più accreditato storico attuale dellordine dei templari, Alain Demurger, nella bibliografia del suo volume di sintesi Vita e morte dellOrdine dei Templari, alla voce Lordine del Tempio: problemi generali, così esordisce: «Quantunque breve, lo studio più raccomandabile è R. Pernoud, Les Templiers, Paris 1974» (trad. it., Garzanti, Milano 1992, p. 331). Eppure, questo solido, lucido e brillante profilo della storia dellOrdine non era ancora stato tradotto in italiano: ora finalmente, a quasi ventanni dalla prima edizione francese ma sulla base della quinta edizione corretta, del 1992 il volumetto I templari vede la luce in edizione italiana, più nitido e meglio presentato di quella francese, la cui veste è quella, «gloriosa» e classica, della collana Que sais-je? Régine Pernoud è studiosa nota in Italia per i molti suoi libri tradotti, sia pure soltanto negli ultimi anni, e per le sue numerose conferenze e interviste (cfr. Il Medioevo: lunica epoca di sottosviluppo che ci abbia lasciato delle cattedrali, a cura di Massimo Introvigne, in Cristianità, anno XIII, numero 117, gennaio 1985, con una nota bio-bibliografica; e Santità, famiglia e società nel Medioevo, a cura di Marco Respinti, ibid., anno XXII, numero 227-228, con aggiornamenti bibliografici). Mi limiterò a ricordare come caratteristiche delle sue opere la solidità dei fondamenti documentari e archivistici e, insieme, la scorrevolezza dello stile, il tutto nel quadro di una tendenza tematica alla rivalutazione positiva del cosiddetto Medioevo. Si tratta di caratteristiche che si ritrovano pienamente anche ne I templari, uno studio contenuto nelle pagine per la necessità di rispettare i limiti di spazio della collana cui era destinato, ma comunque ricco di dati e di notizie e più che sufficiente per una prima informazione sullargomento, mentre suggerisce sviluppi e orienta una Bibliografia sommaria (pp. 133-135). Largomento, purtroppo, ha dato spazio, almeno dal Settecento in poi, a fantasie e a elucubrazioni, spesso tuttaltro che innocue, ancora circolanti in vari ambienti culturali. Lo nota, quasi in apertura, anche lautrice: «Per lo storico lo scarto fra le fantasie a cui si sono abbandonati senza alcun ritegno gli scrittori di storia di tutte le opinioni e, daltra parte, i documenti autentici, i materiali sicuri che gli archivi e le biblioteche custodiscono in abbondanza, è tale che non vi si crederebbe, se questo contrasto non si manifestasse nel modo più visibile e più evidente. Succede peri templari quanto è accaduto, per esempio, per Giovanna dArco, a proposito della quale, accanto a unabbondante letteratura agiografica e a ipotesi numerose, totalmente gratuite e uniformemente sciocche [...] i documenti, da parte loro, simpongono con il rigore più totale. Anche per i templari si fa fatica a credere al confronto in tesi fra la letteratura che hanno suscitato non più agiografica, ma, in qualche caso, completamente demenziale e, daltra parte, i documenti così semplici, così probanti, così tranquillamente irrefutabili, che costituiscono la loro storia vera» (p. 11). Dunque, Régine Pernoud mira a questa «storia vera»: così nel capitolo I, Le origini del Tempio (pp. 5-11), connette correttamente tali origini alle esigenze dassistenza armata ai pellegrini in Terrasanta, nella confusa e incerta situazione creatasi dopo il miracoloso successo, nel 1099, della prima crociata; esigenze che gli stessi cavalieri fondatori compresero a pieno soltanto negli anni e grazie al formidabile inquadramento culturale e dottrinale che fornì loro san Bernardo con il De laude novae militiae. Il capitolo II è dedicato a Strutture e vita quotidiana (pp. 13-36) ed è basato, essenzialmente, sulla Regola e sulle consuetudini, i cosiddetti Retraits, che furono messe per iscritto solo circa mezzo secolo dopo. Come indica il titolo del capitolo, in esso vengono ricostruite le strutture istituzionali, dai compiti del Maestro del Tempio e non Gran Maestro, come si continua a ripetere allarticolazione per province, nonché gli aspetti principali della vita quotidiana dei monaci-cavalieri e dei sergenti, dallalimentazione allabito e al mantello, dallinvestitura ai momenti principali della vita più propriamente religiosa. Il capitolo III è poi dedicato a trattare con ampiezza de Larchitettura dei templari (pp. 37-48). Nel capitolo IV, Lepopea del Tempio (pp. 49-76), vengono ricostruiti i principali fatti darme in cui, nella loro storia secolare, si distinsero, in Terrasanta, i templari: il bilancio complessivo della presenza militare del loro ruolo, nonostante certi contrasti che lo opposero agli altri ordini monastico-militari o alle entità politiche cristiane, deve essere considerato altamente positivo per la difesa delle posizioni cristiane e, spesso, impreziosito da gesta autenticamente eroiche. Inoltre, bisogna ricordare che «voler evocare lattività militare dei templari significa rassegnarsi in partenza a essere incompleti. Infatti questa attività ci sfugge in quanto ha di più quotidiano e di più efficace: la difesa e la protezione dei pellegrini per cui lOrdine fu fondato» (p. 49). Nel capitolo V, Amministratori e banchieri (pp. 77-96), viene descritta lattività economica dellOrdine, specialmente nelle varie province occidentali, necessaria al sostegno logistico e finanziario dellattività militare in Oriente. Attraverso molti esempi concreti, un po per accumulazione, Régine Pernoud dà unidea dellorigine, attraverso donazioni, della ricchezza dei templari e, poi, delle loro attività finanziarie, in particolare come amministratori anche del tesoro reale francese. Il capitolo VI, Arresto e processo dei templari (pp. 97-117), si concentra sulla tragica soppressione dellOrdine, voluta dal re di Francia Filippo il Bello. Gli avvenimenti sono ricostruiti con precisione, sulla base di una documentazione edita e sostanzialmente completa, che non può lasciare spazio a illazioni e ad aggiunte assolutamente arbitrarie. Si tratta di un processo che, nel capitolo VII, I templari di fronte ai posteri (pp. 119-132), viene giudicato come frutto non solo dellavidità del re e della contingente debolezza del papato, ma anche della tendenza allassolutismo, antecedente della politica gallicana di Francesco I o di Luigi XIV; in questo senso può dirsi che «[...] la soppressione dellordine del Tempio annuncia quella dei gesuiti alla fine del secolo XVIII» (p. 132). Donde la lezione finale che, non illegittimamente, lautrice trae dalla sua fatica: «Appare oggi evidente che nessun assolutismo e nessun potere totalitario potranno convivere con un potere spirituale, grazie al quale gli resiste una parte delluomo, e limportanza di questo fatto non sfugge alla nostra epoca, che ha inventato, per rispondervi, gli internamenti senza fine e i lavaggi del cervello» (ibidem). Marco Tangheroni |
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