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Al catalogo delle edizioni Cristianità All'indice dei materiali sull'Insorgenza e l'Identità Nazionale italiana
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Ex libris |
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Cristianità, 261-262 (1997)
Oscar Sanguinetti, Le insorgenze contro-rivoluzionarie in Lombardia nel primo anno della dominazione napoleonica. 1796, con una prefazione di Marco Tangheroni, Cristianità, Piacenza 1996, pp. 224, £ 20.000
Il libro non è certamente lunica modalità per riportare alla memoria un avvenimento storico, ma diventa certamente indispensabile quando tale fatto storico non abbia ricevuto praticamente alcuna attenzione rievocativa. Così è avvenuto per le numerose insurrezioni, fin dallinizio chiamate insorgenze, delle popolazioni italiane contro linvasione delle truppe napoleoniche a cominciare dal 1796, e così, in particolare, è accaduto per lInsorgenza avvenuta in Lombardia. Infatti, oltre duecento anni dopo quegli avvenimenti, nelle terre lombarde si parla di "secessione" dal governo centrale romano, ma la Lega-Nord, il soggetto politico che ha lanciato questa parola dordine e proposto questo obiettivo politico, non dedica mai neppure un cenno agli avvenimenti del 1796, che pur videro limportazione in Italia di quel sistema politico centralista contro il quale oggi dice di combattere. Non solo: proprio la giunta leghista del Comune di Milano ha speso, nel 1996, la non modica cifra di duecentocinquanta milioni per commemorare il bicentenario dellingresso in città di Napoleone Bonaparte, come ricorda Marco Tangheroni nella prefazione alla studio di Oscar Sanguinetti Le insorgenze contro-rivoluzionarie in Lombardia nel primo anno della dominazione napoleonica. 1796, che colma una lacuna pluriennale e aggiunge un nuovo tassello nel lavoro di restituzione del periodo delle insorgenze alla memoria degli italiani. Oscar Sanguinetti nasce a Milano nel dicembre del 1949. Si laurea in scienze politiche nel 1974, allUniversità degli Studi del capoluogo lombardo, con una tesi in Storia Moderna dal titolo Premesse e lineamenti storici dei moti popolari antifrancesi in Lombardia alla fine del secolo XVIII, relatore il professor Gianluigi Barni, della quale Le insorgenze contro-rivoluzionarie in Lombardia nel primo anno della dominazione napoleonica. 1796 costituisce profonda rielaborazione e ampia integrazione. Attivo professionalmente in campo informatico, coltiva studi storici, con particolare attenzione al fenomeno dellInsorgenza, italiana e non, dei quali sono testimonianza saggi comparsi in opere collettanee o in collaborazione. È direttore dellISIN, lIstituto per la Storia delle Insorgenze. Suoi scritti compaiono in Cristianità, organo ufficiale di Alleanza Cattolica, lassociazione nelle cui file milita dal 1972, e sul Secolo dItalia. Quotidiano di Alleanza Nazionale. Lo studio di Oscar Sanguinetti, aperto da una prefazione di Marco Tangheroni, docente allUniversità di Pisa (pp. 5-10), e da una premessa dello stesso autore (pp. 11-18), è sostanzialmente articolato in tre parti. La prima di esse tratta della presenza francese in Lombardia e del legame dellesercito napoleonico con i giacobini locali, ed è costituita dai capitoli da I a III: Le armate francesi in Lombardia (pp. 19-50), Aspetti del primo regime di occupazione (pp. 51-61) e I giacobini lombardi dopo linvasione. Nella seconda parte lautore affronta il fenomeno dellInsorgenza vera e propria, a Milano, a Como, a Varese e soprattutto a Pavia e nel suo contado, da dove andrà in seguito a estendersi al Lodigiano, e della conseguente repressione da parte dellesercito di Napoleone Bonaparte: ne trattano i capitoli da IV a VI, rispettivamente intitolati Sintomi di rivolta (pp. 79-93), Linsorgenza (pp. 95-126) e La repressione (pp. 127-165). Infine, in una terza parte, costituita dal capitolo VII, vengono narrati gli avvenimenti verificatisi sempre nel 1796 in una cittadina sulle rive del Po fra Parma e Mantova: La rivolta di Casalmaggiore dal 2 al 4 agosto (pp. 167-187). Nellultimo capitolo, lVIII Cenni valutativi e conclusione (pp. 189-195) , Oscar Sanguinetti offre al lettore un sintetico bilancio dellInsorgenza lombarda. Chiudono il volume una bibliografia (pp. 197-214) meglio, una ricerca bibliografica senza precedenti quanto a ricchezza e ad accuratezza, senzaltro uno dei principali pregi dellopera e una base indispensabile per ulteriori approfondimenti e una nota bio-bibliografica dellautore (p. 215). Il lavoro di Oscar Sanguinetti riesce a inquadrare il fenomeno dellInsorgenza nel contesto del tempo, dedicando ampio spazio e fornendo numerose informazioni, per esempio, sui dati reali della spoliazione effettuata dallesercito di Napoleone a danno dei fondi comunali, degli enti religiosi, dei tesori artistici, addirittura del Monte di Pietà, oltre che dellimposizione di contribuzioni di guerra tanto sproporzionate, che il commissario francese Antoine-Christophe Saliceti, in una lettera al Direttorio del 23 maggio, si vanterà di aver spedito a Parigi ben trentacinque milioni e mezzo di lire milanesi, dopo soli tre mesi di guerra, gran parte delle quali prelevate in Lombardia nella prima settimana di occupazione, dal 16 al 22 maggio. Ma, naturalmente, la parte maggiore dellopera è riservata alla narrazione delle insorgenze e, in particolare, di quella avvenuta a Pavia e nel suo contado. Questa infatti è lunica in Lombardia, unitamente a quella di Casalmaggiore, durante la quale si verificano episodi cruenti di qualche consistenza, che fra laltro provocarono la sanguinosa rappresaglia di Binasco, paese fra Milano e Pavia, fatto saccheggiare e poi incendiare da Napoleone come monito per tutte le popolazioni italiane, affinché non opponessero come i contadini che a Binasco, appunto, osarono sfidare in un conflitto a fuoco i soldati francesi diretti a Pavia per sedare la rivolta resistenza di sorta allinvasione del suo esercito. Il racconto, praticamente ora per ora, dellinsurrezione di Pavia di cui la vicenda relativa a Binasco è soltanto un episodio e della successiva repressione, svolto dallautore con dovizia di particolari, grazie anche alla consultazione di numerosi manoscritti inediti, permette a Oscar Sanguinetti di trarre alcune conclusioni estensibili almeno a tutti gli altri episodi di insorgenza verificatisi in Lombardia. Anzitutto, una prima conclusione è relativa allimportanza dellInsorgenza in Lombardia: essa non ha mai assunto il rilievo di altre successive insorgenze, come per esempio quella dei "Viva Maria!" che nel 1799-1800 da Arezzo si estenderà a tutta la Toscana, oppure quelle avvenute agli estremi opposti dItalia, in Calabria, dove l8 febbraio 1799 sbarcherà il card. Fabrizio Ruffo con soli sei compagni, accolto da trecento uomini dai quali nascerà lArmata della Santa Fede, che libererà tutta lItalia Meridionale in mano ai franco-giacobini, o quella tirolese condotta da Andreas Hofer, probabilmente il modello di tutti gli insorgenti. Tuttavia in Italia, se si considera la lotta dei "barbetti" i montanari liguri e piemontesi che dal 1792 al 1796 combatterono la Guerra delle Alpi contro lesercito francese a fianco dei soldati del Regno di Sardegna come una sorta di pre-insorgenza, lInsorgenza lombarda è stata la prima e per prima manifesterà la caratteristica comune a tutte quelle successive, di essere cioè reazione popolare spontanea, immediata, senza nessuna preparazione né speranza di riuscita, voluta dal "proletariato" dellepoca, dai più umili, e di presentarsi, ancora, senza capi, o addirittura fra lostilità o lindifferenza della gran parte dei nobili e del clero. LInsorgenza lombarda testimonia dunque il comune sentire di un popolo che si ribella, soltanto dieci giorni dopo linizio delloccupazione francese rivoluzionaria, perché si sente esageratamente torchiato dalle imposizioni fiscali e dalle "ruberie" degli occupanti e perché percepisce, con "una specie di presagio" (p. 190), lestraneità ideologica dei francesi come estranei, cioè isolati, erano i giacobini locali e non tanto perché stranieri, ma perché portatori di una visione del mondo ostile al "senso comune" delle popolazioni che, tutto sommato, ancora persisteva nella società pre-rivoluzionaria. Come Oscar Sanguinetti ricorda nel capitolo conclusivo, lInsorgenza lombarda è completamente priva di capi perché il "[...] patriziato lombardo, in realtà, salvo ben pochi elementi, non costituirà problema per le autorità occupanti, che potranno disporne come e quando vorranno" (p. 191) e il clero lombardo "[...] nella sua generalità, è assente o avverso" (p. 192) allInsorgenza, anche se le cronache narrano di alcuni frati e preti di campagna schierati accanto agli insorgenti in armi: "[...] mancano peraltro documenti sufficienti per tracciare la fisionomia e le motivazioni alla base della loro adesione ai moti, né peraltro si sa come evolverà il loro atteggiamento" (p. 192). Così, priva di classe dirigente, lInsorgenza lombarda sarà poco più di una fiammata, ma sufficientemente eloquente per manifestare come, agli inizi del processo risorgimentale, il popolo "[...] sente ben poco il bisogno di "risorgere", almeno nei termini ideologici e lesivi di un ordine tradizionale" (p. 194) propri della successiva Rivoluzione italiana. Marco Invernizzi |
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