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Magistero pontificio |
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Pio XII, Enciclica
Datis nuperrime. Condanna dei luttuosi avvenimenti in
Ungheria, del 5-11-1956, in Enchiridion delle
encicliche. 6. Pio XII (1939-1958), ed. bilingue a cura
di Erminio Lora e Rita Simionati, EDB, Bologna 1995, pp.
1126-1129. Titolo redazionale.
Dolore e condanna dei luttuosissimi avvenimenti dUngheria
Ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi e altri Ordinari che hanno pace e comunione con la Sede Apostolica: compianto e condanna dei luttuosissimi avvenimenti dUngheria Pio PP. XII
Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione, Con la recentissima lettera enciclica rivolta allepiscopato cattolico, avevamo espresso la speranza che anche per il nobilissimo popolo dellUngheria albeggiasse finalmente una nuova aurora di pace fondata sulla giustizia e sulla libertà, poiché sembrava che in quella nazione le cose prendessero uno sviluppo favorevole. Se non che le notizie che in un secondo tempo sono giunte hanno riempito lanimo Nostro di una penosissima amarezza; si è saputo cioè che per le città e i villaggi dellUngheria scorre di nuovo il sangue generoso dei cittadini che anelano dal profondo dellanimo alla giusta libertà; che le patrie istituzioni, non appena costituite, sono state rovesciate e distrutte, che i diritti umani sono stati violati e che al popolo sanguinante è stata imposta con armi straniere una nuova servitù. Orbene, come il sentimento del Nostro dovere Ci comanda, non possiamo fare a meno di protestare deplorando questi dolorosi fatti, che non solo provocano lamara tristezza e lindignazione del mondo cattolico, ma anche di tutti i popoli liberi. Coloro, sui quali ricade la responsabilità di questi luttuosi avvenimenti, dovrebbero finalmente considerare che la giusta libertà dei popoli non può essere soffocata nel sangue. Noi, che con animo paterno guardiamo a tutti i popoli, dobbiamo asserire solennemente che ogni violenza, ogni ingiusto spargimento di sangue, da qualunque parte vengano, sono sempre illeciti; e dobbiamo ancora esortare tutti i popoli e le classi sociali a quella pace che deve avere i suoi fondamenti nella giustizia e nella libertà e che trova nella carità il suo alimento vitale. Le parole che Dio rivolse a Caino: " La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra" (Gn 4, 10), hanno anche oggi il loro valore; e quindi il sangue del popolo ungherese grida al Signore, il quale, come giusto giudice, se punisce spesso i peccati dei privati soltanto dopo la morte, tuttavia colpisce talora i governanti e le nazioni stesse anche in questa vita, per le loro ingiustizie, come la storia cinsegna. Voglia il misericordioso Dio toccare il cuore dei responsabili, di maniera che finalmente lingiustizia abbia termine, ogni violenza si calmi e tutte le nazioni, pacificate fra loro, ritrovino in unatmosfera di serena tranquillità il retto ordine. Frattanto Noi innalziamo al Signore le Nostre suppliche affinché, specialmente coloro che hanno trovato la morte in questi dolorosi frangenti, possano godere leterna luce e la pace nel Cielo; e desideriamo pure che tutti i cristiani uniscano anche per questa ragione le loro suppliche alle Nostre. Mentre a tutti voi esprimiamo questi Nostri sentimenti, impartiamo di gran cuore a voi, venerabili fratelli, e ai vostri fedeli, e, in modo tutto particolare, al diletto popolo ungherese, lapostolica benedizione, che sia pegno delle celesti grazie e testimonianza della Nostra paterna benevolenza. Pio XII Roma, presso San Pietro, il 5 novembre, lanno 1956, XVIII del Nostro pontificato. |
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